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Pnrr, a Catania “progetti vecchi e senza strategia”. L’allarme delle associazioni

La città si prepara a gestire centinaia di milioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Per le realtà civiche e del terzo settore le opere proposte dall'Amministrazione sarebbero "improvvisate e senza progettualità", in particolare su infrastrutture e urbanistica

Catania si prepara a gestire centinaia di milioni di euro del Pnrr, ma le opere presentate sono una lista della spesa “improvvisata e senza progettualità, priva di visione strategica, senza alcuna riflessione seria”. È il duro giudizio delle associazioni del “Coordinamento iniziative e monitoraggio Pnrr” sui progetti presentati dall’Amministrazione etnea per il Piano nazionale di ripresa e resilienza. A far parte del coordinamento – che nei giorni scorsi ha tenuto la sua prima riunione – Argo Catania, Cgil Catania, Città insieme, Comitato antico corso, Gruppo urbanisti, Lipu, Memoria e futuro, Osservatorio per le politiche urbane, Rete Piattaforma per Librino, Sunia, Trame di quartiere, Udi Catania. “In questo momento storico la logica di sviluppo della città dovrebbe essere sostituita da una logica di cura della città”, ha detto l’urbanista Maurizio Palermo, tra gli autori del documento preparato dal Coordinamento, contenente critiche e soprattutto proposte per l’amministrazione comunale. Per Palermo, il tema del Pnrr “non si può affrontare senza il contributo del terzo settore”, senza correre il rischio “di agire in maniera casuale e improvvisata”.

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L’esempio della Metropolitana

Palermo fa l’esempio della Metropolitana di Catania, il cui tratto Misterbianco-Paternò è stato inserito nel Pnrr ricevendo un finanziamento di 317 milioni di euro, su un totale di 432 necessari per completare l’infrastruttura. Una notizia che ha avuto un grande impatto mediatico, ma che per l’urbanista cela un non detto. “Il cantiere è stato inserito nel Piano dicendo che la Metro avrebbe diminuito il numero di auto circolanti a Catania”, ricorda Palermo. Le cifre del documento raccontano una storia diversa. Secondo le stime, infatti, su centomila auto circolanti ogni giorno a Catania soltanto il dieci per cento viene dall’asse ovest, quindi da Misterbianco-Paternò, contro un 55 per cento che “scende” in città da Nord, ovvero dai pesi dell’hinterland. Cifre alla mano, quindi, l’investimento sulla metropolitana per intervenire sulla mobilità sostenibile appare sproporzionato. “Meglio sarebbe stato finanziare dei progetti per la ‘metropolitana di superficie’, di cui si discute sin dal 2015, ma che non è stata presa in considerazione”, dice Palermo.

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Nessun progetto sull’emergenza idrica

Il documento dedica ampio spazio anche al tema della dispersione idrica – che vede Catania “in testa” alle classifiche, con quasi il 50 per cento dell’acqua che si perde durante l’utilizzo, con evidenti disagi per i cittadini – al tema della rete fognaria incompleta e del pericolo che essa rappresenta soprattutto in caso di forti precipitazioni. Da questo punto di vista, precisa Palermo, “anche il Canale di gronda non sarebbe risolutivo”, in quanto il problema è dato soprattutto “dalla cementificazione e dalla impermeabilizzazione del territorio negli ultimi anni”. A questo proposito, l’urbanista ricorda che il regolamento edilizio urbano del 2014 contiene indicazioni precise in tema idrica, e che la materia è regolata anche dal Piano gestione rischio alluvioni della Regione siciliana, redatto dopo la “direttiva alluvioni” dell’Unione europea del 2007. Malgrado ciò, nessun intervento sul tema è stato richiesto dalla Città di Catania per il Pnrr. Per Palermo, un’altra dimostrazione dell’improvvisazione delle amministrazioni locali di ogni colore.

