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Rinnovo Province, riforma bocciata. Ipotesi di elezioni di secondo livello

La riforma delle Province promossa dal governo Schifani, che reintroduceva il voto diretto per i cittadini, è stata bocciata con 40 voti contrari e 25 favorevoli. A votare, adesso, potrebbero essere chiamati soltanto sindaci e consiglieri comunali, come prevede la legge Delrio

L’Assemblea regionale siciliana ha bocciato con voto segreto il Disegno di legge 319-97/A, che ripristinava il voto diretto per le Province nell’Isola. E a questo punto torna l’ipotesi di votare gli organi provinciali con l’elezione di secondo livello prevista dalla Legge Delrio. La riforma promossa dal governo Schifani è stata affossata con 40 voti contrari e 25 favorevoli. Numeri che denunciano la presenza di franchi tiratori nella maggioranza, che sulla carta poteva contare su 37 deputati.

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“Schiaffo sentito fino a Roma”

Un ennesimo “incidente” – dopo quello che aveva portato al ritorno lampo del DDL in Commissione – che ha suscitato molte reazioni, a partire dalle opposizioni. Per il Partito democratico “il dato dell’Aula è schiacciante, in continuità con la scorsa settimana”. Per Sud Chiama Nord “c’è l’ennesima sconfitta di Renato Schifani, di una maggioranza che è implosa“, mentre per il Movimento cinque stelle “il rumore dello schiaffo che è stato al Presidente si è sentito fino a Roma e non può non avere conseguenze”. Dalla maggioranza, Fratelli d’Italia rilancia chiedendo di tornare all’elezione di secondo livello prevista dalla riforma nazionale del 2015. “Dobbiamo ridare un minimo di democrazia a questi enti, procedendo al sistema elettorale previsto dalla Legge Delrio“. A votare, in questo modo, sarebbero sindaci e consiglieri comunali in carica nei comuni della provincia.

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Province, la “profezia” di Abbate

Per comprendere la bocciatura bisogna riavvolgere il nastro. Alla settimana scorsa, quando il DDL 319-97/A, che ridefiniva “funzioni, organi di governo e sistema elettorale delle province e delle città metropolitane” ripristinando come detto l’elezione diretta da parte dei cittadini, era rimbalzato dall’Assemblea regionale siciliana alla Commissione Affari Costituzionali e viceversa. Ancora una volta, per colpa delle tensioni nella maggioranza. Prima la bocciatura della norma sulla ineleggibilità dei deputati regionali, affossata dai “franchi tiratori” nella maggioranza durante il voto segreto. Poi il rinvio del DDL in Commissione “per lo svolgimento di approfondimenti“, su proposta dei Cinque stelle. Un passaggio-lampo, visto che la Commissione aveva dichiarato di avere già compiuto tutte le verifiche del caso rimandando la legge in Aula. “Finché non viene chiarita la situazione politica della maggioranza, gli incidenti saranno dietro l’angolo”, aveva detto a FocuSicilia il presidente della Commissione Ignazio Abbate. Una “profezia” realizzata durante il voto di ieri.

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Opposizioni all’attacco di Schifani

Nel dettaglio, l’Aula si è limitata a bocciare l’articolo uno del DDL. Quest’ultimo, aveva chiarito il presidente di turno Nuccio Di Paola prima del voto, conteneva “le norme che reggono l’impianto fondamentale del disegno di legge“, dunque “l’eventuale bocciatura equivale alla bocciatura dell’intero DDL”. A commentare a caldo l’esito del voto, il capogruppo del Partito democratico Michele Catanzaro. “Questo Governo sta pensando più alle posizioni, alle poltrone, e meno ai problemi dei siciliani. Ed è per questo che oggi, ancora con più forza, rivendichiamo il ruolo delle nostre opposizioni”. A intervenire anche il leader di Sud Chiama Nord Cateno De Luca. “Noi da mesi diciamo che non si arriverà a scadenza naturale. Ho detto più volte, utilizzando la simpatica frase della scadenza come lo yogurt, che vi state lacerando ogni giorno di più”. Ad attaccare, per il M5s, la deputata Martina Ardizzone, che ha invitato Schifani a “fare un giro per le province, a parlare con i ragionieri per rendervi conto della situazione disastrosa all’interno degli enti“.

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Rinnovo province, la proposta di Fratelli d’Italia

A intervenire, dal fronte della maggioranza, è stato il capogruppo di Fratelli d’Italia Giorgio Assenza, che ha contestato le modalità di voto. “È ora di riflettere seriamente sull’opportunità di continuare a mantenere nel nostro Regolamento il voto segreto su qualsiasi materia. Non esiste in nessuna Regione d’Italia, e non esiste a livello nazionale”. Entrando nel merito, per Assenza “non è una bella pagina quella che abbiamo scritto“, visto che il ritorno all’elezione diretta “era patrimonio comune e auspicio da parte di tutti”. Il presidente dei deputati regionali di Fratelli d’Italia ha invitato a guardare alla norma sulla reintroduzione delle province in discussione al Parlamento nazionale. Nell’attesa che venga approvata, la proposta è di procedere con la votazione di secondo livello prevista dalla legge Delrio. “A me non entusiasma, ma rispetto a un commissariamento che perdura da oltre dieci anni è sempre una via di mezza democrazia“, ha concluso il capogruppo.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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