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Piano del Lavoro, dibattito online di Cgil. Catalfo: “decreto nel pomeriggio”

In collegamento con il presidente della Regione Musumeci, il segretario nazionale Landini e la ministra al Lavoro Catalfo il sindacato siciliano ha chiesto "coesione e progettualità"

La Cgil ha presentato in videoconferenza il suo piano per il Lavoro in Sicilia. Un documento che mira a “superare le contrapposizioni istituzionali”, affrontando l’emergenza ma anche la programmazione dei prossimi anni. E per farlo, si deve partire dalla risorse disponibili: i fondi europei, 3 miliardi da riprogrammare. “Sarebbe un errore darli a pioggia senza un progetto, dobbiamo aggredire le criticità della Sicilia, dal Turismo ai trasporti alle politiche industriali”. A spiegarlo è Alfio Mannino, segretario generale della Cgil Sicilia. In diretta con la segreteria nazionale retta da Maurizio Landini, con i ministri al lavoro Nunzia Catalfo, con il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci, oltre che l’assessore all’Economia Gaetano Armao, al presidente di Anci Sicilia e sindaco di Palermo Leoluca Orlando ai rappresentanti di Cgil Cisl Uil e Cna e vari esponenti politici. Mannino chiarisce subito la portata del problema: “risorse subito, non possiamo aspettare cinque anni nelle politiche di rilancio in una Regione in cui è ancora presente l’economia mafiosa. E bisogna farlo con la cooperazione istituzionale”.

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Catalfo: “Nel Dpcm rinnovo ammortizzatori e bonus”

Nel corso della videoconferenza la ministra al Lavoro Nunzia Catalfo ha annunciato l’arrivo, nel pomeriggio, del nuovo decreto per l’emergenza economica, atteso ad aprile e ora ribattezzato “rilancio”. “A breve, nel pomeriggio approveremo il nuovo decreto. Conosco bene da siciliana le emergenze evidenziate da Cgil. Dai dati emerge come il Turismo e le Infrastrutture siano fondamentali, e nel piano d’emergenza del prossimo Dpcm che stiamo affrontando ci saranno delle misure”. Catalfo annuncia inoltre come nelle prossime ore arriveranno anche le linee guida per la sicurezza nei bar e nelle altre attività per la riapertura prevista giorno 18 maggio. Il nuovo decreto garantirà inoltre il rinnovo degli ammortizzatori sociali, così come continuerà lo stop ai licenziamenti. “Ci saranno anche indennizzi per lavoratori autonomi e partite iva, oltre a un fondo perduto per le imprese e un indennizzo per stagionali e intermittenti, come nel Turismo, che hanno interrotto involontariamente il lavoro”, anticipa la ministra. Novità anche per bonus baby sitter e congedi parentali: entrambe le misure saranno cumulative. “Chi non ha usufruito dei 15 giorni di congedo avrà tempo di usarne 30 giorni fino a settembre”. Idem per il bonus baby sitter, dove i 600 euro “possono diventare 1200, da utilizzare anche per le strutture estive per i bambini”. Catalfo definisce le misure anche una risposta al “problema della chiusura delle scuole, e una risposta alle donne che hanno già difficoltà nel lavoro, soprattutto in Sicilia”.

Armao: “Attendiamo il governo per il sì alla legge Stabilità”

Nell’attesa dell’inserimento in gazzetta ufficiale della legge di Stabilità approvata lo scorso 4 maggio dall’Assemblea regionale siciliana, l’assessore all’Economia e vicepresidente della regione Armao parla dell’esigenza di un “approccio strabico” nella situazione attuale. “Abbiamo iniziato la crisi con un calo del 13 per cento del pil, che potrebbe arrivare al 23. Questo ci impone di pensare ai problemi quotidiani. Ma non possiamo dimenticare la prospettiva”, spiega Armao. E sull’autonomia finanziaria della Regione afferma come sia “necessaria, perché nello scorso quinquennio abbiamo versato un concorso alla finanza pubblica per un miliardo e 350 milioni, non previsto dal nuovo quadro finanziario della Regione è stato approvato il 15 maggio 2018. Si deve definire questo accordo con il ministero dell’Economia, la Regione non può continuare a versare un concorso alla finanza pubblica così alto, perché non riesce a sostenere le sue funzioni”. Sul bilancio regionale recentemente approvato, chiuso a quota 22 miliardi, Armao ricorda come “la legge di Stabilità pesi solo per 1,5 miliardi”. La monovra si basa sul riutilizzo dei fondi del programma complementare Poc. “Non risorse su cui l’Unione europea ha già dato l’autorizzazione, quindi aspettiamo solo il governo”. Armao rivendica infine di aver varato con il proprio governo misure per l’emergenza. “Abbiamo già previsto accesso al credito e contributi a fondo perduto, unica soluzione per le aziende in sofferenza bancaria, in una Regione come la Sicilia dove il sommerso vale forse anche il 20 per cento”.

