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Sicilia, bambini ai margini. Il rapporto di Save the children

Sovrappeso, senza mense, senza asili e con una spesa pro capite regionale di 71 euro. Sono poche le opportunità offerte ai bambini siciliani secondo "Atlante dell’Infanzia a rischio" di Save the Children

“Per una molteplicità di fattori diversi, nascere e crescere in queste regioni (Campania, Sicilia, Calabria) significa avere meno possibilità di accesso alle principali attività ricreative e formative dell’infanzia”. È quanto si legge nel report “Atlante dell’Infanzia a rischio” di Save the Children che a dieci anni dalla pubblicazione della prima edizione, fa un bilancio sulla condizione dei bambini in Italia. Diversi i parametri presi in considerazione in cui la Sicilia non fa mai una bella figura. Anzi, in molti casi i numeri si abbassano piuttosto che crescere, registrando una generale flessione della condizione dei bambini e dei ragazzi fino a 17 anni. L’incidenza della povertà relativa minorile nell’isola è oltre il 34 per cento.

Clima e diseguaglianze

Secondo Save the children, più del 30 per cento del territorio italiano è soggetto a un grado medio-alto di vulnerabilità ambientale. La Sicilia è la regione messa peggio con picchi che arrivano al 70 per cento. Valori superiori al 50 per cento si registrano invece in Molise, Puglia e Basilicata. Si tratta di un dato che, seppure in apparenza non legato allo status di benessere dei più piccoli, inficia molto sulla qualità della loro vita perché “i cambiamenti climatici – si legge sul rapporto – alimentano un divario generazionale senza precedenti, con bambini e giovani chiamati a pagare il conto della più grave crisi nella storia dell’umanità”.

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Bambini sovrappeso

Un altro dato preso in considerazione è il peso dei ragazzini dai 6 ai 17 anni. In Italia è in sovrappeso 1 bambino o ragazzo su 4 (24 per cento) con forti oscillazioni regionali che vanno dal 14 per cento del Trentino Alto Adige al 35 per cento della Campania secondo i dati Istat 2017. Il dato siciliano è paragonabile alla media italiana, tra il 26 e il 30 per cento. Save the children cita l’Organizzazione mondiale della sanità per dire che c’è una “forte correlazione in Europa dell’obesità infantile con lo status socio-economico dei genitori” e fa riferimento alle mense scolastiche come mezzo per migliorare la situazione. “Oltre a rappresentare un possibile mezzo per contrastare l’emergenza climatica, – si legge sul documento – rappresentano uno strumento straordinario per promuovere il diritto a un’alimentazione sana per tutti, favorendo percorsi di educazione alimentare e al consumo
critico, processi di integrazione sociale, e un’azione concreta di contrasto all’obesità e alla
malnutrizione”.

In Sicilia quasi assenti le mense scolastiche

In Italia però, le mense non sono così diffuse come dovrebbero, con differenze sostanziali tra Nord e Sud. “Oggi il nostro Paese è lontano dal garantire a tutti un accesso equo ad una mensa di qualità. Nel 2017 solo uno studente su due nella scuola primaria ha avuto accesso ad una mensa”, scrive Save the Children. Come spesso accade è il Sud e i suoi giovani a pagarne il prezzo più alto. In Sicilia si arriva all’81 per cento dei bambini e ragazzi che non ne usufruiscono, subito seguiti da Molise (80 per cento) e Puglia 74 per cento.

Decrescita demografica

Nascono meno bambini in Italia, ma se al Centro e al Nord l'”Atlante dell’Infanzia a rischio” segna un leggero incremento “grazie al contributo delle famiglie straniere”, non si può dire lo stesso per il Sud. Anche qui aumentano, ma non riescono a colmare la discrepanza. Oltre all’emigrazione economica e culturale che le regioni meridionali segnano già da anni sia di giovani che vanno a studiare “fuori” e non tornano sia di chi cerca un lavoro, si deve aggiungere una riduzione di 1 minore ogni 10. Save the children definisce i giovani “tesoro” in virtù della loro importanza per il futuro del Paese e segnala la Campania e la Calabria come le peggiori delle regioni con circa il 12 per cento in meno di minorenni. La migliore è l’Emilia Romagna con un incremento di quasi 10 punti percentuali. La Sicilia è tra le peggiori con una percentuale di 11 punti. I minori in Sicilia senza la cittadinanza italiana sono il 4 per cento sul totale della popolazione di 0-17 anni, pari a +2,5 rispetto al 2008, anno dell’ultima indagine.

