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Regione, ipotesi spalma debiti. I costi per la Corte dei Conti

Un ulteriore rinegoziazione dei debiti sembra l'unica strada rimasta al governo siciliano per far fronte agli impegni. Ma i magistrati contabili mettono in guardia sulle conseguenze di queste operazioni

Per ripianare il disavanzo 2018 – un miliardo e 100 milioni di euro -, la soluzione è già stata trovata: tagli che colpiscono tutti i settori e servizi regionali. Ma per la Regione siciliana resta un’altra grande incognita: un miliardo e 26 milioni di euro di disavanzo per il 2019. Il governo regionale, con in testa l’assessore all’Economia Gaetano Armao, è in queste ore in trattativa con la commissione paritetica Stato-Regione per arrivare a una norma “spalmadebiti”, che consenta di pagare a rate anche questo disavanzo. Nuovi debiti per pagare i debiti, insomma. Un metodo per far fronte alle emergenze stigmatizzato dalla Corte dei Conti nel recente giudizio di parifica sul bilancio 2018: secondo i magistrati il 66 per cento della spesa regionale proviene da mutui.

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Oltre 230 milioni l’anno di soli interessi per i mutui

Dei sette miliardi e 300 milioni di euro di disavanzo per la Regione siciliana, oltre sei miliardi sono vecchi debiti già sottoposti a procedura di pagamento dilazionato. Sono debiti antecedenti al 2015: quattro miliardi e 760 milioni sono frutto di “riaccertamento straordinario residui”, e un miliardo e 300 milioni sono i debiti al 31 dicembre 2014 già oggetto di piano di riequilibrio. Queste quote, annualmente, pesano sul bilancio regionale per oltre “500 milioni di euro, di cui 234 riferiti alla sola quota interessi”, scrive la Corte dei Conti. L’indebitamento complessivo, secondo i calcoli “è cresciuto del 17 per cento dal 2014” e, in cinque anni, “si registra una contrazione della spesa di oltre 25 milioni di euro (- 4,8 per cento), interamente riconducibile alla riduzione delle uscite per interessi passivi (-11,8 per cento), mentre le quote capitale segnano un leggero incremento (+2,3 per cento)”, spiegano i magistrati.

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Il debito diminuisce, ma le spese di più

Un debito, comunque, in calo nell’ultimo anno: meno 3,42 per cento rispetto al 2017. “Per il terzo anno consecutivo – scrive la corte – il debito di finanziamento della Regione siciliana registra un decremento, effetto del mancato ricorso al mercato a fronte di rimborsi per quote capitale pari a 266 milioni di euro”. Ma se le spese diminuiscono, la quota del debito pesa sempre di più in percentuale sul bilancio regionale: nel 2018 la Regione ha usufruito per l’ultima volta di una rinegoziazione di mutui con Cassa depositi e prestiti. Una decisione che ha portato a liberare risorse per il 2019 e il 2020. L’impatto è stato quantificato “in termini di minori spese, pari complessivamente a euro 142 milioni di cui euro 106 milioni per il 2019 e la restante quota di euro 36 milioni nel 2020”.

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Il rischio di un “accollo alle generazioni future”

La Corte dei Conti, mette però in guardia la Regione sull’utilizzo dello strumento dell rinegoziazione: “Va rimarcato tuttavia che l’operazione di rinegoziazione posta in essere con Cassa Depositi e prestiti non solo comporta maggiori oneri finanziari complessivi nel trentennio, a valori correnti, pari a euro 407 milioni, difficilmente giustificabili, ma stante l’allungamento dei prestiti, implica un accollo alle generazioni future di oltre 650 milioni di euro”. Operazioni che, se ripetute, ridurranno anche l’outlook della Regione sui giudizi delle agenzie di Rating, con conseguenze negative anche sui tassi: per Moody’s le previsioni per il 2019 sono al momento date come negative (nel 2017 era stabile), mentre per Standards & Poor’s la revisione è passata da “positiva” a “stabile”, e sono viziate da un vincolo per il risultato di amministrazione di 20 miliardi e 500 milioni di euro. Il rischio, come sottolineato dalla Corte dei Conti è che le controparti con cui la regione ha sottoscritto contratti di swap per gli scambi di flussi di cassa, chiedano la risoluzione anticipata degli accordi. Banche come “BNL e Deutsche Bank” che nel 2012 e 2013 hanno già manifestato l’intenzione di procedere in tal senso, e il “vincolo sul risultato di amministrazione pari a euro 20 miliardi e 500 milioni”, spiegano i giudici, è una cifra “largamente insufficiente a coprire i costi di un’eventuale chiusura dei contratti in essere con BNL e Deutsche Bank”.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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