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Pnrr, a fine 2023 speso solo il 4,23% del budget. L’analisi della Corte dei Conti

Due anni di Pnrr hanno portato a oggi a pagamenti per 1.86 miliardi di euro. Secondo la Corte dei Conti rappresentino solo il 4,23 per cento delle risorse previste per l’intera durata del Piano. Ed è il maggior problema: quelli amministrativi sono stati in parte risolti con lo "stralcio" dei fondi per i Comuni e per i Beni confiscati. E in Sicilia i porti hanno finora ricevuto più fondi di tutti

Lo stato di attuazione al 2023 degli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e del Piano nazionale per gli investimenti complementari (Pnc) è in linea con gli obiettivi procedurali. Ma quel in cui pecca l’Italia nell’attuazione degli investimenti legati al programma Next Generation EU è la spesa dei fondi. A scriverlo è la Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei Conti (CdC). Secondo la CdC al 27 febbraio 2024, il costo complessivo dei progetti ammessi al finanziamento Pnrr (34.349,49 milioni di euro) è pari al 78,20 per cento dei fondi previsti (43.925,63 milioni), mentre i pagamenti (1.858,66 milioni) rappresentino il 14,02 per cento degli impegni assunti (13.255,68 milioni), nonché il 4,23 per cento delle risorse previste per l’intera durata del Piano. Un conto nel quale non sono inclusi però gli interventi “stralciati”, come quelli per i Comuni e i Beni Confiscati.

Organizzazione promossa, ma non la spesa

La CdC evidenzia quindi un buon livello di organizzazione relativamente a “provvedimenti amministrativi, alla pubblicazione degli avvisi, alla stipula delle convenzioni con i soggetti attuatori, all’emanazione dei decreti direttoriali e ai trasferimenti di somme a titolo di anticipazione”. Ma “lo scostamento rilevato tra spesa attesa e spesa sostenuta che, seppur attenuatosi, è destinato a determinare uno slittamento di quella effettiva negli ultimi anni di adozione del Piano”. Nella relazione prodotta dalla Corte dei Conti con Delibera n. 59/2024/G, al 31 dicembre 2023 la magistratura contabile sottolinea “l’importanza delle modifiche apportate dal Governo sulla struttura iniziale del Pnrr (ufficializzate dalla Commissione UE a dicembre 2023), allo scopo di superare le difficoltà legate alla realizzazione di alcune delle riforme o investimenti nella loro configurazione originaria”. All’atto pratico, questa operazione ha, come noto, stralciato circa 7 miliardi di euro dal Pnrr. E questo, evidenzia ancora la Corte, “comporterà certamente una revisione anche e soprattutto delle disponibilità e coperture finanziarie legate ai progetti in essere. Un problema che appare affrontato già con i provvedimenti legislativi in itinere, dei quali la magistratura contabile si riserva la valutazione”.

Beni confiscati, spesi 130 mila euro su 300 milioni

Nel dettaglio, la Corte dei Conti elenca gli interventi “stralciati”. In totale si tratta di tre misure denominate “Promozione impianti innovativi (incluso off-shore)”, “Interventi per la resilienza, la valorizzazione del territorio e l’efficienza energetica dei Comuni”, e “Valorizzazione dei beni confiscati alle mafie”. La dotazione finanziaria maggiore è quella per gli “Interventi per la resilienza, la valorizzazione del territorio e l’efficienza energetica dei Comuni”, che vale 6 miliardi complessivi, una scelta molto criticata anche dai sindaci. Secondo la CdC a fine 2023 la spesa dichiarata sostenuta per questi interventi destinati agli enti locali è stata di 2,6 miliardi (2.608.945.671,23 € per la precisione).
Per la “Promozione impianti innovativi (incluso off-shore)”, con budget di 675 milioni, la spesa dichiarata è ancora zero a fine 2023. Per la “Valorizzazione dei beni confiscati alle mafie”, interventi con budget complessivo previsto da 300 milioni di euro, la spesa certificata dai controlli della CdC è invece di appena 130 mila euro.

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Gli “investimenti complementari” del Pnc in Sicilia

La relazione della CdC dedica infine ampio spazio ai fondi stanziati con il Piano nazionale per gli investimenti complementari (Pnc), molti dei quali suddivisi a Regioni ed enti locali. Per la Sicilia l’investimento “Rinnovo flotte di bus, treni e navi – Bus” ha visto nel biennio 2022-2023 per la Sicilia un totale di 11,3 milioni di euro, su un totale complessivo di erogazioni per 120 milioni. Per l’intervento “Sicuro, verde e sociale: riqualificazione dell’edilizia residenziale pubblica” la Sicilia ha visto invece oltre 70 milioni di euro, al fronte di un impegno sul Pnc totale di 608 milioni. L’intervento “Verso un nuovo ospedale sicuro e sostenibile ha invece assegnato alla Sanità siciliana 13,98 milioni di euro, su un budget totale al 2023 di 39,54 milioni.
Chiude il lungo elenco l’intervento “Sviluppo dell’accessibilità marittima e della resilienza delle infrastrutture portuali ai cambiamenti climatici”, direttamente assegnato alle Autorità portuali con un budget complessivo di un miliardo e 15 milioni di euro. Su questi, 99,23 milioni sono stati erogati tra il 2022 e il 2023 all’Autorità della Sicilia occidentale, mentre 48,57 milioni all’Autorità del Sistema Portuale della Sicilia Orientale.

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Per la Corte dei Conti troppa “fragilità amministrativa”

Secondo la Corte dei Conti “l’importante percorso di monitoraggio sull’attuazione del Pnrr avviato dall’esecutivo a gennaio 2023 si incentra su una significativa ricerca di semplificazione dei procedimenti orientata anche a garantire la maggior coerenza possibile agli interventi di coesione territoriale che coinvolgono, in particolare, le comunità minori, caratterizzate da una maggiore fragilità amministrativa e organizzativa. Ed è proprio la capacità amministrativa – conclude la Corte – a evidenziarsi come elemento critico del Piano e della sua esecuzione, nell’ottica ulteriore di preservare la qualità degli interventi”.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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