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È reato l’omesso riscontro alle richieste dell’Ispettorato del lavoro tramite Pec

La sentenza n. 5992 del 2024 della Corte di Cassazione riguarda il reato, di cui all'art. 4 legge 22 luglio 1961, n. 628 relativo ai compiti dell'Ispettorato del Lavoro per la vigilanza sull'osservanza delle disposizioni in materia di lavoro, previdenza sociale e contratti collettivi di categoria

Con la sentenza n. 5992 del 2024, la Corte di Cassazione si è espressa in materia di impedimento all’attività di vigilanza. I Giudici della Suprema Corte hanno affermano che l’omessa risposta del datore di lavoro alla richiesta di notizie da parte dell’Ispettorato del lavoro integra il reato punibile con l’arresto fino a due mesi, anche a titolo di colpa, in caso di invio di tale richiesta all’indirizzo di Posta elettronica certificata (Pec) della società indicato nel Registro delle imprese.

I fatti

L’amministratore unico di una società non aveva fornito all’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Vercelli, che gliene aveva fatto richiesta, la documentazione inerente i rapporti di lavoro instaurati con una dipendente, impedendo di fatto lo svolgimento dell’attività di vigilanza. In particolare, al ricorrente si contesta la mancata esibizione delle lettere di assunzione, del libretto unico del lavoro, della documentazione comprovante la corresponsione delle retribuzioni, nonché la mancata esibizione dei contratti di appalto relativi ai servizi resi presso l’Inail di Vercelli e i registri Iva acquisti e vendite. Si specifica che la notifica del 29/06/2020 è stata effettuata via Pec presso l’indirizzo di posta elettronica certificata della società e che quella del 23/09/2020 è avvenuta nelle mani del destinatario, odierno imputato. Al riguardo, il giudice di merito ha affermato che, “a fronte di ripetute richieste e della duplice notifica effettuata sia via Pec alla società che alla persona fisica presso l’indirizzo di residenza, il ricorrente nulla ha comunicato all’Ispettorato del Lavoro, neppure fornendo alcuna giustificazione in ordine alla impossibilità asserita di trasmettere la documentazione, in quanto custodita presso i magazzini di una società cui l’azienda era stata ceduta”.

La natura del reato

Il reato, di cui all’art. 4 legge 22 luglio 1961, n. 628, si configura nell’ipotesi di omessa esibizione di documentazione, necessaria all’Ispettorato del Lavoro per la vigilanza sull’osservanza delle disposizioni in materia di lavoro, previdenza sociale e contratti collettivi di categoria. Il reato si consuma, qualora nella richiesta sia previsto un termine per l’adempimento, alla scadenza di detto termine e si protrae per tutto il tempo in cui il destinatario omette volontariamente di adempiere. In particolare, secondo i giudici di legittimità, si è precisato «che il reato ha natura di contravvenzione, onde rilevano sia il dolo che la colpa, che sono titoli soggettivi dell’imputazione dell’illecito alternativi e del tutto equiparabili, sicché anche la colpa rileva come titolo di integrazione del reato. Nel caso in disamina sussiste quantomeno la violazione del dovere di diligenza, essendo onere dell’amministratore accedere e riscontrare le comunicazioni inviate e ricevute alla società, e quantomeno fornire una giustificazione alla omessa esibizione della documentazione richiesta. 

La decisione e il valore legale della Pec

Le ragioni della decisione risiedono nel valore della Posta elettronica certificata quale mezzo legale di comunicazione per le società, in quanto offre garanzie di accertamento sulla data di spedizione e di ricevimento da parte del legale rappresentante.

Giancarlo Ricci e Fiorella Manciagli
Giancarlo Ricci e Fiorella Manciagli
Giancarlo Ricci Professore Ordinario di Diritto del lavoro nel Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Catania e docente della Scuola di specializzazione per le professioni legali “Antonino Galati”. Esperto in Diritto del Lavoro privato e pubblico, in Diritto Sindacale e previdenziale, e in questioni lavoristiche connesse alla disciplina degli appalti pubblici. È autore di due volumi monografici oltre che di numerosi saggi, articoli e note a sentenza su volumi collettanei e riviste specializzate. Fiorella Manciagli Laureata presso l’Università degli Studi di Catania nel 2016, è Avvocato dal 2019. Da settembre del 2016 collabora con lo Studio legale Avvocati Associati con sedi a Catania, Roma e Siracusa. Si occupa prevalentemente di: Diritto del Lavoro, della previdenza ed assistenza sociale; Salute e Sicurezza sul lavoro; Diritto Civile.

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