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Covid, guerra, crisi energetica: il tessuto delle Pmi in Sicilia è a rischio

Un tessuto di 5.600 piccole e medie imprese che si sfilaccia sotto i macigni della guerra e della crisi energetica. "È estremamente probabile - conferma Alessandro Albanese, presidente di Confindustria Sicilia - che il processo di recupero subisca una battuta d’arresto"

Il tessuto delle oltre 5.600 piccole e medie imprese siciliane si sfilaccia e le previsioni non sono buone. La ripresa post Covid c’è stata, ma potrebbe essere vanificata nel biennio 2022-2023 dai due attualissimi macigni: la guerra in Ucraina e la crisi energetica. Gli ultimi dati disponibili – elaborati da Cerved, Confindustria, Unicredit e Sole24Ore nel rapporto regionale Pmi 2022 – registrano in Sicilia un crollo del settore del 4,2 per cento in soli due anni, tra il 2020 e il 2019, mentre tra il 2007 e il 2020 avevamo già assistito a un’evoluzione altalenante dove la media è un calo dell’1,2 per cento. Numeri che sono comunque in linea con le tendenze delle altre macroaree italiane, ma un nuovo rallentamento è proprio dietro l’angolo. “È estremamente probabile – conferma Alessandro Albanese, presidente di Confindustria Sicilia – che il processo di recupero delle Pmi subisca una battuta d’arresto, con intensità diverse a seconda di come evolverà la situazione geopolitica internazionale e delle risposte europee e nazionali. È in bilico la tenuta stessa del sistema e per questo è necessario mettere in campo azioni diversificate, orientate al sostegno della competitività delle aziende, che rappresentano il vero motore per la ripresa”.

Fonte: Rapporto regionale Pmi 2022, realizzato da Confindustria e Cerved
Fonte: Rapporto regionale Pmi 2022, realizzato da Confindustria e Cerved

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Pmi a rischio: miglioramento solo transitorio

In Italia, dopo cinque anni consecutivi di crescita, si assiste alla contrazione del numero di Pmi in seguito alla pandemia. Dagli ultimi dati demografici e di bilancio disponibili, nel 2020 il numero stimato di Pmi che operano nel nostro produttivo nazionale si attesta a quota 153.627, un dato in flessione del 3,9 per cento rispetto al 2019 ma ancora superiore del 2,5 per cento rispetto ai valori del 2007. Su questa evoluzione si incrociano i dati sul profilo di rischio delle imprese. Prima della crisi finanziaria del 2008, le Pmi italiane erano caratterizzate da profili più rischiosi rispetto a quelli attuali. “Negli ultimi anni il tessuto di piccole e medie imprese si è infatti rafforzato sotto il profilo patrimoniale, anche in seguito all’uscita dal mercato delle società più fragili e indebitate”, scrivono Cerved e Confindustria. L’evoluzione viene monitorata attraverso il Cerved group score, Cgs, un indice di riferimento che vede un consistente aumento delle Pmi rischiose in Sicilia: dal 13,2 per cento al 20,4 per cento. Nel 2021, per effetto del graduale rallentamento delle restrizioni e della ripresa dell’attività economica l’indice fa registrare un miglioramento: la quota in area di sicurezza ritorna a crescere nello stesso tempo si riduce la percentuale di Pmi a rischio, restando tuttavia su livelli più elevati rispetto al 2019.

Fonte: Rapporto regionale Pmi 2022, realizzato da Confindustria e Cerved

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Rischio fisico legato agli eventi atmosferici

C’è poi da considerare un altro parametro di valutazione: il rischio fisico-ambientale, legato ad alluvioni, frane e terremoti, cui sono esposte le Pmi e gli addetti che vi operano. Un evento atmosferico, in mancanza di dovuta preparazione, può infatti incidere sulla tenuta del tessuto imprenditoriale. La distribuzione geografica di queste tre diverse componenti conferma l’eterogeneità del territorio italiano, con forti differenze a livello regionale. “L’area che presenta una maggiore quota di addetti di Pmi in zone ad alto rischio di alluvione è il Nord-Est (21,9 per cento del totale), con una forte incidenza registrata in Emilia-Romagna (43,9 per cento), seguito dal Centro (16,1 per cento), dove è significativa l’esposizione della Toscana (39,2 per cento), e dal Nord-Ovest (4,9 per cento), trainato dal dato della Liguria (21,2 per cento), mentre nelle regioni del Sud si osservano incidenze più basse”, si legge nel report. Infatti, solo in materia di terremoti l’Isola risulta notevolmente più esposta al rischio. È invece sottolissima, rispetto ad altre macroaree italiane, l’esposizione al rischio alluvioni e frane.

Fonte: Rapporto regionale Pmi 2022, realizzato da Confindustria e Cerved

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Non soluzioni-tampone, ma misure strutturali

Misure-tampone o strutturali? Finora solo le prime, e non sempre adeguate. Sulla scorta dell’esperienza attuale, gli interventi legislativi non sono stati sempre sufficienti a contenere gli effetti della crisi sanitaria nei diversi settori produttivi. Sono mancate poi le misure strutturali, con un sostegno duraturo agli investimenti, alla ripresa e alla crescita. Il report lo conferma e il presidente di Confindustria Sicilia ricorda che “occorre creare migliori condizioni e più efficaci strumenti per potenziare la struttura finanziaria, la patrimonializzazione delle imprese e rilanciarne gli investimenti, per accompagnarle in un percorso di crescita e di innovazione che coinvolga anche il capitale umano”. Gli industriali individuano alcune proposte. “Il rinnovo della moratoria di legge per le Pmi (la sospensione dei pagamenti dei finanziamenti, ndr) – dice Albanese – e un intervento strutturato per la patrimonializzazione e il rafforzamento della struttura finanziaria delle imprese, su cui risultano ancora deboli le misure fiscali finora previste (Aiuto alla crescita economica, credito Dta e aggregazioni); l’utilizzo di strumenti come la leva fiscale o il rafforzamento degli schemi di garanzia a supporto delle emissioni obbligazionarie e di altri strumenti di debito per favorire la crescita dimensionale delle imprese; la proroga del credito d’imposta per la quotazione delle Pmi e lo sviluppo della finanza alternativa”.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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