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Energie rinnovabili, in Sicilia un quarto degli impianti “fermi” di tutta Italia

Oltre 23 mila grandi opere nell'Isola sono ferme per motivi burocratici e opposizioni dei cittadini "Nimby". Lo scrive l'associazione ambientalista, che cita tre casi simbolo: l'impianto offshore da 2,8 GW al largo delle Egadi e gli impianti di biometano a San Filippo del Mela e Pozzallo. Quest'ultimo al centro dell'uscita in polemica del gruppo locale di Legambiente

Entro il 2030 l’Italia dovrà installare impianti per la produzione di energia rinnovabile da almeno 70 Gigawatt, il tutto per rispettare gli obiettivi fissati a livello europeo per la decarbonizzazione, ovvero la riduzione del 55 per cento delle emissioni rispetto ai livelli del 1990, e una copertura da rinnovabili del 72 per per la parte elettrica. Un obiettivo, Il cosiddetto “Green Deal”, sulla carta, ampiamente raggiungibile dato che, come riporta Legambiente nel suo ultimo report “Scacco matto alla rinnovabili“, le richieste di connessione alla rete elettrica gestita da Terna in sospeso ammontano a oggi a ben 90 GW. Il problema è che le richieste sono bloccate, a causa di “normative obsolete, la lentezza nel rilascio delle autorizzazioni, la discrezionalità nelle procedure di Valutazione di impatto ambientale, blocchi da parte delle sovrintendenze, norme regionali disomogenee tra loro a cui si aggiungono contenziosi tra istituzioni. E la poca chiarezza è anche causa delle opposizioni dei territori che devono districarsi tra regole confuse e contraddittorie”, scrive l’associazione ambientalista. E su un totale 95.118 richieste in attesa tra impianti fotovoltaici ed eolici, ben 23.083 sono in Sicilia. Ovvero, un quarto del totale italiano.

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Bloccato l’impianto eolico offshore da 2,8 GW

Tra le richieste non evase in Sicilia la grande maggioranza, oltre 17 mila, riguarda grandi impianti fotovoltaici. Un tema, quello della realizzazione di pannelli solari, controverso a causa della richiesta di spazio, spesso sottratto alle colture. Un potenziale consumo di suolo denunciato dagli ambientalisti dell’Isola a più riprese, così come quello dell’impatto delle pale eoliche. Tra gli impianti “in attesa” ve ne sono 5.161 per lo sfruttamento dell’energia del vento. Uno, in particolare, consentirebbe da solo la produzione di ben 2.8 GW “e dare energia a oltre tre milioni di persone” scrive Legambiente, che lo inserisce tra le venti opere simbolo del blocco alle rinnovabili in Italia. Parliamo dell’Impianto Eolico galleggiante “Medwind Italia”, presentato da Renexia, costituisce il progetto di parco eolico off-shore flottante più grande d’Europa. 190 turbine eoliche da 14,7 MW, saranno ancorate con fondazioni galleggianti ai fondali, profondi tra i 100 e i 900 metri. Le torri avranno un’altezza di circa 150 metri, un diametro di 250 e produr­ranno annualmente 8,4 TWh di energia elettrica per 3 milioni e mezzo di famiglie. Un progetto “che porterà 700 nuovi stabili posti di lavoro e altri 40 mila nell’indotto”.

