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Save the Children: con la crisi da Covid aumentano i bambini poveri

I genitori hanno perso il lavoro, vivono in case sovraffollate e non hanno capacità economiche e tecnologiche. Si aggrava la condizione dei minori italiani

Aumenta la disoccupazione e diminuisce la capacità economica delle famiglie a causa della crisi scatenata dall’epidemia da Covid. Una situazione che ha delle conseguenze dirette sulla povertà materiale tra i minori come sottolinea Save the children nel suo rapporto dal titolo “L’impatto del coronavirus sulla povertà educativa”. E in Sicilia va ancora peggio in considerazione del fatto che, come ha scritto la stessa associazione pochi mesi fa: “per una molteplicità di fattori diversi, nascere e crescere in queste regioni (Campania, Sicilia, Calabria) significa avere meno possibilità di accesso alle principali attività ricreative e formative dell’infanzia”.

Tasso di povertà verso il 20 per cento

Di questo passo, Save the children stima che non solo si neutralizzano “i miglioramenti stimati per il 2019 dovuti all’introduzione del reddito di cittadinanza”, il tasso di povertà assoluta balzerebbe “dal 12 al 20 per cento in poco tempo”. I dati parlano chiaro: 3,7 milioni di tutti i lavoratori bloccati a casa vivono in famiglie monoreddito. La metà di queste ha figli a carico. Crisi che sarebbe peggiore di quella del 2008 e così “una larga parte dei minori che vivevano in una condizione di deprivazione, ma che potevano comunque acquistare beni e servizi essenziali è scivolata quindi nella condizione di povertà assoluta”. Tanti altri potrebbero farvi parte nel futuro prossimo. Anche i figli dei dipendenti, di solito lontani da queste problematiche, sono a rischio. “Soltanto il 14,8 per cento dei genitori ha infatti dichiarato che la propria situazione economica non cambierà”. Più di una famiglia su dieci ha subito una riduzione di salario definitiva e il 7,4 per cento dei genitori ha perso il lavoro. Il 36,6 ha invece smesso temporaneamente di lavorare. Sono state ridotte tutte le spese e il 21,5 per cento delle famiglie (28,2 al Sud) non ha potuto comprare medicinali necessari o ha dovuto rinunciare alle cure mediche per mancanza di soldi.

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Povertà economica e povertà di competenze

La povertà non è solo economica. La costrizione a casa ha un impatto anche sulla deprivazione educativa e culturale. Ancora una volta sono più colpiti i minori che vivono in famiglie in condizione di svantaggio socioeconomico. Save the Children cita i dati Ocse del 2018 per dire che la situazione era già negativa. “Circa un quarto dei 15enni non in grado di riprodurre ed applicare le conoscenze relative alla matematica, lettura e scienze apprese a scuola”. E marcate sono le differenze regionali. Al Nord circa il 16 per cento dei minori di 15 anni non raggiunge il livello minimo di competenze in lettura. Al Centro hanno queste difficoltà il 20 per cento e al Sud si supera il 31. Nelle isole la percentuale sale al 35. Per le capacità matematiche e le conoscenze scientifiche le cose vanno anche peggio, seppure di poco nel primo caso, di molto nel secondo. Le scarse conoscenze scientifiche variano da meno 20 punti percentuali al Nord fino a 40 punti nelle isole passando dal 23 per cento del Centro e al 35 del Sud. Differenze territoriali che spesso vanno a braccetto con le differenze socioeconomiche tra le famiglie. Più sono precarie economicamente e più è precaria la preparazione dei figli.

Didattica a distanza

La crisi da lockdown, con l’obbligo della didattica a distanza non ha portato benefici al quadro italiano. “Non si può nascondere che la scuola sia giunta a questa crisi impreparata sul fronte della didattica a distanza”. Ci sono stati degli sforzi virtuali, ma “non possono sostituire l’azione educativa che si fonda sulla relazione, sull’accoglienza e sull’organizzazione della vita dei bambini e degli adolescenti giorno dopo giorno”. Inoltre, le differenze economiche, le condizioni abitative e la possibilità d’accesso ai mezzi tecnologici sono molto diversificati da quartiere a quartiere. Basta pensare che il 42 per cento dei giovani italiani vive in case sovraffollate, quindi prive di spazi adeguati allo studio. Tra il 12 e il 20 per cento non ha a disposizione nessun computer o tablet e il 57 per cento di coloro che ne dispongono li deve condividere con altri componenti della famiglia.

Servizi offerti agli studenti

Occorrerà lavorare in futuro per migliorare nella didattica come pure nei servizi offerti agli studenti italiani. Dal tempo pieno agli asili passando per edifici stabili e agibili. Soltanto Lazio e Basilicata, pre crisi, hanno superato il 50 per cento di copertura del tempo pieno nella scuola primaria. Sicilia e Molise hanno percentuali al di sotto del 10 per cento (9 e 7). Non fa eccezione il servizio della mensa scolastica. Già prima dell’emergenza, la metà dei giovani “non accedeva a tale servizio”, “a causa soprattutto della riduzione delle risorse dei comuni”. La crisi “potrebbe ridurre ancor più la disponibilità di tale servizio, penalizzando soprattutto i bambini che vivono in famiglie in svantaggio economico”.

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Desirée Miranda
Desirée Miranda
Nata a Palermo, sono cresciuta a Catania dove vivo da oltre trent'anni. Qui mi sono laureata in Scienze per la comunicazione internazionale. Mi piace raccontare la città e la Sicilia ed è anche per questo che ho deciso di fare la giornalista. In oltre dieci anni di attività ho scritto per la carta stampata, il web e la radio. Se volete farmi felice datemi un dolcino alla ricotta

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