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A spasso col reddito di cittadinanza? Piuttosto, a lavorare al Comune

I Puc (Progetti di utilità collettiva) previsti dal sistema del Rdc si diffondono, pur tra lentezze e mille difficoltà, come evidenziano gli stessi amministratori. Ragusa la provincia più virtuosa, a Catania ben 100 progetti attivati, alcuni già completati.

Mentre attendono che qualcuno trovi loro un lavoro stabile (potrà accadere quando entreranno in azione navigator e Centri per l’impiego), i 625 mila siciliani percettori di reddito di cittadinanza, ovvero il 19,7 per cento della popolazione dell’Isola, possono essere utilizzati dai Comuni per attività di interesse pubblico, attraverso i Puc (Progetti utili alla collettività), che impegnano il singolo percettore per almeno otto ore a settimana, aumentabili fino a 16. In questo modo è possibile coprire o incrementare una serie di piccoli servizi, di cui i Comuni, storicamente a corto di personale, hanno gran bisogno, adoperando così chi è già pagato dallo Stato, con iniziative che possono svilupparsi anche in gestione associata con altri enti. I percettori di Rdc non diventano così certo dipendenti comunali, né potranno in qualche modo coprire le croniche carenze di organico dei Comuni, ma grazie ai Puc si attua un momento significativo, intermedio nel processo di attuazione del reddito di cittadinanza, che vede la partecipazione dei cittadini al bene comune. 

L’impennata dei progetti nell’ultimo anno

Si tratta di una possibilità che non è stata sfruttata diffusamente sin dal primo momento. Ci è voluto un po’ di tempo affinché il sistema partisse e i Comuni preparassero i progetti per coinvolgere i percettori di reddito. I dati lo testimoniano: su 390 comuni, a luglio 2021 erano solo in 150 ad aver attivato i Puc. A ottobre 2021 il numero sale a 176, a marzo 2022 arriviamo a 268 mentre pochi giorni fa, il 15 giugno 2022, sono 285, secondo le informazioni disponibili nella piattaforma Gepi (Gestione patti per l’inclusione sociale) del ministero per il Lavoro e le Politiche sociali ed elaborate per la Sicilia dal team di lavoro della deputata regionale Ketty Damante (M5S). Dai 240 Comuni ‘inadempienti’ dell’estate 2021 (il 73 per cento), in meno di un anno siamo scesi quindi a 105 amministrazioni comunali (il 38 per cento) che non hanno attivato i Puc, in base all’ultimo aggiornamento disponibile. Tra queste, figurano anche grossi centri come Palermo e Trapani, Sciacca, Gela, Paternò, Favara, tanto per citare alcuni Comuni che non hanno ancora attivato alcun Puc o che se ne stanno occupando ma il percorso non è stato completato. Ragusa è invece la prima provincia siciliana per Comuni che hanno attivato Puc (hanno provveduto tutti), seguita da Siracusa (attivati in 18 Comuni su 21), mentre la maglia nera va alla provincia di Agrigento dove solo il 39 per cento dei Comuni, 19 su 43, hanno attivato progetti. Va un po’ meglio Caltanissetta, penultima con la metà dei Comuni (11 su 22) ad aver attivato Puc. 

Numero di Comuni che hanno attivato i Puc, in quattro periodi di osservazione
La classifica delle province siciliane per numero di Comuni che hanno attivato i Puc

Le difficoltà incontrate dai Comuni

Diverse le ragioni dei ritardi e delle inadempienze che hanno in qualche modo ostacolato le amministrazioni, al netto di quella naturale diffidenza verso la complessità delle procedure legate all’attuazione della misura osservata da più parti e che è stata comunque superata in corsa. A Trapani, per esempio, dove non risultano ancora attivati Puc, l’assessore ai Servizi sociali, Enzo Abbruscato, spiega che il suo Comune è “capofila di altri otto Comuni che coinvolgono una platea di 950 percettori di reddito” e che “sono state chieste somme per 250 mila euro, destinate alla formazione e alla sicurezza, come l’acquisto dei dispositivi di protezione individuale per i percettori coinvolti nei Puc, ma non è stato possibile finora adoperare risorse derivate da fondi Sia, a causa degli strumenti finanziari del Comune che si sono arenati. Adesso, però manca poco – assicura Abbruscato – in quanto stiamo definendo il Consuntivo 2021 e potremo attivare le procedure, perché riteniamo che i Puc siano uno strumento anche culturale importante per il cittadino. Con questo personale provvederemo a pulizia, spazzamento e guardiania di alcuni siti pubblici”.

