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Rischio idrogeologico, progetti tagliati per i ritardi burocratici

Un anno per una gara, cinque mesi per nominare una commissione. Sono i tempi registrati da alcuni interventi. Che a causa del tempo perso sono stati "definanziati". Cioè riceveranno meno risorse

Quanto costa un ritardo? Beh, dipende. Se si perde un treno, qualche decina di euro. Ma se a tardare sono i lavori contro il dissesto idrogeologico, gli euro diventano milioni. Fra trasporti e appalti, però, non c’è solo una differenza di cifre. Se il treno parte, paga solo chi lo ha perso. Ma se a essere lenta è la macchina pubblica, ci rimette chi aspetta. Cioè i cittadini che attendono messe in sicurezza, pulizia di torrenti e consolidamenti di frane.

I progetti “definanziati”

Dal 2016 sono attribuite a un commissario la gestione e il controllo dei fondi destinati al contrasto del dissesto idrogeologico. L’incarico non si esaurisce nella ripartizione tra i progetti delle somme disponibili grazie al Patto per il Sud, ma consiste anche nella supervisione delle fasi successive, compresa la nomina delle commissioni che valutino i progetti e ne consentano l’avvio. In questa trafila, però, si perdono spesso mesi e la lentezza si traduce in euro. L’8 agosto, una delibera di giunta ha “redistribuito risorse” per “ridefinire gli interventi” e supportare quelli ritenuti più urgenti, come la messa in sicurezza degli alvei fluviali. La selezione è avvenuta con questa ratio: sono stati “definanziati” (cioè tagliati) i progetti dove “non sussistono le condizioni di cantierabilità”, perché le somme stanziate “non sono necessarie” ma ne bastano di più contenute per “espletare le procedure per la cantierabilità”. Tradotto: visto che la coperta è corta, riceveranno meno (almeno per il momento) i progetti in ritardo, anche per colpa del tempo perso tra le maglie della burocrazia.

Cinque mesi per una nomina

Il problema è stato sollevato da un’interrogazione della deputata M5S Valentina Zafarana. A Balestrate (Palermo), la gara per la riqualificazione del tratto di costa Conchiglia-Croce è stata indetta nell’ottobre 2018. Dopo la fine delle operazioni di verifica amministrativa, sono passati 148 giorni prima che, il 7 maggio, venisse nominata la commissione. Il progetto è stato infine sbloccato alla fine di agosto. A Taormina, prima della nomina della commissione, avvenuta il 20 giugno, l’iter per intervenire sul torrente Sirina è stato bloccato per 126 giorni. A Saponara (Messina), colpita dall’alluvione nel 2011, la gara per la messa in sicurezza della frazione Scarcelli è durata quasi un anno. Quattro mesi solo per la nomina della commissione. L’appalto è stato affidato alla fine di ottobre. La messa in sicurezza del sottopasso di Terrasini (Palermo) è stato impalato 113 giorni per la sola nomina della commissione, avvenuta il 31 ottobre 2018. L’appalto è stato poi aggiudicato l’8 aprile 2019. Anche Alì (Messina), dove è previsto il consolidamenteo della “zona in frana a valle dell’ex casa comunale”, ha aspettato 113 giorni per conoscere i membri della commissione.

La burocrazia costa 11 milioni

Questi cinque casi hanno in comune due cose. La prima è la matassa burocratica in cui sono incappati: il tempo biblico delle nomine. La seconda è che sono tra i progetti “definanziati”, proprio perché in ritardo. I fondi destinati ad Alì sono passati da da 2 milioni a 217 mila euro. Quelli di Balestrate da 1,8 milioni a 122 mila euro. Saponara è stata sforbiciata da 4,2 milioni a 487 mila euro, Taormina da 2,45 milioni a 127 mila e Terrasini da 1,8 milioni a a 161 mila euro. Solo questi cinque progetti (non i soli alleggeriti ma quelli sui quali ha più pesato la burocrazia) ci hanno rimesso in tutto più di 11 milioni. In pratica il responsabile delle risorse (il commissario) limita i fondi perché il responsabile dell’iter (il commissario) non è stato efficiente.

Che fine faranno i progetti?

“I danni al nostro territorio e ai cittadini a causa degli ormai sempre più frequenti eventi alluvionali – si legge nell’interrogazione di Zafarana – potrebbero essere prevenuti se politica e burocrazia fossero capaci di operare tempestivamente. In Sicilia però non partono i progetti di risanamento perché la struttura commissariale per il dissesto idrogeologico, che dovrebbe incaricare le commissioni che valutano i progetti e quindi consentire l’avvio delle progettazioni, va incredibilmente a rilento”. La deputata ha chiesto al governo regionale di spiegare i motivi per i quali esiste “una discrepanza oltremodo marcata” tra le diverse procedure e quali iniziative intente adottare per evitarla. Ma c’è anche un altro punto. Se la delibera di agosto si è proposta come una “redistribuzione” in attesa che i progetti diventino cantiere, Zafarana chiede a Musumeci “come intende garantire la copertura finanziaria degli interventi definanziati”. Adesso i fondi sono stati spostati altrove. Come torneranno?

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Paolo Fiore
Paolo Fiore
Leverano, 1985. Leccese in trasferta, senza perdere l'accento: Bologna, Roma, New York, Milano. Ho scritto o scrivo di economia e innovazione per Agi, Skytg24.it, l'Espresso, Startupitalia, Affaritaliani e MilanoFinanza. Aspirante cuoco, sommelier, ciclista, lavoratore vista mare. Redattore itinerante per FocuSicilia.

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