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Spesa pubblica per la famiglia

Anche per quanto riguarda la spesa e i servizi per l’infanzia l’Italia è “un puzzle cubista di difficile ricomposizione, determinato dalla compresenza nel nostro Paese di 19 sistemi regionali e due provinciali non comunicanti e a volte inconciliabili tra loro, spesso inefficienti”, secondo l’associazione dedicata ai minori. In Sicilia si spendono 71 euro pro capite, 42 euro in più rispetto al 2008. La regione che spende meno è la Calabria, con appena 23 euro pro capite, mentre la più espansiva è l’Emilia Romagna che spende 266 euro pro capite aumentando di ulteriori 50 euro a testa la spesa del 2008.

Asili nido e fondi Pac

Nei dieci anni che separano dal precedente report di Save the children, il dato siciliano sul numero dei bambini fino a 2 anni presi in carico dai servizi per la prima infanzia comunali è peggiorato di quasi un punto percentuale. Si attesta oggi al 5 per cento che è molto lontano dal traguardo di Lisbona (33 per cento). Negli scorsi anni sono state avviati interventi per cercare di migliorare la situazione. Un esempio è rappresentato dal Piano azione e coesione (Pac) che mira a potenziare i servizi per la prima infanzia nelle quattro regioni obiettivo del Mezzogiorno (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia). Il problema però è che i Comuni devono anticipare l’investimento e considerando che molti sono in difficili condizioni finanziarie, alcuni addirittura in dissesto, i risultati non sono quelli sperati.

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Dispersione scolastica e neet

Secondo l’indicatore indiretto degli Early School Leavers, la dispersione scolastica in Italia si attesta al 14 per cento. Quasi tutte le regioni crescono, Sicilia compresa, ma nonostante un miglioramento di circa 4 punti percentuali, il dato rimane abbastanza alto: 22 per cento. “È un ambito nel quale l’Italia ha accumulato un gravissimo ritardo in questi ultimi anni, alimentando dispersione, fallimento scolastico e nuove povertà di futuro tra i più giovani”, si legge sul report. Un ritardo a cui, secondo Save the children, ha contribuito la riduzione della spesa statale “crollata dal 4,6 per cento del 2009 al 4,1 del 2011, fino al minimo storico del 3,6 per cento attuale”. Conseguenza di questa situazione è anche l’aumento dei neet, ovvero dei giovani che non studiano e non lavorano. Il tasso ha continuato a crescere dappertutto, in particolare in Calabria (+7,9 per cento), Lazio, Liguria, Molise (sopra il 7 per cento), Sicilia e Umbria (+6 per cento). “Nel nostro Paese quasi 1 giovane su 4 (il 23 per cento) si muove in questa condizione di limbo e non pare avere un gran futuro nella nuova età della conoscenza. La mappa mostra anche in questo caso i forti divari regionali: si passa dal 38 per cento della Sicilia al 15 per cento del Nord-Est”, si legge.

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Libri, teatro, musei, sport e internet

Anche nel campo delle arti e dello sport i bambini e i ragazzi italiani non se la cavano bene e in Sicilia, ancora una volta, stanno anche peggio. Quasi un 6-17enne su due non apre un libro durante l’anno e, nello stesso periodo, solo uno su quattro ha letto più di quattro libri. Secondo Save the children anche in questo caso i fattori socio economici e culturali influiscono e dunque la scuola non basta. Quasi il 70 per cento dei 6-17enni siciliani non legge per nulla, un dato in aumento di cinque punti percentuali e mezzo rispetto a 10 anni fa. Invariata invece la statistica su chi è abituato ad avere un libro tra le mani, che rimane poco sotto il 12 per cento. Non vanno meglio le cose anche negli altri settori che implicano cultura. Quasi l’80 per cento dei giovani siciliani non trascorre il tempo libero tra teatro, cinema, musei o mostre, concerti, siti archeologici e monumenti o manifestazioni sportive. Non sono molti neanche quelli che lo sport lo praticano direttamente, quasi il 43 per cento. L’unico dato che veramente segna una svolta, tanto in Sicilia quanto nel resto d’Italia, è quello relativo all’accesso a internet. Ne hanno facoltà tutti i giorni il 47 e mezzo per cento dei ragazzi siciliani.

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Desirée Miranda
Desirée Miranda
Nata a Palermo, sono cresciuta a Catania dove vivo da oltre trent'anni. Qui mi sono laureata in Scienze per la comunicazione internazionale. Mi piace raccontare la città e la Sicilia ed è anche per questo che ho deciso di fare la giornalista. In oltre dieci anni di attività ho scritto per la carta stampata, il web e la radio. Se volete farmi felice datemi un dolcino alla ricotta

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