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Reddito di emergenza, affitti, autonomi: il “decreto aprile”

Tutele anche per dipendenti non coperti dal Cura Italia e per i lavoratori in nero. Indennità per gli autonomi a 800 euro. Credito d'imposta ampliato. Le misure allo studio

Il decreto di aprile sarà ancora più consistente di quello di marzo. Punta a mettere una pezza sui buchi lasciati dal cosiddetto Cura Italia e ad ampliare alcune tutele. Valore: non meno di 30 miliardi, cinque in più rispetto al provvedimento di un mese fa. Un po’ come se lo Stato avesse varato due finanziarie nell’arco di qualche settimana. Le misure dovrebbero arrivare dopo il 20 aprile. Tanto che (tra scrittura, pubblicazione a attuazione), si potrebbe parlare ormai di un “decreto maggio”. Ecco che cosa potrebbe contenere.

Autonomi, l’indennità sale a 800 euro

Si parte dalle misure che, pur non essendo ufficiali (lo saranno solo con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale) hanno almeno una fonte istituzionale. La ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha scritto su Facebook che il bonus per gli autonomi passerà da 600 a 800 euro. Si va quindi, in proiezione, ad alzare la soglia della copertura prevista in un primo momento. Nelle bozze del Cura Italia, infatti, agli autonomi era assegnata un’indennità di 1500 euro per tre mesi. Cioè 500 euro di media. Il governo ha poi optato per un contributo maggiore, ma da aggiornare mese dopo mese. Se quanto scritto da Catalfo dovesse essere confermato, la media sui due mesi sarebbe già di 700 euro. A giugno si vedrà. Ma, salvo improbabili sorprese, nell’arco del trimestre autonomi e partite Iva riceveranno più di quanto previsto inizialmente.

Reddito di emergenza

Nel suo post, Catalfo ha citato anche un’altra possibile misura: un “reddito di emergenza per le fasce più deboli della popolazione”. L’indennità dovrebbe essere di 400-500 euro e interessare chi non è stato coperto dalle tutele del Cura Italia. Si tratta, prima di tutto, di 1,8 milioni di lavoratori privati dipendenti: circa 800 mila (200 mila al Sud) sarebbero lavoratori domestici e un milione (350 mila al Sud) a termine che non erano occupati il 23 febbraio. Il reddito di emergenza dovrebbe poi coprire i circa 2 milioni di lavoratori in nero, che si trovano in maggioranza nel Mezzogiorno. Come sottolineato dallo Svimez, tra loro 800 mila (500 mila dei quali al Sud) sarebbero “disoccupati in cerca di prima occupazione che, per effetto della crisi, presumibilmente non potranno accedere al mercato del lavoro nei prossimi mesi”. La stessa analisi dello Svimez si era detta favorevole a un reddito di emergenza, per evitare “impatti rilevanti” non solo sulla condizione economica della popolazione ma anche “sulla tenuta sociale”, soprattutto al Sud.

Risorse e garanzie per i comuni

Nel decreto di aprile potrebbe entrare una serie di provvedimenti che mirano a sostenere i comuni e gli altri enti locali. Un accordo siglato da Abi e Anci permette alle banche di sospendere i mutui. Ma non basta. Tra le ipotesi c’è il congelamento di Imu e Tasi e la creazione di un fondo rivolto ai comuni capace di muovere risorse grazie alle garanzie dello Stato.

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Bonus locazione esteso

Tra i provvedimenti del Cura Italia, c’è un bonus sui canoni di locazione, sotto forma di credito d’imposta. In sostanza, il 60 per cento del valore dell’affitto pagato viene scontato dalle tasse. Il provvedimento, però, riguardava solo la categoria catastale C1, cioè “negozi e botteghe”. Sono così rimaste escluse molte attività che, a oggi, sono chiuse: ristoranti, bar, cinema, teatri, magazzini, alberghi. Nel nuovo decreto il bonus, sempre con credito d’imposta, potrebbe essere esteso. Anche perché, visto l’ingresso agevolato alla cassa integrazione, l’affitto è spesso una delle voci di spesa più onerosa.

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Sugar e plastic tax rimandate?

Se ne è parlato tanto durante la gestazione della legge di Bilancio. Poi è arrivato il coronavirus e sono scomparse dai radar. Rieccole plastic e sugar tax (norme, peraltro, che la Regione Siciliana ha impugnato davanti alla Consulta): potrebbero essere rimandate da luglio 2020 a gennaio 2021. La decisione si fonderebbe su due punti. Primo: non è tempo di pesare, neppure marginalmente, sulle casse delle imprese. Secondo: senza il patto europeo di stabilità, non c’è bisogno di usare il bilancino per rispettare il rapporto deficit-Pil. Si può quindi rinunciare per qualche mese a due tasse che quest’anno avrebbero portato all’Erario circa 290 milioni. La cifra non è certo capace di rivoluziona la contabilità di uno Stato, ma era stata ritenuta preziosa in tempi di bilancino. Adesso, però, lavorare di cesello sarebbe un po’ come tosare un campo da calcio con il bisturi.

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Paolo Fiore
Paolo Fiore
Leverano, 1985. Leccese in trasferta, senza perdere l'accento: Bologna, Roma, New York, Milano. Ho scritto o scrivo di economia e innovazione per Agi, Skytg24.it, l'Espresso, Startupitalia, Affaritaliani e MilanoFinanza. Aspirante cuoco, sommelier, ciclista, lavoratore vista mare. Redattore itinerante per FocuSicilia.

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