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Il vero rischio di quota 100 è lo squilibrio delle competenze

Secondo la Corte dei Conti, la misura del Governo gialloverde, assieme al Reddito di cittadinanza, potrebbe avere effetti negativi sulla composizione della forza lavoro

Sono più di 175 mila (175.995 per l’esattezza) le domande presentate per accedere alla pensione anticipata tramite la cosiddetta Quota 100 alla date del 6 settembre. La misura, cavallo di battaglia del governo giallo verde insieme al Reddito di cittadinanza, prevede la possibilità di pensionamento anticipato tramite un sistema di quote: si potrà accedere all’assegno se la somma di età anagrafica e anni di contributi sarà pari o superiore, appunto, al 100. Il doppio vincolo, di anzianità anagrafica e contributiva, fa sì che, ad esempio, rientrino nella platea dei potenziali beneficiari i lavoratori con più di 62 anni d’età e almeno 38 di contributi. Secondo le stime iniziali, la misura dovrebbe portare a un numero di pensioni pari a 290 mila entro il 2019 (360 mila alla fine del triennio d’operatività). Va però considerato che, trattandosi di un’opzione facoltativa, è verosimile immaginare che non tutti i potenziali beneficiari ne faranno ricorso. In molti, semplicemente, potrebbero scegliere di evitare le penalizzazioni previste dal pensionamento anticipato, prima tra tutte la ricezione di un reddito inferiore a quello che si avrebbe continuando a lavorare.

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Palermo, al top per richieste

Seppur la presentazione delle domande proceda in maniera costante, al momento, sono state presentate meno richieste del previsto. Come avvenuto per il reddito di cittadinanza, insomma, le stime su beneficiari e risorse sembrerebbero da rivedere. Il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ha già azzardato l’ipotesi, visto l’andamento di presentazione delle domande, di un risparmio, per l’anno corrente “di un paio di miliardi per Quota 100”, specificando che “si tratta di una cifra di stima perché a dicembre ci dobbiamo ancora arrivare. Ci si basa sulla media di spesa osservata fino ad adesso ma le domande si possono sempre fare”. Delle circa 160 mila richieste registrate al 22 luglio, ben 16.335 arrivano dalla Sicilia (fonte Inps). Sul podio delle province con più richieste troviamo Palermo (4.230), Catania (3.852) e Messina (1.929). Seguono Trapani (1.363), Siracusa (1.321), Agrigento (1.312), Ragusa (904), Caltanissetta (773) ed Enna (651).

Ricambio generazionale in bilico

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A fare domanda per andare in pensione con la nuova misura sono principalmente lavoratori dipendenti (65.120), con età compresa tra i 63 e i 65 anni (75.807), uomini (130.315).

Queste prime informazioni, aprono nuovi scenari sull’analisi della misura. Quota 100, infatti, ha come principale obiettivo una sorta di ricambio generazionale che possa permettere una fuoriuscita più veloce dal mondo del lavoro favorendo l’ingresso delle nuove leve. Ma il ricambio sarà così agevole? Qualche perplessità è stata sollevata dalla Corte dei Conti. L’Organo ha infatti condotto un’analisi sull’argomento incrociando i dati Istat e Eurosat relativi ai potenziali beneficiari di Quota 100 e Reddito di cittadinanza (i richiedenti di questa seconda misura, infatti, sono particolarmente rappresentativi di chi cerca di entrare nel mondo del lavoro). Le differenze tra i due gruppi sono tanto notevoli da far parlare la Corte dei Conti di un possibile e rischioso mismatch qualitativo dei lavoratori. La platea di Quota 100 infatti, è costituita in maggioranza da uomini altamente specializzati e con titoli di studio molto alti (dalla laurea in su). Quella del reddito di cittadinanza, per contro, è formata principalmente da donne e, più in generale, da soggetti scarsamente specializzati (oltre il 61 per cento ha dichiarato di non aver mai lavorato) e poco istruiti (più della metà ha solo la licenza media).  “I due interventi – sottolinea in conclusione la Corte dei Conti – potrebbero avere un effetto non trascurabile sulla composizione della forza lavoro e se non adeguatamente gestiti potrebbero dar luogo a fenomeni di mismatch, sia in termini settoriali che di competenze. Solo ingenti sforzi di formazione e concreto rafforzamento dell’employability possono evitare che l’attivazione di persone inattive resti per lo più formale, limitata all’iscrizione al Centro per l’impiego locale per poter beneficiare del previsto beneficio, trasformando semmai gli inattivi in disoccupati permanenti”.  Il ricambio generazionale tanto auspicato, insomma, potrebbe dimostrarsi meno efficace del previsto. 

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Eleonora Fichera
Eleonora Fichera
Classe ‘89, trent’anni vissuti ai piedi del Vulcano. Giornalista pubblicista, ho studiato Comunicazione e Sociologia.

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