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Professionisti senza fondo perduto: gli ostacoli delle casse private

I decreti anti-Covid hanno riservato sorprese amare. L'Adepp sta provando a mettere l'ennesima pezza. Ma per ora indennità e indebitamento sono le uniche opzioni

Ogni provvedimento anti-Covid nasconde un botola. E spesso a caderci dentro sono i professionisti iscritti alle casse private. Dimenticati (e poi ricordati all’ultimo momento) nel Cura Italia a proposito dell’indennità da 600 euro. Adesso (di nuovo) sfuggiti all’attenzione del decreto Rilancio: non possono accedere alle risorse a fondo perduto, concesse a chi abbia subito ad aprile una riduzione del fatturato del 33 per cento. Il ministero dell’Economia e delle Finanze ha espresso parere contrario a tutti gli emendamenti presentati nella fase di conversione in legge, nel tentativo di allargare ai professionisti ciò che è possibile per le imprese: avere fondi senza indebitarsi.

Troppo costoso, il Mef dice no

Il Decreto Rilancio esclude dal contributo a fondo perduto i professionisti iscritti alle casse di previdenza private e i beneficiari del bonus mensile da 600 euro. L’Adepp, l’associazione che rappresenta gli enti previdenziali, parla di “ennesima ingiustizia”. Eppure, pochi giorni fa era stato governo, per bocca della sottosegretaria al Lavoro Francesca Puglisi, a ad auspicare una correzione in corsa. Invece nulla di fatto. Secondo il Mef, ha spiegato il presidente dell’Adepp Alberto Oliveti, la platea potenziale dei beneficiari sarebbe “troppo estesa e avrebbe un costo elevato per il governo. Ma quanto vale la sopravvivenza di una parte attiva e importante di questo Paese?”. Oliveti cercherà “un confronto in tutte le sedi parlamentari, chiedendo rispetto e sostegno per chi ha subito pesantemente la crisi e gli effetti di questa pandemia”. C’è ancora la speranza di una revisione in aula. Ma certo il parere negativo del Mef, pur non essendo vincolante avrà il suo peso.

Indennità e indebitamento

Tra chi ha perso reddito, ci sono chiaramente molti autonomi, non coperti dagli ammortizzatori sociali. Senza cassa integrazione, come indicano i primi rilievi dell’Istat, hanno iniziato a soffrire non solo un calo del fatturato ma anche la perdita di posti di lavoro. Ad aprile, l’occupazione degli “indipendenti” (che includono anche molti professionisti) è calata del 3,6 per cento anno su anno. Tradotto in persone, sono 192 mila posti di lavoro in meno. Molto peggio del calo dell’occupazione medio (-2,1 per cento). Senza la possibilità di accedere alle risorse a fondo perduto, a commercialisti, medici, giornalisti, ingegneri restano solo due possibilità: l’indennità e i piccoli prestiti. La prima è una misura che ripaga solo in parte la perdita di fatturato. I secondi, come indicano i primi rilievi, non stanno avendo grande successo, comportano la necessità di ripagare importo e interessi. E impediscono l’accesso a chi non ha sufficiente merito creditizio.

La pezza sul bonus da 600 euro

L’impossibilità di accedere al fondo perduto è solo l’ultimo degli intoppi che i professionisti hanno dovuto affrontare nella trafila della decretazione d’urgenza. In un primo momento, infatti, erano stati esclusi anche dall’indennità. Con tanto di blocco dei bonifici, che erano già pronti a partire. C’è voluto un intervento dei ministri Catalfo e Gualtieri per consentire anche ai professionisti di incassare l’indennizzo esentasse e direttamente tramite il proprio ente. Le casse private chiedono anche di poter alleggerire dal peso delle tasse i contributi che sono pronte a versare agli iscritti. Un auto-supporto che però, al contrario dell’indennità da 600 euro, viene tassata.

Leggi anche – Covid: 561 casi sul lavoro, ma uffici e fabbriche sono sicuri

Un quinto degli iscritti rischia di uscire dal mercato

Nel corso di un webinar organizzato dall’Adepp, la presidente del Comitato unitario delle professioni, Marina Calderone, ha stimato che “il 20 per cento degli iscritti agli ordini e alle casse rischiano di essere definitivamente espulsi dal mercato del lavoro”. Sono stati 500 mila i professionisti che hanno richiesto il bonus da 600 euro. Una platea enorme, che secondo Calderone racconta quanto sia profonda la crisi: i numeri “stanno a significare che a rischio c’è la professione stessa. Sono caduti modelli, tipologie contrattuali tutto è diventato più fluido”. “Questa pandemia – afferma il Presidente di ‘Economisti e giuristi insieme’, Massimo Miani – incrementerà il divario tra chi guadagna perché è riuscito a specializzarsi e riqualificarsi e chi non è riuscito a fare questo percorso”.

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Paolo Fiore
Paolo Fiore
Leverano, 1985. Leccese in trasferta, senza perdere l'accento: Bologna, Roma, New York, Milano. Ho scritto o scrivo di economia e innovazione per Agi, Skytg24.it, l'Espresso, Startupitalia, Affaritaliani e MilanoFinanza. Aspirante cuoco, sommelier, ciclista, lavoratore vista mare. Redattore itinerante per FocuSicilia.

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