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Pensioni, Ocse: tagli per ridurre il debito. Ma sono a rischio di incostituzionalità

Tra il 2023 e il 2040, secondo le stime dell'Ocse, la spesa pubblica per le pensioni dovrebbe aumentare di circa il 4,5 per cento del Pil. Un problema per le finanze pubbliche, considerando la frenata della crescita economica. L'organizzazione propone dei tagli

L’Italia “ha superato bene le crisi recenti”, ma la crescita sta rallentando e quindi “occorre consolidare le finanze pubbliche”. Anche a costo di “operare scelte complicate” come il taglio delle pensioni, per cui l’Italia spende molto, anche se ciò potrebbe “porre problemi di natura costituzionale“. Insomma, servono soldi. Se non si tagliano le pensioni occorre farlo da qualche altra parte, e di solito si colpiscono i servizi come sanità o istruzione. Lo scrive l’Ocse, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, nell’ultimo report sul Belpaese. I costi delle pensioni sono in crescita. “Tra il 2023 e il 2040, la spesa pubblica per i costi connessi all’invecchiamento della popolazione dovrebbe aumentare di circa il 4,5 per cento del Pil”. Così facendo “il rapporto debito pubblico/Pil andrà a crescere”, mentre per mettere in sicurezza i conti “è necessario risparmiare”. Partendo proprio dalle pensioni, soprattutto quelle più elevate calcolate con il vecchio sistema retributivo. L’Ocse suggerisce di “mantenere nel breve termine la parziale deindicizzazione (cioè non modificarle apllicando la rivalutazione al costo della vita, ndr) per poi sostituirla nel medio termine con un’imposta”. Un “contributo di solidarietà”, da applicare “finché il reddito relativo dei pensionati sarà allineato alla media dell’Ocse”.

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Pensioni, tagli per quelle retributive

Al momento, infatti, la quota di spesa pubblica dedicata alle pensioni “risulta tra le più elevate dell’Ocse, pari al 16,5 per cento del Pil”. Secondo i tecnici ciò dipende soprattutto dal vecchio regime retributivo in vigore prima della riforma del 1995, “relativamente generoso” in quanto consente ai beneficiari “di avere un reddito medio superiore del tre per cento rispetto a quello della popolazione“. Il nuovo sistema contributivo “costituisce un miglioramento sostanziale”, ma i tecnici fanno notare che il vecchio regime retributivo “sarà completamente eliminato soltanto intorno al 2040“. Da qui la necessità di intervenire con i tagli alle pensioni di cui sopra, anche se come detto questi ultimi potrebbero essere incostituzionali, “in quanto pregiudicherebbero i diritti acquisiti di alcuni pensionati“. Per Ocse, tuttavia, non ci sarebbero altre opzioni. Se le pensioni non verranno toccate, infatti, “i tagli necessari in altri settori – sanità, istruzione e altre voci di spesa sociale – potrebbero essere di grande impatto”. Da qui la necessità di intervenire sul comparto previdenziale.

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“Venti contrari” alla crescita economica

Il problema a monte è la quasi stagnazione dell’economia italiana. Secondo le stime, i prossimi anni vedranno “una crescita economica contenuta”. Il Pil dovrebbe salire dello 0,7 per cento nel 2024, in linea con l’anno precedente, mentre nel 2025 dovrebbe salire all’1,2 per cento. La poca crescita è dovuta a “diversi venti contrari”. Da una parte la crisi energetica e l’inflazione, che hanno “innescato un rallentamento dell’attività” e allo stesso tempo “eroso i redditi reali delle famiglie”. Dall’altra l’inasprimento della politica monetaria della zona euro, che “ha condotto a un rapido aumento dei costi di finanziamento per le famiglie, le imprese e le amministrazioni pubbliche”. Una nota positiva è rappresentata dal settore bancario, “ben capitalizzato e meglio preparato a resistere agli shock rispetto al passato”. Il rovescio della medaglia è che le stesse banche “detengono ingenti titoli del debito sovrano, che richiedono un monitoraggio costante delle pressioni che potrebbero derivare dall’incremento dei tassi di interesse o dal rallentamento della crescita“.

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Pnrr, fisco, bilancio: il giudizio dell’Ocse

I tecnici dell’Ocse fanno anche un quadro delle misure messe in campo dal governo Meloni. La revisione del Pnrr, per esempio, “potrebbe stimolare gli investimenti“, anche grazie alla nuova impostazione che prevede “progetti di grandi dimensioni gestiti a livello centrale”. Quanto alla revisione della spesa, che prevede risparmi di bilancio annuali pari a circa lo 0,2 per cento del Pil, “dovrà divenire più ambiziosa”, mentre la politica fiscale “dovrebbe contribuire a far fronte alle pressioni di bilancio“. I tecnici suggeriscono degli obiettivi, non sempre in linea con quelli formulati dal Governo. “Occorre proseguire con gli sforzi volti a contrastare l’evasione fiscale, anche continuando a promuovere i pagamenti digitali e invertendo l’aumento del massimale sulle transazioni in contanti“. Anche sui prelievi ai contribuenti si potrebbe fare di più. Secondo Ocse ci sarebbe “margine per ridurre l’erosione della base imponibile dell’imposta sul reddito, anche riducendo le spese fiscali e limitando la proliferazione di regimi speciali di imposte forfettarie”.

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Assegno di inclusione, allargare la platea

Anche sul welfare i tecnici propongono alcuni aggiustamenti. Il vecchio Reddito di cittadinanza, ricordano, è stato sostituito da “un nuovo regime di assistenza sociale e da un programma di sostegno all’occupazione”. Secondo l’Ocse gli incentivi per il lavoro “potrebbero essere migliorati rendendo più graduale la revoca del sussidio in caso di assunzione”. Quanto all’Assegno di inclusione, sarebbe opportuno “l’ampliamento, a un tasso ridotto, della copertura alle persone con prospettive molto deboli sul mercato del lavoro”. Una redistribuzione che “garantirebbe che i limitati fondi disponibili siano mirati alle persone impiegabili, garantendo allo stesso tempo che i più vulnerabili rimangano coperti dalla rete di sicurezza sociale“. Non mancano alcune raccomandazioni generali, tra cui “aumentare gli investimenti e la produttività”, ma anche “eliminare le barriere normative alla concorrenza” e soprattutto migliorare “la partecipazione dei giovani e delle donne al mercato del lavoro“. La priorità, però, resta il taglio delle pensioni.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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