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Palermo perde il 70 per cento dei turisti: danno da 65 milioni

La stima è dell'ufficio statistica del Comune. Ma è la stessa amministrazione a dire che, quasi certamente, il conto sarà molto più salato. Orlando: "Misure del governo inadeguate"

Su dieci turisti attesi a Palermo nel 2020, sette non arriveranno in città a causa del coronavirus. Il danno per alberghi e altre strutture ricettive sarà di almeno 65 milioni. “Almeno”, perché quella dell’ufficio statistica del Comune è una stima definita “prudenziale”. Anzi, di più: viste le premesse da cui parte, sembra parecchio ottimistica.

Turismo, un anno bruciato

Alcune perdite sono date per certe: il blocco iniziato a marzo e che proseguirà fino a maggio produrrebbe un danno di 32,5 milioni. Senza emergenza Covid, Palermo – scrive l’ufficio statistica – avrebbe potuto accogliere 188 mila turisti (89 mila dall’Italia e 99 mila dall’estero), per 388 mila pernottamenti. Tutto azzerato, visti i divieti di muoversi se non per lavoro o necessità. Significa aver già bruciato il 28 per cento degli arrivi annuali. Il resto del danno è costituito dai turisti che si dovrebbero perdere tra giugno e settembre, cioè in alta stagione: il capoluogo regionale dovrebbe rinunciare a 285 mila arrivi (121 mila italiani 164 mila dall’estero) e 634 mila pernottamenti. Andrebbe così a carte quarantotto il 42 per cento degli arrivi annuali. Adesso basta fare due conti: il salasso del periodo marzo-settembre proverà Palermo del 70 per cento dei turisti attesi nel 2020. Tradotto: 446 mila arrivi e oltre un milione di pernottamenti in fumo.

Orlando: “Governo inadeguato”

“Anche ipotizzando una ripresa del turismo locale e nazionale – dice il sindaco Leoluca Orlando – è praticamente certo che almeno 65 milioni di fatturato siano già andati in fumo per quest’anno”. Un problema non solo per le imprese e i lavoratori ma anche per i conti della città. “Vuol dire almeno 20 milioni di ricaduta economica persa in termini di retribuzioni ed utili d’impresa”. “Una catastrofe”, secondo Orlando, che “richiede una risposta straordinaria che mi sembra non ci sia in questo momento da parte del Governo nazionale”. Orlando definisce infatti “inadeguata” quella di Palazzo Chigi. Quanto ai provvedimenti regionali, ci sono “gravissimi ritardi nell’avvio della Cassa integrazione”. Ma resta un’apertura di credito: la risposta “potrà essere valutata solo dopo che si conosceranno nel dettaglio il reale impatto e la reale applicabilità delle norme contenute nella Finanziaria di cui attendiamo il testo definitivo”.

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Male, ma sarà peggio

Lo scenario è tragico ma sembra persino troppo roseo. La quantificazione del danno è infatti una proiezione delle presenze perse basata sui flussi turistici del 2018. La cifra stimata tra marzo e maggio scatta una fotografia dell’esistente: visto che è tutto fermo, il turismo è azzerato. Nei mesi estivi, invece, l’ufficio statistica assume che ci sarà una perdita secca dei turisti stranieri, ma ipotizza anche che “non ci siano cali nel turismo locale/nazionale”. Visione quantomeno ottimistica, come ammette lo stesso Comune: “Quasi certamente” la situazione sarà “ben più grave”. Il conto da 65 milioni sul fatturato del settore alberghiero e ricettivo di Palermo è quindi “destinato a crescere via via che saranno chiare le dimensioni del ‘disastro’ determinato dal Covid-19”.

Leggi anche – Covid-19, consumi a picco. A Catania il peggiore dato della Sicilia

La ristorazione immobile

Legato al settore turistico è anche un’altra analisi dell’ufficio statistica. Questa volta, i dati sottolineano cosa voglia dire fermare un intero settore, quello della ristorazione. Nel 2017 (l’ultimo anno disponibile nell’archivio Istat), le imprese del comparto attive in città erano 2081 e impiegavano oltre 8 mila addetti. Sono rimaste ferme quasi tutte. Le sole attive (fatta eccezione per le consegne a domicilio e, adesso, per l’asporto) sono state quelle di “fornitura di pasti preparati (catering) e altri servizi di ristorazione”. In tutto 51. Come sottolinea l’ufficio statistica, però, questo gruppo indica due classi: il catering per eventi (che è stato sospeso) e le mense (che invece sono state consentite). Il Comune non offre dati più precisi, ma è chiaro che le imprese rimaste attive sono state in realtà molte meno di 51. Su oltre 2 mila. Anche in questo caso, la stima pare persino ottimistica. Secondo dati più recenti, di Confcommercio, negli ultimi anni la ristorazione ha conquistato Palermo e nel 2019 (cioè due anni dopo il rilievo Istat preso come riferimento dal Comune) bar e ristoranti erano 2251. Senza contare gli altri servizi di ristorazione. Pare quindi scontato che gli addetti toccati dal lockdown siano ben più di 8 mila. Le stime di Palermo sono quindi pessime, ma la realtà sembra esserlo ancor di più.

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Paolo Fiore
Paolo Fiore
Leverano, 1985. Leccese in trasferta, senza perdere l'accento: Bologna, Roma, New York, Milano. Ho scritto o scrivo di economia e innovazione per Agi, Skytg24.it, l'Espresso, Startupitalia, Affaritaliani e MilanoFinanza. Aspirante cuoco, sommelier, ciclista, lavoratore vista mare. Redattore itinerante per FocuSicilia.

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