Riscontrati ritardi e lungaggini burocratiche

Anche Gela non ha ancora avviato alcun Puc, ma l’assessore Nadia Gnoffo, delegata ai Servizi sociali, dichiara che “stanno per partire, finora sono stati riscontrati dei ritardi rispetto ai programmi, con diverse interruzioni a causa della pandemia, dipendenti dallo stesso ministero. Inoltre – aggiunge – abbiamo dovuto attendere dei tempi tecnici per accedere alla piattaforma Gepi e infine le necessarie autorizzazioni da parte del responsabile della sicurezza. Sono cinque progetti che partiranno e saranno tutti concentrati nel settore dell’ambiente e della polizia municipale”. A Paternò la forma associata (è il Comune capofila del distretto che comprende Ragalna e Belpasso) ha richiesto uno sforzo in più per il coordinamento dei progetti tra gli enti, ma nonostante non vi siano ancora tracce sulla piattaforma Gepi, le procedure sono in via di completamento e “nell’arco di un mese – fa sapere l’assessore ai Servizi sociali uscente, Francesca Chirieleison – saremo in grado di avviare i progetti. Già espletata la gara esternalizzata, affidata a una cooperativa che gestirà i percettori secondo le rispettive professionalità. Questi saranno suddivisi nelle strutture comunali dove diventeranno un bacino di manodopera per le città”. 

Coinvolti più enti: questo ha complicato l’iter

Cosa succede nei Comuni più piccoli? Da Camporotondo Etneo, cinquemila abitanti, Puc da attivare, il sindaco Filippo Privitera osserva che “nonostante le buone intenzioni, il lavoro si complica perché il raccordo tra il Comune e il Centro per l’impiego non è semplice, le piattaforme sono diverse e non sempre si trovano i percettori disponibili. Sarebbe stato più opportuno che un unico ente si fosse occupato di tutto, ovvero il Centro per l’impiego, con la diretta assegnazione dei percettori al Comune di residenza per l’erogazione del servizio. Sono state create una serie di lungaggini burocratiche e quando si coinvolgono più livelli amministrativi, c’è il rischio del fallimento”. A Viagrande, altro piccolo centro in provincia di Catania, già a settembre scorso erano stati avviati quattro progetti in ambito sociale, culturale e tutela dei beni comuni. “Complessivamente sono stati impegnati circa 45 soggetti, sui 90 percettori di reddito”, ha dichiarato il sindaco , Francesco Leonardi, spiegando che “i beneficiari del reddito di cittadinanza sono stati impiegati in aiuto dei giardinieri e dei manutentori, per la vigilanza di immobili e strutture comunali, per la catalogazione dei libri della nuova biblioteca ai fini dell’inserimento nel realizzando archivio digitale e la vigilanza sugli scuolabus, nelle scuole e il supporto agli Ata”.

Pulizia, manutenzioni e supporto alle attività culturali

Sono una gran varietà le iniziative che si possono realizzare nei Comuni grazie ai Puc, una volta superata la resistenza iniziale delle procedure e anche di qualche percettore non sempre disponibile ad accettare la proposta di impiego, oltre alla difficoltà di allineare le competenze dei percettori con le esigenze degli enti. I progetti abbracciano gli ambiti culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni. Nella provincia iblea, che in sei mesi (agosto 2021 – marzo 2022) è passata dall’ultimo posto al primo per numero di Comuni che hanno attivato i Puc, è il capoluogo Ragusa ad aver avviato più progetti, 25. La città di Catania invece ne conta ben 100, di cui alcuni già completati. A spulciare tra le schede disponibili nella piattaforma Gepi, facendo riferimento a Catania e Ragusa emerge che i percettori coinvolti svolgono (o hanno svolto) attività di accoglienza in musei, biblioteche, archivi storici, supporto nei front office delle strutture comunali aperte al pubblico, digitalizzazione di dati e informazioni negli uffici, cura del verde pubblico e degli spazi esterni delle scuole, manutenzioni di fontane, statue e spazi urbani, sensibilizzazione alla raccolta differenziata dei rifiuti, supporto nel settore randagismo, sanificazioni, iniziative sociali e per la fruizione del patrimonio culturale. Secondo questo trend, è prevedibile che nei prossimi mesi si arrivi alla totalità o quasi dei Comuni con Puc avviati. A quel punto si potrà fare un primo bilancio per capire i punti di forza e di debolezza di una misura che potrebbe rappresentare una pratica virtuosa e utile ai cittadini.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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