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Scorie radioattive, c’è ancora paura. I sindaci: “Non ci fidiamo”

I siti siciliani tra i “meno interessanti”. Ma mentre Legambiente e Regione escludono che i rifiuti possano arrivare nell'Isola, i sindaci di Trapani e Butera chiedono la rimozione anche dall'elenco provvisorio

Molto probabilmente il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi non verrà mai realizzato in Sicilia. I quattro siti siciliani inseriti nella Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (Cnapi), nei comuni di Butera, Calatafimi-Segesta, Castellana Sicula-Petralia Sottana e Trapani, non sono tra i “favoriti” della Sogin, la società pubblica che si occupa della dismissione del nucleare in Italia. Ma associazioni ed enti locali sono pronti alle barricate. “Non ci fidiamo di Sogin”, afferma Filippo Balbo, sindaco di Butera. E nonostante le rassicurazioni dell’assessore regionale all’Ambiente, Salvatore Cordaro, e di Legambiente Sicilia, che con il presidente Gianfranco Zanna parla di “reazioni scomposte” per quella che è soltanto una fase preliminare, anche il sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida, è pronto a dare battaglia: “Le due aree del trapanese non dovevano neanche essere tra le 67 individuate”. Ecco cos’hanno detto i tre a FocuSicilia.

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Tranchida: “Raccolte 50 mila firme”

“Abbiamo dei dati – esordisce Tranchida – che mettono in discussione l’individuazione stessa dei siti, perché evidenziano la presenza di faglie sismiche e il pericolo di inquinamento idrogeologico. Siamo vicini a una diga, immaginate che ‘insalata’ ha fatto Sogin”. Per il sindaco “le due aree del trapanese non dovevano neanche essere tra le 67, perché mancano le condizioni minime e siamo ad appena un chilometro da zone densamente abitate”, aggiunge. “Quindi per noi, anche in punto di diritto, non c’è nulla da fare”. “Le associazioni e i comitati spontanei – continua Tranchida – hanno già raccolto 50 mila firme”. Sulle eventuali compensazioni economiche il sindaco si dice orgoglioso del fatto che il suo “territorio ha investito nel biologico”, per cui “andiamo avanti con la nostra idea di sviluppo per la zona, sia per le coltivazioni sia per la valorizzazione culturale, paesaggistica e ambientale. Altro che posti di lavoro legati al Deposito. Abbiamo detto no e no sarà”, conclude. 

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Balbo: “Non mi fido di Sogin”

Balbo è perentorio: “Il nostro sito non è assolutamente idoneo”. Nonostante i criteri sembrino escludere i siti siciliani, la sua opposizione è energica: “Non mi fido di questa classificazione. Sono convinto che nessuno” tra i 67 “si candiderà a ospitare il Deposito, perciò non vorrei trovarmi tra qualche tempo un’indicazione calata dall’alto”. Per il sindaco “già solo l’inserimento di Butera nella lista ha creato danno”. Sostiene che questo potrebbe scoraggiare “gli imprenditori decisi a investire nel nostro territorio”, perché quell’area “non è solo la più produttiva del nostro Comune, ma anche di tutti quelli limitrofi. E poi lì ci sono le falde”. Per questo “vogliamo che Butera sia stralciata subito da quella Carta”. Sull’attivismo del territorio conferma che “le associazioni si stanno muovendo. Noi coinvolgeremo, ma loro stesse ci hanno chiesto di essere coinvolte” perché “questa azione dev’essere fatta con grande celerità e determinazione. Anche gli imprenditori si sono messi a disposizione”. Parlando degli standard di sicurezza garantiti da Sogin non è più morbido: “Ma quale standard elevati… Faccio il medico-pediatra da trent’anni: dove ci sono scorie nucleari non c’è sicurezza” e ricorda che “siamo anche a un chilometro dal mare”. Sulle compensazioni economiche si fa scuro: “Ma si può barattare la storia, l’economia e la cultura di un territorio con eventuali ristori che non arriveranno mai?” e cita il caso del Muos di Niscemi. “Non lo permetteremo assolutamente. Questa è la nostra posizione e ci opporremo con tutte le nostre forze”.

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Zanna: “Folli dichiarazioni sul nulla”

Altri toni quelli del presidente di Legambiente Sicilia: “Siamo rimasti basiti per le reazioni scomposte e a volte sconclusionate di molti soggetti. La politica si divide su tutto, ma su questo si è trovata subito d’accordo, dicendo anche delle sciocchezze”, per esempio che “sarebbero sorti 67 siti in tutta Italia”. E ancora: “Quando ci sono queste reazioni nessuno si chiede dove si trovino ora le scorie: sono in posti non adatti. Finalmente si è avviato un percorso che sollecitiamo da sei anni”, perché la Cnapi “è un risultato positivo. Questo sito bisogna individuarlo, è previsto dalla legge ed è tra le cose da fare. C’è una procedura di infrazione europea”. Sogin ha aperto la Consultazione pubblica, che “è un percorso molto preciso – continua Zanna – perciò vediamo di fare le persone serie. Purtroppo molti hanno dimostrato di non esserlo, di tutti i partiti e di tutti gli schieramenti: governatori, deputati e sindaci hanno alzato le barricate e partecipato a questa giostra di folli dichiarazioni sul nulla. I territori – ricorda – parteciperanno attivamente” e sui criteri di idoneità conferma che “le 67 aree non sono tutte uguali ed è davvero improbabile che la scelta ricada su un sito siciliano”.

Mauro Gemma
Mauro Gemma
1990. Giornalismo, radio, podcast e politica. Le cose migliori mi sono capitate per caso, ma poi ci ho lavorato su.

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