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Scuole sicure? Neanche sulla carta. Gli edifici sono privi di certificazioni

Certificato di agibilità, collaudo statico, prevenzione incendi e caratteristiche antisismiche: gli istituti scolastici dell'Isola sono messi malissimo, secondo l'Anagrafe nazionale del ministero della Pubblica istruzione. I presidi segnalano, gli enti (pubblici) proprietari spesso restano distratti

Non c’è da meravigliarsi troppo quando crolla un soffitto in classe: i grandi assenti non giustificati delle scuole siciliane si chiamano Certificato di agibilità (si trova solo in un istituto su quattro), Certificato di collaudo statico (solo in metà degli istituti), Certificato di prevenzione incendi (solo in una scuola su dieci) e, non ultime, le caratteristiche antisismiche dell’edificio: solo un immobile ogni quattro è antisismico. La sicurezza complessiva di ogni scuola si regge su alcuni pilastri, tra cui quelli appena elencati, che corrispondono a precise certificazioni rilasciate da Comuni e tecnici. In Sicilia questi pilastri talvolta sono grandi quanto stuzzicadenti, almeno a giudicare dai numeri eclatanti che emergono dall’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica.

Gran parte delle scuole siciliane non in regola

La banca dati, che fa capo al ministero della Pubblica istruzione, raccoglie tutte le informazioni sulla consistenza e la funzionalità delle scuole statali. Si tratta di 40.160 edifici attivi e utilizzati censiti in tutta Italia e altri 3.076 inattivi, anche a causa di calamità. In Sicilia sono 3.669 gli edifici censiti dall’Anagrafe, tutti immobili di competenza di Comuni ed ex Province (Città metropolitane o Liberi Consorzi di Comuni) che ne sono proprietari o li gestiscono. Nella nostra Isola le criticità maggiori riguardano proprio quattro elementi decisivi (staticità, agibilità, antincendio e antisismico) sui quali le scuole in gran parte non sono in regola.

Fonte: elaborazione FocuSicilia su dati Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica, ministero della Pubblica istruzione

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Come funzionano le certificazioni di sicurezza

Il certificato di collaudo statico garantisce l’idoneità strutturale di una scuola e viene rilasciato da un tecnico incaricato dal committente, proprietario dell’immobile. Il certificato di agibilità è invece il documento che attesta le condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti, in conformità alla normativa vigente. L’agibilità di un immobile è la sua idoneità ad essere frequentato ed utilizzato senza alcun rischio per le persone: l’atto amministrativo con cui l’autorità competente – il Comune – concede l’utilizzo di un immobile per uso pubblico. Nel caso delle scuole, ci si imbatte spesso di un palese conflitto di interessi, in quanto il Comune diventa allo stesso tempo controllore (ente certificatore) e controllato (proprietario dell’edificio). Il certificato di prevenzione incendi è un attestato che certifica il rispetto delle prescrizioni previste dalla normativa di prevenzione incendi e la sussistenza dei requisiti di sicurezza antincendio e viene rilasciato dal comando provinciale dei Vigili del Fuoco. È il dirigente scolastico che avvia l’iter, mentre l’ente proprietario fa redigere il progetto. Infine, le caratteristiche antisismiche di un edificio devono rispondere alla legislazione in materia, che prescrive norme tecniche in base alle quali un edificio deve sopportare terremoti, salvaguardando le vite umane. Fondamentale, vista la pericolosità sismica della Sicilia. La gran parte degli istituti siciliani si trova in zona sismica 2, secondo la classificazione nazionale.

Il numero di edifici scolastici per zona sismica. Le zone vanno dalla 1 (più pericolosa) alla 4 (meno pericolosa). Fonte: Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica

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Trovato (DirigentiScuola): “Prima del Covid, enti dormienti”

“I dati si commentano da soli – spiega Maria Catena Trovato, presidente regionale di DirigentiScuola – in quanto è evidente che dove le incombenze afferiscono alle scuole, ad esempio su piani di emergenza e valutazione dei rischi, il dato è accettabile. Gli altri quattro indicatori afferiscono tutti alle competenze degli enti locali. Seppur l’evento pandemico abbia segnato una svolta epocale a tutti i livelli, prima posso assicurare che gli enti erano assolutamente dormienti, soprattutto nelle realtà più grandi come le Città metropolitane”. Per la dirigente è molto grave, ad esempio, non aver fatto le valutazioni di vulnerabilità sismica, perché senza non si possono programmare le risorse comunitarie. “Dal 2020 sono stati stanziati 855 milioni di euro, di cui una grossa fetta alla Sicilia – ricorda Trovato – ma si tratta di una goccia, considerando che la maggior parte degli istituti versano in condizioni penose. Sono talmente tante le condizioni da verificare che non si riesce sempre ad ottenere i certificati e se volessimo applicare la norma al cento per cento, dovremmo chiudere la gran parte degli edifici”. Ma cosa può fare, concretamente, un preside? “Oggi la mia responsabilità – riconosce Trovato – finisce nel momento in cui segnalo il problema e adotto tutte le misure necessarie. Poi posso solo scrivere al prefetto, chiudere la scuola, denunciare alla Procura. Ma spetta all’ente proprietario intervenire. Occorrono quindi misure sanzionatorie per quegli enti indempienti, perché rispondano della loro negligenza”.

L’età degli edifici scolastici siciliani. Fonte: Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica

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Franzò (Anp): Alla politica non interessano le scuole”

“I dati purtroppo sono reali – osserva Maurizio Franzò, presidente regionale Anp (Associazione nazionale dirigenti e Alte professionalità della scuola) – ed è un quadro che si ripete e lascia l’amaro in bocca. Da anni diciamo che ci vorrebbe un Piano Marshall per l’edilizia scolastica. L’ente che dovrebbe rilasciare le certificazioni paradossalmente è spessissimo lo stesso ente proprietario, il Comune. Naturalmente se non c’è il certificato di agibilità non vuol dire che l’edificio non sia agibile, ma le certificazioni non vengono rilasciate proprio perché gli enti proprietari non sono in grado di affrontare una spesa utile e idonea per sistemare gli edifici e renderli a norma, o a verificare se sono tali da poterne certificare l’idoneità statica o l’agibilità”. Per Franzò il mondo della scuola interessa poco alla politica: “Gli edifici, l’edilizia scolastica e quindi poter rendere funzionale un servizio non paga da un punto di vista elettorale. Quindi, al politico di turno non è utile spendere energie, perché non c’è un ritorno immediato. Egli vede la sua vita politica nell’arco di una legislatura, mentre questi sono piani che devono avere un medio termine, di almeno 10 o 15 anni. Per questo è complicato trovare le energie anche da un punto di vista politico per drenare risorse. Adesso abbiamo di fronte l’occasione dei fondi comunitari in arrivo, ma non so se le pubbliche amministrazioni siano tanto sensibili da comprendere che è arrivato il momento di occuparsi seriamente di edilizia scolastica”.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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