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I ristoratori promuovono il green pass. Ma si teme il nuovo “gioco dei colori”

Secondo Fipe Confcommercio l'estate in Sicilia è andata meglio non solo del 2020, ma anche del 2019. "Merito della certificazione che ci ha permesso di restare aperti", afferma il presidente Dario Pistorio. Dubbi per i prossimi mesi, con aperture e chiusure legate "all'andamento dei contagi"

Un’estate positiva per la ristorazione siciliana: la stagione, secondo i dati di Fipe Confcommercio, è andata meglio del 2019 “almeno per il 35 per cento degli esercenti”. E anche se per la metà dei ristoratori “la situazione a un raffronto tra agosto 2021 e quello di due anni fa è rimasta uguale o è leggermente peggiorata”, il merito della ripresa è da attribuire “al green pass, l’unico strumento per farci restare aperti”, afferma il presidente regionale di Fipe, il ristoratore catanese Dario Pistorio. Anche se il sistema della certificazione inizialmente aveva sollevato delle perplessità, “l’obbligo è stato rispettato nel 99 per cento degli esercizi, e ormai nessun ristoratore potrà dire ‘no’ al suo uso”, prosegue Pistorio.

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Dubbi per l’autunno: “Di nuovo il gioco dei colori”

Un progresso nei numeri, almeno rispetto al 2020 c’è anche nel settore catering, un settore che si regge soprattutto sui festeggiamenti per le cerimonie. “L’estate è stata equiparabile a quella del 2019. Considerando che dal 1 ottobre al 15 giugno non abbiamo lavorato, quella che definirei più in generale ‘ristorazione a domicilio del cliente’ ha funzionato anche grazie alle regole chiare: green pass con vaccino, tampone o essere guariti da non più di sei mesi”. Ma mentre un’estate positiva volge al termine, il dubbio è su cosa accadrà quando non sarà più possibile utilizzare liberamente gli spazi all’aperto. “Quello che ci chiediamo è se le persone, green pass o no, vorranno restare all’interno dell’esercizio. Abbiamo questo dilemma, e le influenze stagionali si potranno confondere con il Covid. Insomma, la paura potrebbe incidere”, afferma il presidente di Fipe. “Non abbiamo la sfera di cristallo per prevedere cosa accadrà in futuro – prosegue Pistorio -, ma quasi certamente tutto dipenderà nuovamente dall’andamento dei dati dei contagi e dei ricoveri, vivremo nuovamente il gioco dei colori con 15 giorni di stacco tra una zona e l’altra”, afferma. Ma che la zona sia “gialla come ora, o bianca o rossa, vorremmo sapere se con il green pass non si resterà aperti o chiusi fin da ora. Non vorremmo che accadesse come l’anno scorso, semplicemente per sopravvivere”.

La pizzeria: “Noi sempre favorevoli al green pass”

Davide Palermo è titolare insieme alla moglie Josè Parise di un grande e nuovissimo locale a Riposto, ai piedi dell’Etna, si chiama “Crescenzio Pizzeria a tavola”, e ha quasi 300 posti a tavola, di cui 180 all’esterno e 110 all’interno di un antico palmento ristrutturato. I posti all’interno, a causa del distanziamento sono ridotti. Davide e la moglie non sono stati fortunati: hanno inaugurato infatti la pizzeria a gennaio del 2020, e poi “ci hanno chiuso l’otto marzo” ricorda Davide. Quest’anno però la stagione è andata bene e la sua terrazza con vista sull’Etna è stata quasi sempre al completo, tanto che nei periodi di picco ha impiegato fino a 14 dipendenti. “Noi siamo sempre stati favorevoli al green pass – dice – perché crediamo nella scienza e rispettiamo le regole. Devo dire che i nostri clienti non hanno mai creato problemi, hanno sempre accettato il controllo di buon grado. Abbiamo un sistema di prenotazione online, e chiediamo subito al cliente che intende prenotare un tavolo se è o meno in possesso di green pass. Se non ce l’ha, lo chiamiamo e gli spieghiamo che può avere un tavolo all’aperto, ma in caso di maltempo non avrà diritto ad entrare nelle sale dove invece faremo accomodare i clienti con il certificato. In questo modo non abbiamo mai avuto discussioni, abbiamo cercato di rendere tutto più chiaro possibile”. Davide Palermo, in base alle risposte stima in circa l’80 per cento i clienti muniti di green pass. Inoltre, per quanto riguarda i dipendenti, la situazione è già tranquilla. “Abbiamo 12 dipendenti, e tutti sono vaccinati e hanno il green pass. Non c’è stato alcun bisogno di obbligarli o sollecitarli, lo hanno fatto tutti spontaneamente nei mesi e nelle settimane scorse. Quando arriverà l’obbligo non creerà alcun problema”.

Lo chef: “Per i clienti mai problemi con l’obbligo”

Massimiliano Vasta è titolare e chef di un locale di tendenza nel centro di Riposto, Vico Astemio, con pochi coperti all’esterno e anche all’interno di una grande sala: “Ci sono 34 coperti, già distanziati da prima del covid – dice – per una mia scelta di garantire ai clienti spazio, comfort e privacy”. Durante l’estate e ancora adesso Vasta ha lavorato all’aperto, tranne nei giorni di maltempo. In quel caso già in fase di prenotazione chiedeva il possesso del green pass, altrimenti non poteva dare seguito alla prenotazione. Ma dice di non avere mai avuto problemi con i clienti, che già conoscono e accettano la regola del green pass. Semmai qualcuno con il certificato pensava di potere entrare nel locale senza mascherina, ma veniva richiamato e invitato a indossarla. Anche Vasta e le altre cinque persone che lavorano con lui sono già vaccinati, quindi nessun problema con l’obbligo.

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I dubbi sull’obbligo di green pass ai lavoratori

All’incognita dei contagi e delle zone si aggiunge anche quella legata all’obbligo del green pass anche per i lavoratori. “Noi siamo come categoria evidentemente favorevoli al green pass. Ma l’allargamento dell’obbligo ai nostri dipendenti ci trova leggermente in difficoltà, perché ci sono persone che sono no-vax, e che dovranno fare tamponi ogni 48 ore. A prescindere dal fastidio, il problema sono i costi, e non possiamo caricarceli come azienda e nemmeno il dipendente potrà sobbarcarseli. Nella mia azienda personalmente ho un caso, ma i tamponi salivari non cambieranno la situazione, anche se il costo si spera scenderà”.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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