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La Rete rurale siciliana dei Gal. “Una sola voce per avere più fondi”

Unire tutti i Gruppi di azione locale dell'Isola "per portare i fondi europei dedicati dal 2 al 20 per cento". Ne abbiamo parlato con il presidente Santo Inguaggiato e il vice Enzo Maccarrone

Un’associazione, chiamata Rete rurale siciliana, unisce da una settimana ventuno dei ventitré Gal della Sicilia. Sono i Gruppi di azione locale, soggetti che raggruppano i territori non urbani dell’isola. Insieme si occupano, con una collaborazione tra comuni, sindacati, associazioni datoriali e altri enti attivi sui territori, della programmazione di una parte dei fondi rurali del Psr Feasr nella quasi totalità delle aree dell’isola, ad esclusione dei grandi centri urbani. E, in vista della nuova programmazione europea 2021-2027, hanno fatto squadra per un obiettivo ambizioso: “Vorremmo arrivare a spendere come Gal, dall’attuale 2,4 per cento dei fondi Por destinati alla Sicilia, almeno il 20 per cento”, ha spiegato ieri in diretta su FocuSicilia il presidente della neonata Rete, Santo Inguaggiato. Lui è il presidente del Gal Isc Madonie, che copre i territori di ben 34 comuni nella Sicilia occidentale. Nel direttivo della nuova associazione ci sono come vicepresidenti Michele Sabatino del Gal Rocca di Cerere Geopark, con tredici comuni nel territorio ennese, ed Enzo Maccarrone, presidente del Gal Etna, che conta undici comuni sul versante ovest del vulcano.

La mission: azioni mirate per i territori

Maccarrone, anche lui ospite in diretta, ha subito chiarito che l’obiettivo dei Gal non è certo “spendere i fondi”. Questi operano nei territori a supporto delle istanze locali per rispondere ai bisogni attraverso dei piani di intervento. Territori popolati da micro e piccole imprese, che per Maccarrone sono la vera anima di territori “che come sappiamo da anni si stanno spopolando, nonostante al loro interno si producano le eccellenze agroalimentari e un grande potenziale turistico”. L’azione secondo Maccarrone “è non solo economica, ma anche sociale, perché con i nostri bandi che raramente superano i centomila euro le piccole imprese riescono a rientrare nei cofinanziamenti, generalmente del 25 per cento, e a continuare a produrre con qualità”. Una mission che, per i prossimi anni, dovrà essere stabilita con un nuovo Patto di azione locale, strumento che approvato dalla Regione consentirà di programmare gli interventi seguendo le linee guida dettate innanzitutto dal Next generation Eu, il grande piano dell’Unione europea da 750 miliardi di euro su cui si basano gli interventi dei Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. “L’unione fa la forza, l’associazione parlerà con una sola voce al governo regionale soprattutto. E devo dire che abbiamo già avuto una risposta positiva dall’assessore allo Sviluppo rurale, pochi minuti dopo la costituzione formale della Rete”, prosegue sul tema Inguaggiato. E, oltre all’aumento dei fondi, c’è la necessità di “accelerare la spesa, i nostri partenariati tra pubblico e privato individuano cosa serve ai territori non con la bacchetta magica ma con lo sviluppo dal basso, i nostri bandi si basano esclusivamente sulle richieste del territorio”. E per quanto riguarda i due Gal non ancora aderenti, Kalat e Nebrodi plus, “nelle prossime settimane anche loro entreranno formalmente nella Rete”.

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Il digitale, una sfida per il futuro

Dalle esigenze dei territori, portate all’interno dei Gal dai partner sia istituzionali che privati, si arriva poi all’individuazione delle proposte “tramite uffici tecnici specializzati nelle procedure”, spiega ancora Maccarrone. Una rete più ampia quindi, a supporto delle istanze comuni dei Gal, dovrebbe portare esattamente nella direzione intrapresa dall’Europa, che passa anche dalla digitalizzazione. “Chi è isolato oggi, se non può connettersi a Internet a banda larga anche nell’ultimo lembo di territorio, rimarrà sempre più isolato”, una problematica particolarmente presente con la pandemia. Sul tema dodici dei 23 Gal siciliani hanno previsto negli scorsi anni uno stanziamento di risorse, che ha portato pochi giorni fa allo stanziamento previsto nella cosiddetta “Agenda digitale” di otto milioni di euro da parte della Regione in un totale di 142 comuni. “Di fatto è una parte della vecchia programmazione, fatta nel 2016, ma nella prossima tutti dovranno affrontare il tema”.

Leggi anche – Regione, otto milioni di euro per i servizi informatici tramite i Gal

Opportunità da Zone franche montane e Zes

Il totale dei territori coperti dai Gal siciliani è di circa 360 comuni su 391. E 133 di questi fanno anche parte delle cosiddette “aree montane”, territori già in attesa di un intervento specifico da parte del Parlamento nazionale per attivare le cosiddette “Zone franche montane”, con sgravi fiscali e altre misure specifiche di sostegno ad aree particolarmente colpite anche dalla pandemia, “tanto che il Gal Madonie ha destinato 935 mila euro, stornandoli da altre misure, a ristori a livello territoriale. E penso che lo stesso faranno anche gli altri”, spiega Inguaggiato. Lo scorso 6 maggio 110 sindaci siciliani si sono recati a Roma per manifestare l’urgenza dell’intervento, già approvato dall’Assemblea regionale siciliana “ma senza fondi a disposizione”, prosegue Inguaggiato. L’eventuale intervento sarebbe un’ulteriore opportunità di sviluppo per i territori rappresentati “e le leve per lo sviluppo delle aree interne, e di tutte le attività connesse alla ruralità, ci sarà un confronto intermedio anche per il periodo 2023-2027. I Gal torneranno nei territori per capire anche nel futuro su quali leve agire”. “Avere le zone franche, e aggiungo le zone economiche speciali, sarebbe un ulteriore elemento per far fronte a una problematica che è la fiscalità enorme per le piccole aziende. Sono interventi non in contrapposizione, ma anzi che vanno nella stessa direzione di quanto fanno già i Gal”, conclude Maccarrone.

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Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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