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Recuperare un miliardo se l’Ue non guarda: la nuova linea Armao

Nella nuova informativa, l'assessore all'Economia invoca l'incostituzionalità del contributo al risanamento della finanza pubblica. Anche perché, con il Covid, non serve rispettare i vincoli europei

Il documento si intitola “informativa sulla situazione economica conseguente alla crisi pandemica covid19 e le misure straordinarie in corso di adozione”. Ma per 12 pagine il vicepresidente della Regione Gaetano Armao parla solo di una cosa: la presunta illegittimità del contributo al risanamento della finanza pubblica. In sostanza, lo Stato accantona un miliardo all’anno di risorse della Regione. L’argomento è da tempo sul banco, ma adesso Armao abbassa la testa e fa l’ariete sfruttando la sospensione del patto di stabilità europeo. Si tratta sempre di una negoziazione, ma l’assessore all’Economia non parla più di un sconto, come fatto nella sua lettera programmatica di fine marzo. Adesso parla di contributo “arbitrario e destituito di fondamento”, esortando a “valutare se ritenere passibile di disdetta” l’accordo del 2018 (che aveva ridotto l’accantonamento di 300 milioni l’anno per tre anni e sul quale c’è la firma di Musumeci e Armao).

Contributo “incostituzionale”

Armao fonda l’illegittimità del contributo su due punti. Uno lì da tempo, l’altro legato all’emergenza coronavirus. Il primo verte, in sostanza, su una presunta serie di inadempimenti statali nei confronti della Regione, a livello di trasferimenti e fisco. “Pur nel rispetto dell’imprescindibile concorso al risanamento della finanza pubblica – scrive Armao – occorre garantire gli equilibri di bilancio regionale e dare risposta, quantomeno in ordine alle fonti di entrata fiscale, ad una compartecipazione quantitativamente controversa”. C’è poi, tra i temi ormai tradizionali di questo dibattito, la presunta illegittimità costituzionale del contributo. La Consulta lo ha ammesso “solo a condizione di considerarlo un accantonamento temporaneo”. Cioè una trattenuta di risorse che però restano (almeno formalmente) di proprietà regionale. Secondo l’assessore, se la cifra non si modula in base ai bilanci e diventa una costante, smette di essere una misura “congiunturale”. Si trasformerebbe quindi da accantonamento in “decurtazione della quota di tributi erariali spettanti alla Regione”. Insomma, sarebbe “incostituzionale”.

Che cosa c’entra il coronavirus

Ma perché Armao riparte alla carica proprio adesso? È qui che c’entra il Covid-19. Secondo l’assessore, il risanamento di finanza pubblica cui contribuiscono le regioni ha senso solo se utile a rispettare i parametri imposti dalla Commissione europea. Adesso che l’Ue ha sospeso il patto di stabilità a causa del Covid-19 e non sussiste il limite del 3 per cento del rapporto deficit Pil, quel miliardo da versare allo Stato non avrebbe più ragion d’essere: “Appare del tutto evidente che non può più chiedersi alla Regione un contributo al risanamento della finanza pubblica che non trova riscontro nei vincoli europei cui deve sottostare lo Stato”. Tradotto: visto che il governo può spendere (quasi) senza limiti, la Sicilia potrebbe ricevere il suo miliardo. A giudicare dall’hashtag che accompagna il post in cui Armao rilancia su Facebook la sua informativa, questo sarebbe il modo in cui la giunta #preparalaripresa.

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Paolo Fiore
Paolo Fiore
Leverano, 1985. Leccese in trasferta, senza perdere l'accento: Bologna, Roma, New York, Milano. Ho scritto o scrivo di economia e innovazione per Agi, Skytg24.it, l'Espresso, Startupitalia, Affaritaliani e MilanoFinanza. Aspirante cuoco, sommelier, ciclista, lavoratore vista mare. Redattore itinerante per FocuSicilia.

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