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Reddito di cittadinanza, impiego solo per mille beneficiari

Pochi lavori per i beneficiari durante il lockdown, ma il governo ha tolto gli obblighi da rispettare per mantenere il reddito. Tutto è rimandato al 18 luglio.

Va ancora a rilento la ricerca del lavoro per i circa 200 mila siciliani che ricevono il reddito di cittadinanza. Il lockdown da Covid non ha certo aiutato. A mancare sono state soprattutto le offerte di lavoro. Anche prima scarseggiavano, ma la chiusura delle attività ha dato una spallata all’attività di assegnazione. E per i prossimi mesi mancheranno anche tutti quei lavori stagionali, soprattutto legati al turismo. A questo va aggiunto che il governo ha deciso la sospensione, fino al 17 luglio, delle condizionalità a cui ogni percettore deve attenersi pena la decadenza del reddito. In pratica, non è più obbligatorio, e non lo sarà ancora per i prossimi 15 giorni, seguire le indicazioni del navigator, compresa la possibilità di rifiutare solo tre volte le proposte lavorative. “Ma i navigator hanno lavorato e pure tanto”, afferma la responsabile regionale Anpal, Patrizia Caudullo. Totalmente fermo il lavoro dei Comuni per i beneficiari di loro competenza e quasi del tutto quello degli operatori dei centri per l’impiego.

Sospensione delle condizionalità, reddito sempre garantito

Sono circa tre mila i siciliani che dall’inizio della procedura del reddito di cittadinanza hanno trovato un nuovo lavoro. Poco più di mille, 1118 per l’esattezza, lo hanno trovato nel periodo del lockdown. Si tratta però di un numero esiguo rispetto alle proposte arrivate: quasi 13 mila. La colpa di questa situazione, secondo Caudullo, è proprio nel blocco delle condizionalità. “L’attività nei loro confronti è stata sospesa a livello governativo”. La stessa cosa è avvenuta per ciò che riguarda le proposte di politiche attive e formative. Non tutti infatti sono pronti ad essere immessi nel mondo del lavoro, hanno prima bisogno di competenze e/o titoli di studio che possano aiutarli. Ecco quindi che su 1946 beneficiari a cui sono state proposte politiche attive, solo 940 hanno accettato. I beneficiari che hanno accettato percorsi formativi sono invece 3.242 su 13.904. Per chi prima del lockdown aveva detto sì a nuovi percorsi di formazione “perché in tanti non hanno neanche la licenza media” non ha potuto fare nulla. Per loro è prevista l’iscrizione ai Cpia, i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, ma sono ancora in attesa di farlo. “Stavamo per farli iscrivere a marzo, poi hanno bloccato le aule”

Conoscenza del bacino dei beneficiari

Se l’assegnazione di nuovi lavori e di formazione è andata a rilento, le cose sembrano essere andate meglio per la presa in carico dei beneficiari da parte di Anpal. Significa che sono stati contattati dall’ente, assegnati a un navigator e per loro è iniziata la schedatura di competenze e aspirazioni. Così, per la quasi totalità dei beneficiari presi in carico, 51 mila 800, è stato attivato un piano personalizzato. “I navigator non si sono mai fermati, hanno lavorato in smart working e hanno tutti gli strumenti per farlo. Il lavoro di conoscenza del bacino non si è mai fermato”. Va però detto che questi numeri avrebbero potuto essere più grossi. Sempre a causa della soppressione delle condizionalità, non tutti i beneficiari che hanno firmato il patto di servizio (73 mila) si sono poi resi disponibili alla convocazione, seppure telefonica o telematica, del navigator. Hanno risposto in 64 mila e, come detto, il piano personalizzato è stato attivato per 51 mila di loro. Inoltre, questi patti sono stati siglati tutti tra gennaio e febbraio, nessuno nei mesi di lockdown “perché non potevano venire a firmare”, quindi tra marzo e maggio i navigator hanno praticamente smaltito le pratiche dell’inizio dell’anno.

Un blocco totale, o quasi

Paralisi totale c’è invece stata da parte dei Comuni e parziale per gli operatori dei centri per l’impiego. Per entrambi i casi, secondo la responsabile Anpal, ha influito molto il lavoro agile, ma non solo. I primi “sono stati fermi, ma anche loro avevano il problema della sospensione dei Puc fino al 17 luglio”, i secondi hanno lavorato da casa, ma non troppo. “Non avevano gli strumenti, ma comunque si sono organizzati”, spiega Patrizia Caudullo. Il loro lavoro, per quanto riguarda i beneficiari del reddito di cittadinanza, è stato bloccato “e quasi tutti sono stati traghettati nella cassa integrazione in deroga. Hanno fatto attività di amministrazione insomma, perché in presenza non potevano accogliere nessuno”.

Si ricomincia dal 18 luglio

Patrizia Caudullo si dice comunque ottimista per i mesi a venire, perché “adesso hanno contezza piena di bisogni e aspirazioni di ogni beneficiario, come dei loro punti di debolezza e di forza per potere essere inseriti nel mercato del lavoro”. Anche i Comuni e la Regione sembrano cominciare a bloccarsi e “si sta pianificando tutta l’attività affinché il 18 luglio riparta alla grande tutta l’azione di attivazione dei beneficiari”. Un’attività di preparazione che “può sembrare semplice ma non lo è”.

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Desirée Miranda
Desirée Miranda
Palermitana di nascita ma catanese d’adozione e di fatto. Laurea in Scienze per la comunicazione internazionale (UniCt). Mi piace raccontare la città e la Sicilia ed è anche per questo che ho scelto di fare la giornalista. In quasi 15 anni di attività ho scritto per la carta stampata, il web e la radio occupandomi per lo più di economia e lavoro. Dal 2020 sono alla guida di FocuSicilia continuando a fare il mestiere più bello del mondo

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