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Aiop e Censis fotografano la fuga degli italiani verso la sanità privata

Più della metà non prova neppure più a prenotare nelle strutture pubbliche, oltre la metà lamenta lunghissime liste d'attesa. Il 68 per cento degli italiani, secondo i dati Aiop, ha finito per non fare più differenza tra pubblico e privato preferendo la qualità. Ma stanno aumentando anche le richieste di finanziamento per riuscire a curarsi

Più della metà degli italiani ha smesso di rivolgersi al servizio pubblico per curarsi e prenota nelle strutture di sanità privata. Una vera e propria “fuga” fotografata da Aiop (Associazione Italiana delle aziende sanitarie ospedaliere e territoriali e delle aziende socio-sanitarie residenziali e territoriali di diritto privato) e Censis all’interno del 21° Rapporto Ospedali&Salute chiamato “Reinventiamo il Servizio Sanitario. Come evitare la deriva di una Sanità per Censo”. Per gli italiani il Servizio sanitario nazionale resta un pilastro della società, con l’89% che lo vede come uno “spazio sacro” per ridurre le disuguaglianze territoriali, socio-economiche e culturali. Resta anche la soddisfazione per le prestazioni ricevute, con il 90,5% dei pazienti che le giudica positivamente o in maniera sufficiente. Inclusi i territori del Mezzogiorno dove però il giudizio positivo sembra minore. Oltre il 68 per cento dei cittadini non guarda più alla differenza tra sanità pubblica o privata, preferendo la qualità del servizio. In Italia, però, stanno aumentando anche le richieste di finanziamento per curarsi secondo Facile.it.

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La fuga italiana verso la sanità privata

“Reinventiamo il Servizio Sanitario. Come evitare la deriva di una Sanità per Censo” fa chiaro riferimento ad “un’ampia fuga verso la sanità a pagamento“. Con il 39,4% della popolazione che rinuncia alla prenotazione nel Ssn, di cui il 34,4% a reddito basso. La sanità privata nelle strutture pubbliche (intramoenia) rappresenta il 12% delle scelte, mentre il privato puro raggiunge il 18%. Inoltre, il 51,6% degli italiani opta direttamente per la sanità a pagamento, senza neppure tentare di prenotare nel pubblico, anche tra la popolazione a basso reddito (40,6%). Secondo una recente analisi di Facile.it, sono aumentate anche le richieste di prestiti personali per accedere alle cure. Nel 2023, le richieste di finanziamento hanno rappresentato quasi il 4% del totale.

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Un muro di gomma chiamato “prenotazioni”

Il rapporto spiega come il principale problema del sistema sanitario nazionale italiano è l’inefficienza nell’accesso ai servizi sanitari. Visite mediche, prenotazioni impossibili ci sono anche in Sicilia. Un problema nel problema, tanto che anche la Regione Siciliana ha ammesso, in particolare, che “resta ancora alta la mobilità in uscita dei pazienti siciliani che scelgono di curarsi al di là dello Stretto”. Il 53,5% degli italiani ha dichiarato di affrontare tempi di attesa eccessivamente lunghi e il 37,4% che segnala liste di attesa bloccate o chiuse, nonostante siano vietate per legge. Un altro dei principali risultati emersi dal rapporto è la convergenza tra la percezione diretta degli utenti e quella degli erogatori del Servizio Sanitario Nazionale (Ssn), sia nella sua componente pubblica che privata. I cittadini non “pesano” più l’appartenenza della struttura al servizio pubblico o privato. E così la spesa sanitaria privata costituisce circa un quarto della spesa sanitaria totale degli italiani.

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Orazio Schillaci: “Sanità italiana ai primi posti”

Il ministro della Salute Orazio Schillaci era a Roma per la presentazione del rapporto “Reinventiamo il Servizio Sanitario”. Ha evidenziato i punti di forza del Servizio sanitario nazionale italiano e non ha nascosto le criticità, parlando di sanità in crisi. “Il Ssn – ha ricordato il ministro – ha una elevata capacità di garantire le cure migliori ai propri cittadini, ma non possiamo ignorare come essi sperimentino continue barriere all’accesso alle prestazioni“. “Mi riferisco ai tempi d’attesa eccessivamente lunghi, a liste addirittura bloccate – ha proseguito Orazio Schillaci -, mi riferisco alle persone che rinunciano a priori a curarsi, atteggiamento questo di sfiducia, una rappresentazione di una sanità in crisi“. La priorità del governo è rendere accessibile le cure, che siano somministrate dal pubblico o dal privato. “Bisogna partire dal dato che emerge nel Rapporto per il quale i cittadini italiani sono interessati alla qualità e non se la struttura che eroga le prestazioni sia di diritto pubblico o se privata convenzionata e occorre rimuovere gli ostacoli che incontrano soprattutto le persone meno abbienti”.

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Sanità privata o pubblica non fa più differenza

Gli italiani fanno poca attenzione al concetto giuridico di pubblico e privato quando hanno necessità di una prestazione sanitaria. Lo ha evidenziato la presidente Aiop Barbara Cittadini, spiegando le opportunità offerte dall’ultima legge di bilancio per l’accesso alla sanità privata, intervenendo anche sulle riduzione delle liste d’attesa. “Una prima importante scelta in questa direzione – ha spiegato Cittadini – è stata, finalmente, compiuta nell’ultima manovra di bilancio, la quale non si è limitata a stanziare risorse ad hoc per la riduzione delle liste d’attesa ma ha infranto quel “tetto di cristallo” che avendo, per decenni, limitato le Regioni all’acquisto di prestazioni dalla nostra componente (privata), ha depauperato quali-quantitativamente la capacità di risposta del sistema”. In base alla statistiche fornite dal rapporto, esattamente il 68,5% degli italiani non farebbe più attenzione alla natura giuridica delle strutture per considera rilevante solo la qualità delle prestazioni ricevute.

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Giorgio De Rita: “Gestire meglio le risorse pubbliche”

Per il segretario generale Censis, Giorgio De Rita, resta urgente migliorare la gestione delle risorse pubbliche per il Ssn italiano. “Per questo è urgente ampliare e gestire con maggior efficienza le risorse pubbliche investite in sanità. Sarà così finalmente possibile rispondere alle aspettative di qualità ed equità dei cittadini, contrapponendosi alla pericolosa deriva verso una sanità per censo”. Promosso da Aiop e realizzato in collaborazione con il Censis, “Reinventiamo il Servizio Sanitario. Come evitare la deriva di una Sanità per Censo” ha unito le analisi del Ministero della Salute, del Ministero dell’Economia e delle Finanze, di Agenas e di altri osservatori più vicini all’esperienza dei cittadini-pazienti con il Servizio sanitario nazionale.

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Chiara Borzì
Chiara Borzì
Sono una giornalista specializzata nei temi di economia, impresa, ambiente, cultura e sport. Attualmente dottoranda di ricerca e cultrice della materia di "Storia Contemporanea" presso l’Università degli Studi di Enna "Kore".

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