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Regione, Armao: “Manovra espansiva” contro il Covid-19

Rispondere alla crisi coronavirus, e nel frattempo risanare le disastrata finanze della Regione. Obiettivo possibile per l'assessore regionale all'Economia, illustrato all'Ars con una relazione

Cita il “whatever it takes” di Mario Draghi Gaetano Armao. E lo fa per annunciare all’Ars la richiesta di un bilancio che vada oltre ai vincoli imposti. A qualunque costo perciò, con quella che definisce “una manovra economica espansiva” in risposta al disastro del coronavirus. Nella lunga relazione preparata per i deputati regionali Armao chiede “un bilancio ed una legge di stabilità che sblocchino la spesa, mobilitino risorse ed investimenti, offrano strumenti e misure per affrontare recessione e disagio sociale, introducano riforme strutturali e massima semplificazione”. Anche perché, secondo le previsioni riportate dall’assessore regionale all’Economia, la recessione sarà durissima, con almeno 7 punti percentuali di Pil perso. “I settori particolarmente colpiti risultano i trasporti, il turismo, il settore alberghiero ed il commercio al dettaglio, ma il perdurare delle misure di contrasto al virus stanno progressivamente, estendendo a tutti i settori sottoposti al vincolo di chiusura gli effetti recessivi”.

Corte dei Conti: la bocciatura come base di rilancio

Armao si dice già a lavoro, dunque, per approvare in tempi brevi “un bilancio ed una legge di stabilità proiettata all’emergenza, ma sopratutto per approntare a livello regionale e concordare a livello nazionale massicce misure di supporto alla domanda e di iniezione di liquidità”. Resta solo un problema: le recenti bacchettate ricevute dalla Corte dei Conti in merito al bilancio regionale. L’assessore non nasconde i rilievi pubblicati lo scorso 13 dicembre sul bilancio 2018. Anzi: riporta nel testo parte della sentenza, che certifica come manchi “un livello di entrate idoneo a sostenere l’espletamento di tutte le funzioni esercitate in virtù dell’autonomia speciale”. La Regione aveva nel 2018 un bilancio complessivo di poco superiore ai 20 miliardi, di cui 7 destinati alla sola Sanità. Per il resto, scrive la Corte, “non appaiono per nulla sufficienti a fornire copertura finanziaria al complesso quadro di oneri di spesa rigidi né consentono manovre di politica fiscale o economica finalizzate al rilancio di settori di attività produttive”.

Leggi anche – Alla Sicilia serve un contabile: voto zero dalla Corte dei Conti

Uscire dai vincoli di bilancio

Le proposte del vicepresidente della Regione siciliana partono con una considerazione di carattere macroeconomico: tutto il mondo, e l’Unione europea, sono in forte crisi. Il Vecchio continente, in particolare, è in difficoltà, non essendo al momento in grado di soddisfare le richieste di aiuti reali e tangibili di alcuni Stati membri, come i citati “coronabond”. Per Armao il primo problema riguarda il vincolo di bilancio, che l’Unione dovrebbe consentire “solo per le spese correnti, e non per investimenti”. Intanto, però, i Paesi membri hanno ottenuto la sospensione del patto di Stabilità. L’Italia potrà quindi muoversi in deroga ai soliti vincoli di bilancio. Armao chiede quindi che, a cascata, anche la Sicilia possa usufruire di deroghe. La più urgente sarebbe un alleggerimento del contributo al risanamento della finanza, individuato nella manovra 2019. Ammonta a un miliardo. Secondo l’assessore all’Economia, lo Stato dovrebbe “consentire una temporanea riduzione” a 300 milioni di euro per il 2020 e il 2021. La misura sarebbe “proposta dal Governo regionale e recepita dalla Conferenza delle Regioni con un apposito emendamento” presentato a Palazzo Chigi.

Fondi europei: “Rispettare la destinazione regionale”

Nella relazione presentata, Armao entra anche nel merito della riprogrammazione dei fondi europei e di coesione per far fronte agli effetti dell’emergenza pandemica. Chiudendo a qualunque ipotesi di ridistribuzione. “Si dovrà rispettare l’allocazione delle attuali dotazioni finanziarie e la loro destinazione regionale ed il principio di addizionalità delle risorse europee e di coesione rispetto agli interventi ordinari e straordinari che vanno finanziati con la fiscalità generale”, afferma. A supporto, l’assessore all’Economia riporta anche vari pronunciamenti della Corte Costituzionale che certificano come, per le regioni autonome, sia salvaguardato “il metodo pattizio prevedendosi la necessità della stipula di un’intesa bilaterale con ciascuna autonomia speciale”. Lo Stato, quindi, sarà alla fine costretto ad avallare un bilancio che consenta di riprendersi da una “economia da guerra”, come quella citata non a caso dall’assessore. E all’Assemblea regionale rivolge un appello in latino: “Per adottare politiche di bilancio espansive in questo contesto difficile occorre l’idem sentire de republica”. Ovvero, avere tutti lo stesso concetto di Stato.

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Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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