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Pnrr, alla Sicilia servono “strategia, collaborazione e progettisti europei”

Il rischio è concreto: perdere l'opportunità del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Per evitarlo servono più esperti, con competenze da mettere subito al servizio di pubblico e privato, in sinergia. Ne abbiamo parlato ieri in diretta con il sociologo Davide Arcidiacono, con Gaetano Mancini presidente di Confcooperative Sicilia, e con Mirko Viola, innovatore sociale

Una somma senza precedenti nella nuova programmazione europea 2021-2027: 1.800 miliardi di euro, di cui all’Italia sono destinati quasi 200 miliardi dal solo Piano nazionale di ripresa e resilienza, meglio noto con l’acronimo Pnrr. Da mesi la Sicilia si scontra però con la difficoltà nel presentare progetti che rispettino le linee guida imposte dall’Unione. Caso eclatante, negli scorsi mesi, quello delle 31 richieste di finanziamento per opere irrigue presentate dai consorzi di bonifica. Tutte bocciate, con la perdita di ben 360 milioni di euro. Un campanello d’allarme, e non l’unico se si vanno a vedere più nel dettaglio i vari “appuntamenti mancati” delle amministrazioni siciliane. Per far fronte a una situazione di vera emergenza l’associazione dei comuni Anci Sicilia e l’assessorato regionale per le Autonomie locali e la Funzione pubblica hanno recentemente annunciato l’arrivo di 83 esperti che effettueranno una ricognizione delle richieste di supporto da parte delle amministrazioni locali per i procedimenti amministrativi connessi all’attuazione del Pnrr.

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Un project-work per formare nuovi progettisti

In Sicilia c’è quindi bisogno di competenze da impiegare sul campo, di progettisti europei, ovvero del “mestiere più importante oggi”, come l’ha definito nella sua rubrica su FocuSicilia “La Sicila ha l’oro” Mirko Viola, imprenditore, innovatore sociale, e segretario dell’associazione di società civile Cittàinsieme di Catania, ieri in diretta su FocuSicilia insieme a Gaetano Mancini, presidente di Confcooperative Sicilia, e a Davide Arcidiacono, docente del Corso di Laurea in “Sociologia delle Reti, dell’Informazione e dell’Innovazione”, presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università degli Studi di Catania. Proprio il suo corso di studi, su impulso di Viola e il contributo di Confcooperative, ha cercato di dare una risposta a questa domanda di competenze, con un project-work interamente dedicato all’analisi delle opportunità e delle traiettorie di innovazione contemplate nel nuovo bilancio europeo. “Il project-work – ha spiegato ieri in diretta a FocuSicilia il docente – ha disegnato un’esperienza concreta da far vivere ai ragazzi facendo emerge l’euro-progettazione come un ambito applicativo delle loro competenze disciplinari”. Un corso pratico dunque, per “mettere a disposizione dei laureati qualcosa che rispondesse ai loro talenti diventando anche uno sbocco occupazionale importante, facendoli uscire dalla comfort zone tipica del modello pedagogico dei tempi, facendoli riflettere su materie specifiche, in questo caso il mondo della progettazione europea e dei fondi europei”, spiega il docente.

“Entro marzo a bando un quarto delle risorse totali per i Comuni”

Viola, che con Cittàinsieme fa parte del “Coordinamento iniziative e monitoraggio Pnrr”, composto da varie realtà della società civile etnea con l’obiettivo di rendere pubblici e partecipati i vari bandi e passaggi necessari all’adesione della città di Catania ai bandi Pnrr, ha riassunto l’urgenza di avere progettisti sul campo. “La Sicilia deve affrontare con urgenza per garantire sviluppo e sostegno ai giovani. Il programma Next generation Eu, da cui derivano i soldi del Pnrr vale 750 miliardi. E nel Pnrr d 192 miliardi la maggior parte dei fondi sono a prestito con bassi interessi e restituzioni nel 2058, e 70 miliardi sono a fondo perduto. Parliamo di 16 volte l’ammontare ricevuto con il piano Marshall e 20 volte più dei fondi ricevuti nella precedente progammazione europea”, spiega Viola. E tra questi circa 40 miliardi sono destinati ai Comuni. “Tra febbraio e marzo di quest’anno ci sono 10,9 miliardi di euro che gli enti devono mettere a bando, che equivale a un quarto dei fiondi destinati ai comuni, che rischiamo di perdere se non abbiamo le risorse umane capaci di utilizzarle”, spiega Viola.

