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Russo Siciliano, dai distillati ai disinfettanti (senza cig)

Con bar e ristoranti chiusi, il fatturato è calato. Ma tra nuovi prodotti e strategie per ripartire, l'azienda regge. Senza cassa integrazione e con lo smart working avviato prima del Covid

Con 30 mila litri di alcol trasformato, ora si mette mano al vino prima dell’arrivo della distillazione sociale. In anticipo sui tempi dello Stato, l’azienda di Alessandro e Anna Russo ha già la sua roadmap per far riaprire i ristoranti in sicurezza e prendersi cura del territorio. Con bar e ristoranti chiusi, le distillerie di tutto il mondo hanno dovuto inventarsi una nuova vita. Le scorte sono finite presto e il bisogno di disinfettanti ha suggerito la strada da percorrere. In collaborazione con la Protezione Civile, le distillerie italiane hanno iniziato a trasformare il proprio alcol. Assodistil ha garantito l’abbattimento delle accise per rendere l’operazione sostenibile. Ma, al di là del guadagno, per molti la riconversione significava anche mettersi al servizio della comunità.

Russo Siciliano: l’impatto sul fatturato

Russo Siciliano, azienda parte del gruppo Distillerie dell’Etna, nasce da una storia di famiglia. Ignazio Alfio, Salvatore e Giuseppe producevano liquori da vendere sfusi al nord. Nel 1870 gli ultimi due decisero di creare un brand che portasse valore alla Sicilia, imbottigliando e vendendo il prodotto. Nel 2009 il timone è passato nelle mani di Alessandro Russo, figlio di Giuseppe, e di sua moglie Anna, responsabile commerciale. Hanno chiuso il 2019 con un fatturato di circa 4 milioni di euro, ma il 2020 non è iniziato come sperato. Vista l’epidemia da Covid-19, le perdite si sono concentrate nel canale horeca, con un calo nelle vendite di liquori e grappe del 30 per cento a marzo e del 50 per cento ad aprile.

Sicurezza e smart working in anticipo

Ma l’azienda ha affrontato l’emergenza anticipando le decisioni dello Stato e le agevolazioni per l’acquisto di mascherine: “Abbiamo dotato i nostri 15 dipendenti dei dispositivi di sicurezza ancora prima che diventassero obbligatori”, spiega Anna Russo. “Abbiamo seguito la nostra strada, con l’atteggiamento del buon padre di famiglia. Bene che ora ci sia il rimborso, ma l’abbiamo fatto a prescindere”. Anche lo smart working si è mosso in anticipo: “Le lavoratrici con bambini possono organizzarsi il tempo di lavoro, facendo orario continuato, per poter conciliare la famiglia”, spiega Anna Russo, che da sempre guarda a Luisa Spagnoli come esempio. “Siamo anche fieri di dire che nessun dipendente è in cassa integrazione. Per me, il licenziamento è un fallimento commerciale”.

La “conversione” dell’alcol

Il senso di responsabilità li sta guidando anche nella scelta di non attendere la “chiamata alle armi” della distillazione sociale, quando le cantine saranno costrette a conferire alcol per distillarlo. “Tutti ci chiedono alcol – spiega la portavoce – siamo dunque costretti a distillare il vino che abbiamo. Un’azienda che ha 150 anni ha una responsabilità morale nei confronti del territorio”. Il sistema di distillazione in uso presso le Distillerie Russo è il fiore all’occhiello dell’azienda. “Si tratta di una distillazione sottovuoto”, spiega Alessandro Russo. “La colonna di distillazione invece di lavorare sotto pressione, come di norma, effettua l’operazione a una pressione inferiore a quella atmosferica. Questo permette di distillare a una temperatura più bassa con un notevole risparmio energetico”.

Dall’amaro al disinfettante

Finora sono stati distillati 30 mila litri di alcol per disinfettanti. Circa 5 mila litri sono stati acquisiti dall’Università di Catania, con cui l’impresa collabora. “In questa operazione gli uffici della Dogana sono stati molto efficienti nello snellire la procedura per l’abbattimento delle accise”, spiega la Anna Russo. “Mentre i dipendenti lavoravano per trasformare l’alcol puro, mio marito ha portato a casa un bidoncino di questo prodotto a casa. Lo utilizzavo per tutto, anche per le mani dei bambini. Solo che c’era un problema: era amaro. Così gli ho chiesto di creare un alcol naturale senza quel gusto”. E così è nato il Prontigen, un disinfettante spray a base di alcol a 75 gradi con mentolo. “Vogliamo vendere un prodotto innovativo a prescindere dall’emergenza. È il nostro modo per riapprocciare il mondo della ristorazione, riavvicinandomi con un disinfettante che permetta al locale di riaprire”.

“Lo Stato siamo noi”

Se la Gdo ha retto il colpo, le Distillerie Russo torneranno nei ristoranti in punta di piedi. “Voglio andare incontro agli imprenditori senza caricare il cliente”, spiega la responsabile commerciale. “Il ristoratore potrà ordinare piccole quantità, perché dopo tanti mesi, con i coperti in riduzione, non può caricarsi di merce. Faremo cartoni misti. Aiuteremo sulle spese di spedizione, con consegne. Vogliamo mantenere un’ottica familiare e applicare una strategia umana”. L’azienda non può che guardare con favore “a un supporto dello Stato in termini di tasse e di accise”. “Ma – afferma Anna Russo – come dico sempre a mio marito, lo Stato siamo noi”.

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Stefania Leo
Stefania Leo
Classe 1982, ho prima imparato a mangiare e poi a scrivere. Le due passioni si sono fuse nel giornalismo. Oggi mi occupo di enogastronomia e tutto ciò che ruota intorno a vino, cibo e territorio.

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