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Dal rischio sismico all’educazione

Il report preparato dal coordinamento tocca numerosi altri temi. Palermo ne snocciola alcuni, a partire dal mancato adeguamento antisismico di molte scuole ed edifici pubblici, “compresa la sede della Protezione civile, che pure ha il compito di coordinare le emergenze”. C’è poi la questione educativa, che vede Catania ancora parecchio indietro, con gli asili comunali “che riescono ad accogliere solo il dieci per cento dei bambini tra zero e tre anni”, contro un target europeo fissato al 33 per cento. E ancora, il tema della dispersione scolastica, “con circa 18 mila ragazzi che non vanno a scuola”. Per rimediare, le associazioni propongono di potenziare i centri per minori e le comunità educanti. In generale, conclude Palermo, i progetti da realizzare attraverso il Piano nazionale di ripresa devono essere concepiti “guardando agli interventi in una logica sistemica, senza inseguire le occasioni di finanziamento presentando soltanto i quelli pronti”.

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Le proposte di Sunia per il Pnrr

Per quanto riguarda le politiche abitative, “le risorse stanziate dal Pnrr non sono moltissime”, dice Giusi Milazzo, segretaria nazionale di Sunia, il sindacato degli inquilini. Circa tre miliardi di euro del piano sono stati stanziati per rifinanziare il Pinqua, Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare. Il 40 per cento di queste risorse dovrebbe andare al Mezzogiorno, anche per interventi di edilizia residenziale pubblica. L’aspetto del Pnrr che interessa maggiormente il Sunia, però, è quello della “rigenerazione urbana”. Lo strumento per realizzarla, sottolinea Milazzo, potrebbe essere proprio “un’edilizia pubblica diffusa”, che venga incontro al disagio abitativo “e al contempo favorisca il ripopolamento dei quartieri”. “Basta edifici inabitabili e palazzoni invivibili nelle periferie. C’è bisogno di sevizi, non di nuovi palazzi”, prosegue la segretaria del sindacato. “Oggi si fa un gran parlare di rigenerazione urbana, l’edilizia sociale sarebbe un’occasione per risolvere il problema abitativo e al contempo riqualificare zone della città che rischiano di rimanere deserte”.

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Tempo fino a marzo per recuperare

Anche per Milazzo, gli interventi messi nero su bianco dall’amministrazione rischiano di essere insufficienti. “Catania riceverà più di 180 milioni per i Piani urbani integrati, su 500 milioni destinati alle Città metropolitane dell’isola. Questi piani non contengono interventi specifici per l’abitare, ma puntano al recupero delle aree degradate, tanto in centro quanto in periferia, con interventi coordinati in tema di scuola, sanità, verde pubblico”. Peccato che alcuni fondi siano a rischio, visto che il Comune ha presentato “progetti inaccettabili”, tra i quali “due nuove torri a Librino, per un costo di 15 milioni di euro”. Una proposta che Sunia boccia nettamente. Stando alle informazioni in possesso del sindacato, i piani potrebbero ancora essere cambiati, “ma serve la volontà politica per farlo”. Il Comune di Catania ha tempo fino ai primi di marzo per presentare i progetti definitivi. “Questa è un’occasione che non possiamo di perdere”, conclude Milazzo.

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Le idee di Piattaforma per Librino

Tra gli animatori del Coordinamento anche la Rete piattaforma per Librino. “La priorità assoluta è evitare che si costruisca ancora nel quartiere”, dice la portavoce Sara Fagone. Librino andrebbe vissuto “anche da chi non lo abita”, per capire che si tratta di un luogo complesso, “dov’è vero che c’è la presenza di malavita, ma la stragrande maggioranza degli abitanti è fatta di gente perbene”. Quindi, continua Fagone, “dobbiamo evitare che si butti altro cemento. Bisogna spingere sui servizi – scuole, caserme e vigili urbani – e sul decentramento amministrativo”. Da qui la partecipazione della Piattaforma al Coordinamento. Lo scopo è sollecitare l’Amministrazione “a non perdersi in progetti inutili” e a perseguire invece “obiettivi concreti per l’intera comunità” . “Ci auguriamo che la giunta Pogliese, con la quale il rapporto è buono, cerchi un punto d’incontro”, conclude Fagone.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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