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La strategia di Confcooperative in “quattro assi”

Un tema, quello della mancanza di esperti in progettazione, ampiamente affrontato in questi mesi dai sindaci riuniti in Anci Sicilia, che ha richiesto a gran voce maggiore supporto. Ma su cui il presidente di Confcooperative Sicilia propone una soluzione più incline anche allo spirito di sussidiarietà su cui si basa la programmazione europea, ovvero la “una strategia di co-progettazione”. “I sindaci – spiega Gaetano Mancini – hanno la consapevolezza di aver un’opportunità storica, ma non la capacità interna per rispondere. La nostra storia è chiara, al di là delle amministrazioni abbiamo avuto difficoltà immense ad accedere ai fondi strutturali. Ma se la Puglia negli anni passati ha avuto una capacità importante di spendere i soldi, è perché si è data una strategia, mentre I programmi di investimento degli anni passati in Sicilia si disperdevano in tanti rivoli”.
Certo, sottolinea Mancini “noi non abbiamo poteri sulla pubblica amministrazione, anche se rappresentiamo oltre 2 mila imprese. Ma la cosa necessaria è proporre meccanismi di co-progettazione. Ciò comporta la necessità di capacità progettuale, ma anche la volontà di entrambi gli attorti. La precondizione è il dialogo costruttivo tra pubblico e privato, e negli ultimi anni si è ridotto il riconoscimento della rappresentanza dei corpi intermedi, che hanno avuto un ruolo storico che oggi è messo in discussione”. E i passi per arrivare all’obiettivo, almeno per Confcooperative, sono ben definiti. “Ci stiamo muovendo su quattro assi. Il primo è attuare una strategia unica nel territorio regionale, con organizzazione regionale e strutture territoriali. Il secondo è un dialogo forte a livello nazionale, con eventi dedicati al Pnrr. Poi c’è la vicinanza alle imprese, guardando alla domanda e non solo all’offerta. E il quarto è la comunicazione, per portare all’opinione pubblica tutto ciò”.

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Le tante competenze richieste al progettista europeo

In questo quadro, secondo Viola “il mestiere del progettista può essere paragonato al direttore d’orchestra. Nei prossimi anni ci saranno altre opportunità importanti come Erasmus plus, Horizon, l’entusiasmo che abbiamo visto finora fa ben sperare per il futuro, essendo un mestiere non monotono”. Opinione ampiamente condivisa dalla dottoressa Vivina Condorelli, una delle studentesse partecipanti al project-work. “La figura del progettista, per come l’abbiamo sperimentata in questa esperienza certamente fuori dal comune, è strettamente connessa a quella del sociologo, con un approccio multidisciplinare e di comprensione dei processi di innovazione. Un ambito molto stimolante, spero che con il Pnrr sempre più laureati possano trovare l’opportunità di lavorare qui in Sicilia senza essere costretti ad andare via”, spiega. Opportunità che potrebbero arrivare anche subito, dato il contesto. E del resto tra le competenze “la celerità è fondamentale”, come spiega il professore Arcidiacono. La competenza più importante è però “la capacità di valorizzare le condizioni infrastrutturali del territorio, non solo quelle materiali ma anche immateriali. Reti di conoscenza e di collaborazione che sostengono progetti di innovazione. Il progettista conoscendo le economie del luogo riesce a mettere in risonanza con le risorse europee. Deve essere dotato di capacità analitiche, in particolare di contesti come quello siciliano. Altro aspetto fondamentale è legato al suo saper essere, lavorare in team diventando catalizzatore di collaborazione. Fare squadra è una parte importante della dimensione progettuale. Quindi non è soltanto chi individua il bando più giusto, ma il broker che mette in collegamento tutti gli attori”.