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Orlando: “Ripartiamo dai diritti”

Per il rappresentante dei comuni Orlando, il senso dell’incontro è sintetizzato da uno slogan: no virus e no annunci. Questo è stato il titolo della nostra assemblea di qualche giorno fa. Il clima è di collaborazione istituzionale, perché nessuno vuole il distanziamento sociale, ma dal diritto alla salute. Da questo si può ripartire per una stagione di diritti, come quelli che mancano ai lavoratori in nero, come i migranti che lavorano nei campi e nelle case. Noi non vorremmo uscire dall’emergenza dalla porta sbagliata, ma andare nella direzione del rispetto dei diritti di tutti”.

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Musumeci: “I siciliani non vogliono cambiare. Ma la politica deve”

Nel corso dell’assemblea interviene anche il presidente della Reigone Nello Musumeci. “In Sicilia c’è stato un familismo che ha portato ad assunzioni alla Regione e negli altri enti senza bisogno. E il Covid ha ulteriormente messo in pregiudizio la crisi strutturale. Serve una rivoluzione antropologica. I siciliani hanno paura del nuovo, e si affezionano al vecchio. Una constatazione amara contro la quale serve una politica che sia guida del cambiamento”, afferma. Secondo Musumeci nell’isola “in 70 anni l’impresa non è mai stata al centro della politica economica, ma sono convinto che se la mettiamo ora al centro dell’attenzione dell’intervento pubblico la sottrarremo al mercato nero. C’è una diffusa illegalità che credo si possa irregimentare verso la legalità”. Il presidente della Regione pone poi una prospettiva per un intervento concreto su “15 mila chilometri di strade provinciali, quelle dove si muove la stragrande maggioranza dei lavoratori, abbandonate perché le nove province sono state decapitate dalla legge Del Rio cinque anni fa. Una riforma irragionevole. Dal 1861 se ne occupavano le province, e la Regione non le ha tra le sue competenze. Abbiamo chiesto un commissario al governo nazionale non meno di un miliardo di euro”. Tra le proposte di prospettiva di Musumeci anche quella di un “grande hub portuale, noi in Sicilia guardiamo passare e salutiamo le grandi navi dirette a Gibilterra e poi a Rotterdam”. Per tutto questo, compreso “lo sblocco di 168 grandi opere pubbliche, sulle quali si deve utilizzare il metodo di Genova per il ponte Morandi”, serve però l’intervento dello Stato. “Non solo per le risorse economiche, ma per dirci cosa vuole fare su questi temi. Non ci scansiamo dalle nostre responsabilità, siamo al governo da due anni e mezzo, ma Regione siciliana era un nome solo sulla carta intestata quando ci siamo insediato. Ma cerchiamo di puntare sulle priorità, a un piano di ricostruzione economico e sociale e efficientamento burocratico”.

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Landini: “Momento della responsabilità collettiva”

In conclusione, l’intervento lungo e articolato del segretario nazionale della Cgil Maurizio Landini, che loda l’inizitiva della segreteria regionale. “Credo che l’opportunità di dialogo di oggi sia importante, ha un significato molto preciso anche per la franchezza: di fronte a questa emergenza bisogna sviluppare una capacità progettuale e di intervento che delinei quello che è il Paese che vogliamo”. Landini cita, come esempio da seguire, il piano per il Sud elaborato dal ministro Giuseppe Provenzano, anche lui siciliano, dove è inserita la cosiddetta “clausola del 34 per cento”, ovvero destinare le risorse statali in base alla popolazione, come proposto dai sindacati. “La clausola aumenta i soldi disposizione di almeno 4 o 5 miliardi, soldi che metteranno in grado di fare progetti e agire. Ma ci vorrebbe una agenzia nazionale per lo sviluppo. Lo Stato deve smettere di ragionare in termini di contributi a pioggia e defiscalizzazione. Non credo che lavoro e occupazione si creino pagando meno tasse, se non crei lavoro e attività non cresce un territorio. Oggi il problema è affrontare la qualità del lavoro e differenziare i comportamenti: i soldi devono essere dati alle imprese che non delocalizzano, che reinvestono”, ha spiegato Landini.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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