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Salario minimo: ancora chiacchiere. Italia tra i pochi in Europa a non averlo

In Europa 21 paesi su 27 hanno già una legge sulla retribuzione minima dei lavoratori. Bruxelles chiede a chi non è in regola di adeguarsi, ma Giorgia Meloni dice di non credere nella misura . Tre proposte di legge in Commissione, ma senza i numeri rischiano di rimanere lettera morta

In Lussemburgo chi lavora non può percepire meno di 12,7 euro l’ora. In Irlanda e Francia la retribuzione minima oraria è di 10,5 euro, in Olanda di 9,8, in Belgio di 9,7, mentre la Germania si ferma a 9,5 (dati Eurostat). Un lavoratore italiano, invece, può percepire anche tre o quattro euro lordi l’ora, correndo il rischio di ritrovarsi in condizioni di povertà malgrado abbia un’occupazione. L’Italia è tra i pochi Stati europei a non aver introdotto il salario minimo, insieme ad Austria, Cipro, Finlandia, Svezia e Svizzera. Negli altri 21 Paesi dell’Unione il salario minimo è realtà già da tempo, e viene incrementato anno dopo anno per far fronte all’aumento del costo della vita. In Spagna, ad esempio, è cresciuto del 47 per cento negli ultimi cinque anni. Nel nostro Paese sono state presentate diverse proposte di legge sul salario minimo, ma nessuna è riuscita a superare l’iter parlamentare. Il 13 ottobre 2022, primo giorno della XIX Legislatura, sono state depositate altre tre proposte sul tema, due per iniziativa del Partito democratico e una del Movimento cinque stelle. Tutte e tre sono state messe in calendario dalla XI Commissione Lavoro della Camera, ma l’esito è tutto da scrivere. La stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo ha ribadito durante il question time del 15 marzo 2023, che “il Governo non è convinto che la soluzione ai problemi del lavoro sia il salario minimo legale”, poiché la misura “rischierebbe di creare situazioni peggiori di quelle che abbiamo oggi”.

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Due proposte del Partito democratico

In sostanza, le proposte del Partito democratico chiedono il rispetto delle retribuzioni previste dai Contratti collettivi nazionali (Ccnl), la cui applicazione non è obbligatoria. La proposta 210, a prima firma della deputata Deborah Serracchiani, prevede che “il datore di lavoro corrisponde al lavoratore la retribuzione determinata applicando i contratti collettivi nazionali stipulati dalle associazioni di rappresentanza dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”. Niente più discrezionalità nelle paghe, insomma, pena “la sanzione amministrativa pecuniaria da euro mille a euro 10 mila per ciascun lavoratore, nonché il risarcimento del danno economico determinato al lavoratore”. Sulla stessa linea la proposta 216, presentata dal deputato Mauro Laus, che fa riferimento ai Contratti collettivi precisando che per le attività non coperte “è istituito il salario minimo di garanzia quale trattamento economico minimo che il datore è tenuto a corrispondere al lavoratore”, affidando poteri di controllo sulla misura al Cnel, Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro.

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Salario minimo a 9 euro lordi per il M5S

Diversa l’impostazione della proposta 306, presentata dal leader del Movimento cinque stelle Giuseppe Conte. La premessa è che in alcuni settori i minimi salariali fissati dai Contratti collettivi nazionali “non sembrano adeguati, alla luce delle disposizioni costituzionali e degli indicatori internazionali”. Nella proposta di legge sono citati alcuni esempi, “il Ccnl del settore del turismo, dove il trattamento orario minimo è pari a 7,48 euro, il Ccnl delle cooperative nei servizi socio-assistenziali, in cui l’importo orario minimo ammonta a 7,18 euro, il Ccnl per le aziende dei settori dei pubblici esercizi, della ristorazione collettiva e commerciale e del turismo, che stabilisce il minimo orario contrattuale in 7,28 euro, e il Ccnl del settore tessile e dell’abbigliamento, che stabilisce una retribuzione minima pari a 7,09 euro”. Per questo la proposta prevede che “il trattamento economico minimo orario non può comunque essere inferiore a nove euro lordi”, e che da gennaio 2025 “gli importi sono incrementati annualmente sulla base delle variazioni Ipca (Indice dei prezzi al consumo, ndr) rilevate nell’anno precedente”.

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La direttiva dell’Europarlamento

Ciò che avviene nei Paesi che applicano già la norma. Secondo i dati di Eurostat, il salario minimo mensile in Lussemburgo è passato da 2.089 euro nel 2019 a 2.313 euro nel 2022. Stesso andamento in Francia (1.521 euro contro 1.645), Olanda (1.635 euro contro 1.756) Germania (1.561 contro 1.730) Belgio (1.593 contro 1.842). A promuovere la misura, attraverso una direttiva approvata a settembre 2022, è stato anche il Parlamento europeo, secondo cui il salario minimo “assicura una vita dignitosa ai lavoratori”, ma ha anche effetti positivi sull’economia in quanto “contribuisce a sostenere la domanda interna”. La proposta dovrà essere approvata formalmente dal Consiglio europeo, probabilmente a settembre, dopodiché il testo sarà legge. A quel punto, i Paesi che non possiedono già il salario minimo come l’Italia “avranno due anni di tempo per conformarsi alla direttiva”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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