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L’effetto San Matteo

Esistono, per dare delle linee guida alla collaborazione tra pubblico e privato i cosiddetti “patti per la governance, ma questi devono avere come sostanza una vera collaborazione tra pubblico e privato, perché il pubblico no può farcela da solo, nemmeno con il supporto aggiuntivo di qualche decina di esperti”, commenta Viola. Secondo il quale “una cittadinanza impegnata può dare una mano perché non si perde neanche un centesimo. A Catania ad esempio si può lavorare su devianza minorile, dispersione scolastica, situazione delle periferie. Però si comincia a ventilare l’idea che i fondi tornino indietro, andando ad altre Regioni o tornando addirittura a Bruxelles”. Un rischio più che concreto, le cui dinamiche sono ampiamente note in Sociologia, come ricorda Arcidiacono. “Si chiama effetto San Matteo, ovvero chi ha dimostrato di essere più capace è destinato ad essere più forte, generando l’effetti di power low: chi sta bene sta sempre meglio, chi fa fatica non riesce mai a intercettare una fase di cambiamento. Ovviamente le amministrazioni meno efficienti sono quelle destinate a non intercettare il cambiamento malgrado siano quelle che ne avrebbero più bisogno”, spiega il docente. Per evitarlo bisogna ricordare che “esiste un patrimonio di conoscenze relazioni e collaborazioni su cui radicare le proposte, senza prescindere dall’ascolto del territorio. C’è poi il ruolo dei corpi intermedi, la loro capacità di dare ciò che il pubblico fatica a dare, a partire dalla chiarezza delle informazioni, che spesso è un vero e proprio muro. Fare squadra è fondamentale”.

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Un hub siciliano per canalizzare le proposte

Per Mancini, che con Confcooperative rappresenta uno dei maggiori “corpi intermedi” della società siciliana, “il Pnrr identifica una strategia e una visione, indicando i settori su cui investire. Abbiamo molto apprezzato questa impostazione, ma c’è prima l’esigenza di partire dalla condizione in cui si trova chi riceverà le risorse. La vera partita è avere visione, essendo anche un po’ visionari. Far ragionare le imprese su ciò che da sole non riescono a fare, aiutandole a guardare dove va il mercato e la domanda, è davvero molto importante, senza però calare i progetti dall’alto, che non vengono digeriti da chi li riceve. Bisogna fare entrambe le cose”.
Mancini rende anche noti dei dati sul settore della cooperazione in Sicilia. “Oltre il 34 per cento delle cooperative è a rischio di mobilità aziendale, e il dato non cambia negli altri settori produttivi. Non per incapacità, ma spesso per la dimensione dell’impresa che impedisce molte cose. La Rete sarebbe quindi indispensabile. Non è facile, perché ci sono tante idee che vengono a scontarsi, ma far capire che questo percorso è indispensabile è molto importante e noi ci stiamo lavorando”, conclude Mancini. “Esistono attori nati per connettere – prosegue il tema Arcidiacono . come l’Università attiva in tantissimi fronti toccati dal Pnrr. Non per nulla lo stesso piano riconosce questo ruolo. In Sicilia forse manca un grande hub regionale che sia catalizzatore di questa energia”, conclude il docente”.

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Leandro Perrotta e Valerio Musumeci
Leandro Perrotta e Valerio Musumeci
Leandro Perrotta, classe 1984, inizia la sua attività giornalistica nel 2006 scrivendo su varie testate della cronaca di Catania. Grande attenzione al quartiere di Librino dove nello stesso anno è stato tra i fondatori del freepress "La Periferica". Dal 2018 è presidente del Comitato Librino Attivo Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore

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