I comitati civici “Nimby” e il biogas

A bloccarlo, scrive Legambiente, sono stati in primo luogo i Comuni: pareri negativi riguardo l’impat­to ambientale dell’opera arrivano dai Sindaci di alcuni Comuni del trapanese, tra cui quelli di Favignana e Trapani, che hanno sottoscritto un documento in cui si dichiarano contrari al pro­getto. L’associazione si concentra però sull’azione civica a causa del “blocco”, i cosiddetti comitati Nimby acronimo che significa “Not in my backyard”, e che indica in senso negativo i cittadini attivi che si oppongono alle opere sul territorio a prescindere dal loro reale impatto. Nati sul territorio trapanese a difesa non solo del panorama delle Egadi, ma anche del comparto della pesca, questi hanno di fatto messo in standby la grande opera. Un caso del tutto simile a due altre “opere simbolo” siciliane ma questa volta nel campo del biometano. Sono entrambi impianti per la produzione del biometano. Il primo, a San Filippo del Mela, è il progetto di ricon­versione della centrale A2A attualmente alimen­tata con olio combustibile. Un investimento da 110 milioni bloccato però da motivi burocratici: la realizzazione dell’impianto “non rientra tra quelle previste dalla Ssr”, ossia della So­cietà Regolamentazione Rifiuti della provincia di Messina è la motivazione di diniego dellopera dato dalla Sovrintendenza ai Beni culturali e Ambientali. Una Vas non presente che ha bloccato la realizzazione anche a livello regionale.

Il controverso impianto di biometando a Pozzallo

Il secondo caso simbolo del “blocco” relativo al biogas in Sicilia si trova secondo il report Legambiente nei pressi di Pozzallo. Si tratta di un impianto per la realizzazione del metano a partire da scarti della lavorazione della carne proposto dalla Biometano Ibleo Srl. Tecnicamente l’opera è in territorio di Modica, ma data la vicinanza al centro abitato dell’altro comune ragusano è stata fin da subito oggetto di proteste da parte dei cittadini e dello stesso sindaco, con motivazione principale il disagio dovuto al cattivo odore dei rifiuti lasciati marcire in attesa dell’ingresso nell’impianto. Dopo vari dinieghi in sede di conferenza dei servizi e un ricorso al Tar il cui esito è ancora pendente, l’opera è stata infine bloccata dalla sovrintendenza per la tutela del territorio agricolo della contrada Zimmardo-Bella-magna dove dovrebbe sorgere. Una vicenda che ha coinvolto la stessa Legambiente: tra gli oppositori definiti nuovamente “comitati Nimby” nel rapporto, vi era infatti il locale gruppo dell’associazione ambientalista, fuoriuscito in polemica con la presidenza regionale “favorevolissima” al progetto.

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Le dichiarazioni di Legambiente Sicilia

“Assistiamo basiti allo stop alle rinnovabili. Il rapporto pubblicato oggi – dichiara Anita Astuto, responsabile Energia e clima di Legambiente Sicilia – è una fotografia desolante di un Paese e di una Regione che non vuole vedere la soluzione ma crogiolarsi nei suoi problemi, facendo di fatto gli interessi delle lobbies delle fossili, degli eterni signori delle discariche e degli inceneritori. La nostra atavica emergenza rifiuti potrebbe essere risolta in primis con impianti per la produzione di biometano da FORSU e la questione dei rincari del gas con bollette alle stelle, dovrebbe far riflettere sulla necessità di lavorare perché gli impianti da fonte rinnovabile possano farsi presto e bene. Tra le storie simbolo del rapporto non potevano mancare casi emblematici nella nostra regione: dallo stop all’impianto di biometano a San Filippo del Mela alle opposizioni dell’impianto di biogas di Modica/Pozzallo, all’impianto eolico offsore nel Canale di Sicilia. Uno scacco matto alle rinnovabili dovuto non solo all’immobilismo e alle lungaggini burocratiche, ma anche all’insensata opposizione ad impianti da parte di amministrazioni regionali e locali che di comitati di cittadini, spesso disinformati. Senza dubbio è importante vigilare sulla qualità dei progetti e il ruolo di sentinella da parte di tante espressioni territoriali, compresi i nostri circoli, è importante per evitare che si realizzino opere inutili e dannose. Tuttavia il giudizio negativo da parte di enti e o l’opposizione da parte di amministrazioni locali o cittadini va supportata da valutazioni obiettive che portino all’individuazione di soluzioni, non alla paralisi”.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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