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Olio d’oliva, produzione in aumento. Ma la ripresa è lontana

Dopo un 2018 in negativo, ci sono più olive e di qualità migliore. Ma, da Caccamo a Chiaramonte, per i frantoi la produzione è ancora insufficiente

In Sicilia la produzione annuale di olio d’oliva sarà in crescita di oltre un terzo, passando dalle 17 mila tonnellate del 2018 alle 24 mila per il 2019. Un incremento del 39 per cento, che emerge dall’indagine esclusiva eseguita dagli osservatori di mercato di Cia agricoltori italiani, Italia Olivicola e Aifo (Associazione italiana frantoiani oleari). I dati, però “vanno interpretati correttamente”, afferma Giosuè Catania, presidente della società cooperativa Apo di Catania e uno dei tecnici che ha effettuato la rilevazione.

Dati in crescita, ma solo se raffrontati al 2018

“Bisogna sempre ricordare due cose: si tratta di stime produttive da verificare al termine della campagna di raccolta coi dati definitivi. Ma soprattutto – prosegue Catania – veniamo da un 2018 pessimo, dove la produzione è stata scarsa (17 mila tonnellate a fronte delle 45 mila del 2017), e con qualità decisamente bassa. Penso comunque che potremmo chiudere l’anno anche a 27 mila tonnellate”. La qualità della raccolta 2019 sarà inoltre “ottima”, perché “per via delle temperature ancora alte siamo finora riusciti a evitare che le mosche rovinassero le olive, cosa accaduta lo scorso anno. E i frantoi in molte zone, come nel ragusano, hanno aperto da più di una settimana”.

Scirocco, nemico delle colture da Caccamo a Catania

Se le stime sono positive, è pur vero che la regione è ancora lontana dal superare un periodo estremamente negativo, come conferma Giuseppe Zoida, della cooperativa Olivicola Sicilia 205 di Caccamo. “Ci sono zone dove le mosche hanno cominciato a infestare gli alberi. Per questo c’è stata una raccolta anticipata per la molitura. Nemmeno in provincia di Trapani o a Sciacca c’è una grande quantità di olive: qui i frantoi stanno registrando una resa di appena l’8 per cento. Senza contare che veniamo da un’annata dove non c’è stata abbastanza raccolta perfino per il fabbisogno familiare. E anche quest’anno, lo scirocco ha contribuito al carico o scarico degli alberi”. La situazione non sembra cambiare in Sicilia orientale. “A Catania, Siracusa e Ragusa nel 2018 l’attacco degli insetti ha determinato una perdita di oltre il 70 per cento del prodotto”, afferma Salvatore Samperi, presidente dell’associazione Frantoiani oleari di Sicilia (Afo). “Quest’anno – prosegue – non è andata molto meglio, almeno nelle zone costiere dove lo scirocco ha colpito, soprattutto nella Piana di Catania. La produzione collinare invece è andate bene, con aumenti anche del 90 per cento. Purtroppo però parliamo ancora di stime e già in questi giorni siamo soggetti agli attacchi delle mosche”.

Dall’Etna a Chiaramonte i frantoi chiudono

La situazione è definita “critica” invece da Paolo Gatto, del frantoio Gatto di Chiaramonte. “Nel chiaramontano – spiega – la produzione è il 20 per cento dello scorso anno: coi repentini passaggi dal freddo al caldo, il periodo della fioritura è stato difficile. Molti frantoi non hanno perciò nemmeno aperto: c’è stata poca produzione anche nella zona di Buccheri e di Ramacca, mentre a Grammichele praticamente siamo a zero”. Il discorso però cambia se parliamo di qualità. “Sarà eccellente”, dice Gatto. Ne sono convinti anche all’oleificio Santisi di Maletto: “Anche qui, alle pendici dell’Etna, la produzione è stata scarsa, ma la qualità è migliorata. Ultimamente però molti frantoi stanno chiudendo e ci sono pochi giovani che si interessano al settore”, aggiungono.

Catania: “Serve un piano olivicolo nazionale”

“La situazione è articolata e varia di zona in zona”, dice subito Giosuè Catania. “Ci sono produttori con pochissime olive, altri con piante cariche e scariche perfino nello stesso terreno. Dobbiamo imparare a convivere con le nuove condizioni climatiche: temporali alternati a caldo eccessivo sono ormai la normalità. Bisogna capire che non possiamo puntare più sulla quantità ma sulla qualità”. La Sicilia si confermerà comunque il terzo produttore italiano, dietro Puglia (200 mila tonnellate e una crescita del 175 per cento) e Calabria, che toccherà quota 35 mila con un più 116 per cento. La produzione a livello nazionale, sempre nelle previsioni, si attesterà sopra le 330 mila tonnellate, con una crescita complessiva dell’89 per cento. “Un dato che comunque non arriva a coprire il fabbisogno generale”, prosegue Catania. “Dovremmo produrre almeno 400 mila litri di olio in più per essere autosufficienti. Non possiamo competere con le produzione intensive, soprattutto della Spagna ma anche della Tunisia e del Maghreb in generale, che producono un olio dalle caratteristiche organolettiche inferiore”. Per Catania dunque “ci vorrebbe un piano olivicolo nazionale che rilanci le nostre specificità. Non a caso in Spagna ci sono solo sei o sette varietà di olive da olio, mentre in Italia siamo arrivati a trecento cultivar”, conclude il presidente di Apo.

Un 2018 catastrofico. Va meglio solo al Sud

Come già detto, il risultato arriva dopo una annata, quella del 2018, particolarmente difficile. In Puglia, ad esempio, a causa della moria di ulivi dovuta alla Xylella, la produzione dello scorso anno si era fermata a quota 72 mila tonnellate. Il dato delle regioni meridionali è ancor più interessante, considerando la flessione di regioni come la Toscana, che lo scorso anno conquistava il secondo posto nazionale e superava di 20 mila tonnellate la Sicilia. In chiaroscuro è il bilancio delle regioni centrali: ad Abruzzo (+52 per cento) e Marche (+63 per cento ) si contrappongono i dati negativi di Lazio (-19 per cento), Umbria (-28 per cento) ed Emilia-Romagna (-50 per cento ). Maglia nera, poi, per tutte le regioni del Nord, che registreranno un calo evidente: picco minimo in Liguria (-43 per cento ), picco massimo in Lombardia e Veneto (-65 per cento).

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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