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Indennità da 600 euro sospese. Ci rimettono anche i medici

Un ritocco del Cura Italia ha costretto le casse private a fermare i bonifici. I professionisti che versano anche all'Inps saranno esclusi. Per gli altri sarà necessaria una nuova richiesta

A furia di mettere toppe, prima o poi ci scappa il buco. È quello che è successo con il decreto liquidità, ultimo dei provvedimenti approvati dal governo per l’emergenza coronavirus. In poche righe, spiazza le casse dei professionisti non Inps. Permette infatti l’erogazione dell’indennità da 600 euro per autonomi e partite Iva solo agli “iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria non titolari di trattamento pensionistico e iscritti in via esclusiva”. Tradotto: chi continua a lavorare percependo una pensione non può avere il bonus. E non può riceverlo neppure chi versa sia alla propria cassa previdenziale che all’Inps (cioè chi, ad esempio, ha un contratto da dipendente e una partita Iva). Una condizione tutt’altro che rara. I problemi sono due. Primo: ci saranno professionisti in difficoltà che, pur rientrando nei limiti di reddito, non riceveranno l’indennità per una questione burocratica. Secondo: quanto specificato dal decreto liquidità non era previsto nel Cura Italia. Le casse private di giornalisti, medici o avvocati avevano quindi già iniziato a raccogliere le richieste e, in alcuni (pochi) casi, a erogarle. Cosa succederà adesso? Una parte dei professionisti che fino a ieri pensava di ottenere l’indennità non avrà nulla. Un’altra parte dovrà, con tutta probabilità, integrare la propria richiesta. Nel frattempo, però, i 600 euro saranno congelati.

Fermate quel bonifico

Per chi non verrà escluso, il rischio di far scadere i termini – fissati al 30 aprile – non c’è. Ma a molti professionisti i 600 euro servono il prima possibile. Ecco perché, nel tentativo di velocizzare le procedure, le casse si stanno orientando verso l’autocertificazione. I professionisti dovranno aggiornare la richiesta confermando di non versare nulla all’Inps o di non ricevere pensioni. È un modo per rendere la verifica più rapida, ma anche per tutelare gli enti stessi. Come afferma Alberto Oliveti, presidente dell’Adepp (l’associazione che rappresenta le casse private), ci sarebbe il rischio “di ritrovarci, magari tra due anni, a dover giustificare il nostro operato alla Corte dei conti o alla magistratura per danno erariale”. Ad ogni modo, visti i numeri in ballo, rielaborare le domande già pervenute o bloccare i pagamenti non è una banalità. Secondo l’Adepp , infatti, in pochi giorni sono state “oltre 420 mila” le richieste di indennità. Tra i salvati dal pastrocchio normativo ci sono gli ingegneri e gli architetti di Inarcassa (quasi 93 mila le richieste), perché lo statuto dell’ente vieta l’iscrizione ad altra forma previdenziale. Diverso è il discorso per tutti gli altri. All’Inpgi (l’ente dei giornalisti) sono arrivate 200 mila domande in un’ora e alcuni bonifici sono già arrivati a destinazione. La Cassa forense aveva già predisposto il pagamento di 70 mila bonifici. Altri 25.262 mila sarebbero già dovuti partire verso gli iscritti all’Enpam (la cassa dei medici). Già, i medici. Anche loro, quelli lodati perché “in prima linea”, sono coinvolti.

Medici, bella ricompensa

“Grazie a questa norma – spiega in una nota Olivetti, che oltre a essere presidente dell’Adepp guida l’Enpam – dobbiamo dire ai nostri iscritti che tutti i pagamenti sono congelati e che nella migliore delle ipotesi li riceveranno dopo aver integrato la domanda con un’ulteriore autocertificazione”. Va ancora peggio a chi verrà tagliato fuori. I dipendenti ma anche gli specializzandi, perché versano all’Inps il corrispettivo delle loro borse di studio. Si tratta, sottolinea Olivetti di lavoratori, “magari part time, che in questo momento stanno rischiando la vita. Davvero un bel modo per ringraziare i medici e augurare loro buona Pasqua”. L’Enpam permette intanto già da ora di accedere all’area riservata per compilare una dichiarazione integrativa. La cassa dei medici, però, protesta anche per un altro motivo. L’ente ha infatti varato un piano di aiuti (da mille euro per tre mesi) destinato ai propri iscritti e spinto per un emendamento che permettesse di detassarlo. La proposta è stata bocciata. “Per come stanno attualmente le cose, e sempre che ci concederanno di erogarli, i medici e i dentisti dovranno pagare le imposte su questi mille euro, anche se derivano da un patrimonio già tassato. Una sorta di anatocismo di Stato. Di certo un’ingiustizia, che speriamo venga corretta”.

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Il dubbio pensioni

C’è poi un altro punto interrogativo. L’articolo 34 stabilisce che possono accedere al beneficio i “non titolari di trattamento pensionistico”. Stando al testo, pare che l’esclusione ricada su tutti i pensionati, sia che si tratta di pensione diretta (quella di anzianità) sia indiretta (come ad esempio quella di reversibilità). E se un iscritto ha un’invalidità? Anche quella è una pensione. La Federazione per il superamento dell’handicap (Fish) aveva chiesto un chiarimento all’Inps. L’ente aveva risposto “escludono qualsiasi ipotesi di incompatibilità con le prestazioni assistenziali riconosciute a disabili civili, ciechi civili e sordi”. Sembra quindi salvo chi percepisca una pensione di invalidità. Servirà tuttavia un chiarimento, perché la domanda della Fish e la risposta dell’Inps si riferivano a una circolare che dettagliava il Cura Italia e non il decreto liquidità.

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Paolo Fiore
Paolo Fiore
Leverano, 1985. Leccese in trasferta, senza perdere l'accento: Bologna, Roma, New York, Milano. Ho scritto o scrivo di economia e innovazione per Agi, Skytg24.it, l'Espresso, Startupitalia, Affaritaliani e MilanoFinanza. Aspirante cuoco, sommelier, ciclista, lavoratore vista mare. Redattore itinerante per FocuSicilia.

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