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Pesca, l’agonia delle marinerie. Tra sequestri e regole capestro

Meno pescato meno guadagno. Il settore è in crisi e, sullo sfondo, la competizione tra Bengasi e l'Italia per la pesca nel Mediterraneo. In particolare del gambero rosso

Oltre tre mesi di detenzione in un carcere di Bengasi. Oltre cento giorni di lontananza dai propri affetti e dal proprio Paese per aver cercato di fare il proprio lavoro. È la situazione paradossale vissuta dai diciotto pescatori di Mazara del Vallo fermati a inizio settembre dalla Guardia costiera libica, e liberati lo scorso 17 dicembre. L’accusa, per loro, era di aver violato le acque dello Stato nordafricano. Parliamo di pescatori esperti, partiti alla ricerca di gambero rosso. Sullo sfondo, la competizione tra Bengasi e l’Italia per la pesca nel Mediterraneo, e la querelle internazionale sulla territorialità delle acque.

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Un tesoro con le antenne

Il gambero rosso sembra essere un tesoro ambito da molti. Basti pensare che sui banchi delle pescherie può superare i sessanta euro al chilogrammo. Secondo i dati del Piano di gestione nazionale della pesca, il suo valore nel 2015 ha superato i 32 milioni di euro, per oltre 1.300 tonnellate pescate. Di queste, secondo gli ultimi dati Istat disponibili, oltre il 60 per cento viene effettuata nel Mediterraneo dalle marinerie siciliane, in particolare da quella di Mazara. La Sicilia rappresenta il 25 per cento di tutta la pesca italiana, sebbene le marinerie siano in grande sofferenza. Lo dimostra la riduzione del numero delle imbarcazioni a Mazara del Vallo, passate negli ultimi anni “da duecento a ottanta navi”, come specificano da Fedagripesca.

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Il mare conteso

Le imbarcazioni mazaresi fermate a settembre stavano pescando il prezioso crostaceo a trentacinque chilometri dalle coste di Bengasi, nel Golfo della Sirte. Una zona particolarmente ricca di gambero la cui territorialità è contesa. Uno specchio d’acqua che la Libia nel 2005 dichiarò unilateralmente Zona economica esclusiva (Zee). Parliamo di sessantaquattro miglia oltre le dodici previste dai trattati internazionali, applicati dall’Italia e dai Paesi del sud Europa. Acque che Bengasi riesce a controllare, ironia della sorte, anche grazie alle motovedette fornite dal Governo italiano.

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La voce della categoria

“Oltre il danno la beffa, insomma”. A dirlo è Nino Accetta, presidente di Fedagripesca, la federazione di Confcooperative che associa oltre tremila realtà agricole, agroalimentari e della pesca. Quella delle acque territoriali libiche, secondo Accetta, è “una vecchia storia” che la politica nazionale ed europea “ha sempre sottovalutato”. Episodi come quello che ha coinvolto i pescatori mazaresi si sono verificati decine di volte, sin dai primi anni novanta. E la situazione non riguarda soltanto la Libia, precisa il presidente. L’Egitto rivendica circa cento miglia di acque territoriali, dunque “è evidente che i Paesi europei e soprattutto l’Italia siano gravemente penalizzati”.

I vincoli europei

Quello della sicurezza è solo l’ultimo problema con cui deve confrontarsi il settore della pesca. “Se oggi, da padre, dovessi consigliare a mio figlio di fare questo mestiere, sarei dubbioso”, dice Accetta, a sua volta pescatore e figlio di pescatori. A danneggiare il comparto sono anche i vincoli imposti dalla Comunità europea per la salvaguardia della materia prima. Vincoli che i paesi extraeuropei non hanno affatto. Parliamo soprattutto del divieto di pesca in determinati periodi dell’anno al fine di consentire la ripopolazione delle specie del Mediterraneo. Per il numero uno di Fedagripesca la salvaguardia della risorsa “è il primo tassello, al quale non si può e non si deve rinunciare”, tenendo però conto “della necessità delle imprese, che vanno salvaguardate anch’esse”.

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Inquinamento, traffico e clima

Secondo Accetta non è la pesca a influire sull’impoverimento del mare. Andrebbero valutati il cambiamento climatico, il traffico marittimo, l’inquinamento. Sempre più presenti infatti specie “aliene”, ovvero non originarie del bacino del Mediterraneo, “conseguenza di un cambiamento della temperatura e della qualità delle acque”, oltre al fatto che “il Mediterraneo è il mare più trafficato del mondo”, ricorda il presidente di Fedagripesca.

Fermare l’Europa

Le cose rischiano di peggiorare nel 2021: la Commissione europea chiede una ulteriore stretta sui ritmi di pesca. A rischio, secondo le marinerie aderenti all’Alleanza delle cooperative, circa 14 mila giornate di lavoro. “Le nostre imprese non saranno più nelle condizioni di sostenere le proprie attività”, aggiunge Accetta, che con gli altri rappresentanti sindacali ha chiesto al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Teresa Bellanova, di bloccare ulteriori riduzioni in sede di Consiglio dei ministri europeo. Un passo fondamentale per tutelare un settore allo stremo. “Ottimo il risultato raggiunto di aver riportato a casa i nostri pescatore, ma altrettanto urgente contrastare regole che ci massacrano”, conclude il presidente di Fedagripesca.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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