fbpx

Verso l’Irpef “unica”, revisione Iva e Ires: la riforma del fisco del governo Meloni

L'Esecutivo deve muoversi nel recinto della legge delega fiscale, approvata definitivamente dal Parlamento lo scorso quattro agosto. Dalla riforma dell'Irpef finalizzata al raggiungimento di un'aliquota unica alla revisione delle altre imposte, ecco come cambia il fisco

Il governo Meloni ha due anni per realizzare la riforma del fisco. A partire dalla revisione dell’Irpef, “diretta al raggiungimento di un’aliquota unica“, passando per le modifica di Iva, Irap e Ires e del diritto tributario. L’Esecutivo deve muoversi nel recinto della legge delega fiscale, approvata definitivamente dal Parlamento il quattro agosto. A esprimere soddisfazione la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La premier ha rivendicato “una riforma strutturale e organica, che incarna una chiara visione di sviluppo e crescita e che l’Italia aspettava da 50 anni”. Capisaldi del nuovo regime, secondo Meloni, “meno tasse su famiglie e imprese, un fisco più giusto e più equo, più soldi in busta paga e tasse più basse per chi assume e investe in Italia”. Ben diverse le valutazioni dell’opposizione. Il Partito democratico parla di “uno strumento che distribuisce nuovi privilegi a chi già ne aveva”. L’accusa al Governo è di seguire una “logica corporativista” e di non aver inserito nella legge “alcuna misura seria e incisiva per il contrasto all’evasione fiscale“.

Leggi anche – Una tassa sugli “extraprofitti” delle banche. L’annuncio del governo

Verso un’aliquota Irpef unica

Alla momento della pubblicazione di questo articolo la Legge delega non è ancora in Gazzetta ufficiale. Dalla documentazione della Camera dei deputati è possibile tracciare i contorni principali della riforma fiscale. Il Titolo I contiene “i principi generali e i tempi di esercizio della delega”, che come detto ha una durata di 24 mesi, nonché “i criteri direttivi per la riforma dello statuto del contribuente”. La parte più “sostanziosa” della Legge è rappresentata dal Titolo II, che contiene le riforme delle diverse imposte. In particolare l’articolo 5 riguarda l’Irpef, Imposta sul reddito delle persone fisiche. L’idea è quella di una riduzione graduale del tributo, “nel rispetto del principio di progressività, tendenzialmente e gradualmente diretto al raggiungimento di un’aliquota unica”. Sul piano delle agevolazioni si stabilisce un allineamento tra il lavoro dipendente e quello autonomo, con “l’applicazione della stessa area di esenzione fiscale e dello stesso carico impositivo Irpef”, nonché la possibilità “di dedurre i contributi previdenziali obbligatori”.

Leggi anche – Comprare casa: mutui per 500 milioni di euro, ma business in calo

I dettagli della riforma del fisco

Restando sui lavoratori dipendenti, la Legge delega prevede “la semplificazione delle disposizioni riguardanti le somme e i valori esclusi dall’imponibile”. Anche agli autonomi sono dedicate varie misure, tra cui “la riduzione delle ritenute operate sui compensi, nel caso in cui ci si avvalga di dipendenti e collaboratori”, nonché la “la neutralità fiscale delle operazioni di aggregazione e riorganizzazione degli studi professionali“. Si ipotizza inoltre “la progressiva introduzione della periodicità mensile degli acconti e dei saldi“, per ottenere in prospettiva “una migliore distribuzione del carico fiscale nel tempo”. La legge contiene anche dei riferimenti alla cosiddetta “flat tax incrementale“. Si tratta della tassazione unica sui maggiori guadagni registrati rispetto ai tre anni precedenti, cavallo di battaglia del centrodestra. Il governo aveva previsto un’applicazione generalizzata. Il Parlamento ha chiesto invece di limitare il beneficio “alle retribuzioni a titolo di straordinario, alla percezione della tredicesima mensilità e ai premi di produttività“.

Leggi anche – Meno tasse per tutti. La nuova riforma fiscale spiegata dal dirigente Mef

Come cambia il reddito d’impresa

Per quanto riguarda l’Ires, Imposta sui redditi delle società, l’articolo 6 prevede dei “regimi complementari di vantaggio” accanto all’aliquota ordinaria al 24 per cento. In particolare si introduce “la riduzione dell’aliquota nel caso in cui sia impiegata in investimenti, con particolare riferimento a quelli qualificati, in nuove assunzioni o in schemi stabili di partecipazione dei dipendenti agli utili“. Tale riduzione, si precisa nella legge, “non si applica al reddito corrispondente agli utili che, nel predetto biennio, sono distribuiti o destinati a finalità estranee all’esercizio dell’attività d’impresa”. Le imprese che non possono beneficiare di questo “regime di vantaggio” possono comunque ambire a ottenere delle agevolazioni fiscali. Si parla di “incentivi riguardanti gli investimenti qualificati, nonché misure finalizzate all’effettuazione di nuove assunzioni, anche attraverso la maggiorazione della deducibilità dei costi relativi alle medesime”.

Leggi anche – Decreto lavoro: meno tasse e proroga dei contratti a termine. Sindacati divisi

Iva, Irap e calcolo dei redditi

La revisione dell’Iva, Imposta di valore aggiunto, è inserita nell’articolo 7. Esso prospetta una revisione dei criteri di calcolo “in modo da renderli più aderenti alla normativa dell’Unione europea“. In attesa dei decreti attuativi l’impegno rimane piuttosto vago, anche se la legge delega prevede “la revisione della disciplina della detrazione, e alcuni interventi più settoriali con riferimento al gruppo Iva, terzo settore, importazione di opere d’arte“. L’articolo 8 stabilisce poi “il graduale superamento dell’imposta regionale sulle attività produttive“, la famigerata Irap, mentre l’articolo 9 prevede una revisione dei criteri di calcolo dei redditi d’impresa. Nel dettaglio, si parla di una “razionalizzazione degli incentivi alle imprese e della fiscalità di vantaggio”, con particolare riguardo “ai redditi delle imprese che accedono agli istituti disciplinati dal codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza”. Ma sono compresi anche i regimi speciali “per gli enti del Terzo settore e gli enti sportivi“.

Leggi anche – Mutui alle stelle. La Bce alza i tassi e a pagare sono i cittadini

Impegno per il Mezzogiorno e i giovani

La legge delega contiene numerosi altri interventi, che dovranno essere “messi a terra” attraverso i decreti attuativi. In particolare il Titolo III prevede la riforma delle procedure di definizione dell’imponibile, “accertamento, riscossione, contenzioso e sanzioni“. Il Titolo IV contiene invece “i criteri relativi al riordino della normativa tributaria e alla codificazione”. Alcune richieste specifiche sono state inserite dal Parlamento durante l’iter di approvazione della legge delega fiscale. Le Camere hanno impegnato il Governo a favorire “lo sviluppo economico del Mezzogiorno e la riduzione del divario territoriale, valutando la semplificazione del sistema di agevolazioni fiscali nei riguardi delle imprese”. Infine si chiede all’Esecutivo di attenzionare il tema della “fuga dei cervelli“. Da qui la previsione di misure fiscali ad hoc “volte a favorire la permanenza in Italia di studenti ivi formati, anche mediante la razionalizzazione degli incentivi per il rientro”.

- Pubblicità -
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

DELLO STESSO AUTORE

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Social

25,010FansMi piace
712FollowerSegui
392FollowerSegui
679IscrittiIscriviti
- Pubblicità -

Ultimi Articoli