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Sicilia, record di leggi impugnate. “Logiche elettorali e poca competenza”

Dodici norme su ventitré approvate dall'Ars nel 2021 sono al vaglio della Corte costituzionale. Colpa di una politica "caratterizzata da carenze giuridiche e tatticismi", dice il costituzionalista Agatino Cariola. E dall'abolizione del Commissario dello Stato, nel 2014, poco è cambiato

Su 23 leggi approvate dalla Regione siciliana nel 2021, 12 sono state impugnate dal Governo di fronte alla Corte costituzionale. Una norma su due, secondo Palazzo Chigi, “eccede dalle competenze attribuite alla Regione siciliana dallo Statuto speciale di autonomia”. Un record, nella lunga storia dei conflitti di potere tra Palermo e Roma. “In Sicilia le leggi vengono usate come tappabuchi per risolvere i problemi del momento”, spiega a FocuSicilia Agatino Cariola, avvocato e professore ordinario di diritto costituzionale all’Università di Catania. “Di conseguenza spesso sono norme confuse, frammentarie, difficilmente sostenibili di fronte alla Corte”. Una difficoltà a legiferare che affonda le sue radici molto indietro nel tempo. E che vede la Regione “giocare soltanto in difesa, subendo le impugnative del Governo senza reagire”, aggiunge Cariola.

Cos’è il “giudizio di legittimità”

Il quadro dei rapporti giuridici tra Roma e Palermo è noto. Alla Regione siciliana è concessa ampia autonomia in forza dello Statuto speciale. Alcune materie, però, rimangono di competenza esclusiva del governo centrale, come previsto dall’articolo 117 della Costituzione. “Per evitare sconfinamenti, fino al 2014, esisteva il Commissario dello Stato”, ricorda Cariola. Questa figura esercitava un controllo preventivo sulle leggi regionali, bloccando le singole norme ritenute illegittime. Oggi, con l’abolizione del Commissario da parte della Corte Costituzionale, il controllo viene effettuato dal governo centrale dopo la pubblicazione della legge. “Questo fa sì che si crei un ingorgo legislativo tremendo, perché in attesa della sentenza della Corte la norma è operativa”. Una situazione che apre la porta a cause e ricorsi, “con tutti i costi del caso per la pubblica amministrazione”, sottolinea il giurista.

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Bocciata più di una legge su due

Sul tavolo della Corte, da inizio anno, sono finite norme di ogni tipo. A registrarle è il database del Dipartimento per gli Affari regionali e le Autonomie. Ad aprile è stata impugnata la legge regionale 2/2021, contenente “norme sul governo del territorio”. Tra aprile e luglio Palazzo Chigi ha deciso di contestare altre quattro leggi, in materia di enti locali (legge 5/2021), sistema produttivo (6/2021), stabilità finanziaria (9/2021) e sviluppo montano (12/2021). È a settembre, però, che lo scontro istituzionale è deflagrato, con ben sei leggi impugnate. Il giudizio di legittimità è stato richiesto sulla sanatoria delle costruzioni nelle aree a vincolo relativo (legge 19/2021), ma anche su gioco d’azzardo (18/2021), demanio marittimo (17, 21 e 22/2021), accoglienza e inclusione (20/2021). A ottobre, infine, è stata impugnata una legge su edilizia e urbanistica (23/2021).

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Il ruolo degli uffici legislativi

Conti alla mano, il 52 per cento delle norme approvate quest’anno dalla Regione dovrà passare al vaglio della Corte. Per Cariola, questo record è dovuto a diversi fattori. A partire dalla mancanza di uffici legislativi nei singoli assessorati. “A scrivere le leggi, in Sicilia, sono la Presidenza della Regione, gli uffici di diretta collaborazione dell’assessore, oppure i singoli deputati che si fanno assistere da professionisti esterni”, spiega il professore. C’è dunque una “carenza giuridica di base”, tanto più evidente nel confronto con il governo centrale. “I ministeri nazionali hanno ciascuno un ufficio legislativo, che assiste il ministro nella redazione delle leggi. Strutture analoghe mancano a livello regionale”. Da qui la difficoltà dell’ente ad attuare una vera programmazione giuridica. Deficit che secondo il giurista non è affatto casuale.

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I vizi della politica regionale

Norme strutturali e di largo respiro, spiega Cariola, “dispiegherebbero i loro effetti negli anni, e probabilmente a goderne i benefici non sarebbero i promotori ma altri politici”. Viceversa una legislazione contingente, volta a risolvere di volta in volta il singolo problema, può essere sfruttata nell’immediato, anche sul piano elettorale. Un atteggiamento, questo, “che non nasce certo con il governo Musumeci, ma affonda le radici nei decenni”. A esserne condizionata è tutta la “macchina” regionale. “Se gli assessorati avessero uffici adeguati, questi potrebbero sviluppare una programmazione legislativa seria, più difficile da bocciare”. La controprova, aggiunge il giurista, “è che quando la Regione ha adottato atti normativi di principio e di programmazione, ad esempio la legge sul procedimento amministrativo o quella sul governo del territorio, essi non sono stati impugnati”.

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Giocare in attacco e non in difesa

L’unico ufficio legislativo attualmente esistente, prosegue Cariola, è quello attivo presso la presidenza della Regione, che si occupa di dare pareri, applicare le leggi regionali e difenderle di fronte alla Corte. A rigore, la Regione potrebbe a sua volta impugnare leggi nazionali ritenute illegittime. “In Sicilia questo non si fa, soprattutto per ragioni politiche”, spiega Cariola. Un eccesso di tatticismo che per il giurista è un’altra ragione di debolezza della legislazione regionale. “Prima di contestare una legge si guarda a chi l’ha scritta, alla sua parte politica, alle conseguenze che potrebbe avere l’impugnativa”. Per usare un metafora calcistica, continua il docente, si preferisce giocare in difesa anziché in attacco. “Il Trentino, per esempio, impugna pressoché tutte le leggi nazionali, a difesa della propria autonomia regionale”.

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La Corte come capro espiatorio

In Sicilia si preferisce un approccio più tattico, volto a non turbare gli equilibri costituiti. Tra i “vizi” della politica regionale, anche la tendenza a considerare il giudizio costituzionale come un’ingerenza esterna, sulla quale la Regione non può intervenire. “Questo accadeva già con il Commissario dello Stato, che bloccava le norme illegittime. I politici ne approfittavano per far approvare tutte le leggi di loro interesse, scaricando sul Commissario la responsabilità dell’eventuale bocciatura”. La stessa cosa avviene – mutatis mutandis – con l’impugnativa da parte dello Stato. “Il politico fa approvare una legge di contenuto provvedimentale, anche se illegittima. Tanto, poi, arriva l’impugnativa a bloccare tutto”, conclude il giurista.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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