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Il botteghino piange: i cinema rischiano di non riaprire

Un comparto che impiega, solo in Sicilia, oltre mille lavoratori è in pericolo. L’Anec chiede un sostegno per pagare gli affitti, rateizzare le bollette e prorogare la cassa integrazione

In 125 anni, il cinema ha vissuto diverse crisi dovute alla nascita della televisione, del videoregistratore, della pirateria, delle piattaforme digitali. Molte sale negli anni non hanno retto chiudendo i battenti, mentre altre sono riuscite a riorganizzarsi anche perché l’esperienza immersiva di un film in sala non ha eguali. Adesso però la situazione è diversa: “Allora il nemico da fronteggiare si conosceva bene, oggi si rischia di non poter più ripartire”, spiega Alberto Surrentino, gestore insieme ad alcuni soci della sala King e dell’Arena Argentina a Catania.

Serrande abbassate a lungo

Le stime di Confindustria cultura dicono che, dal 24 febbraio all’8 marzo 2020, il settore ha perso a livello nazionale 16,3 milioni di euro e 2,5 milioni di spettatori. Non va meglio nell’isola: “Siamo in attesa di essere convocati dall’assessorato allo Spettacolo per chiedere l’utilizzo di fondi regionali ed europei stanziati per l’esercizio cinematografico”, afferma il presidente di Anec Sicilia Paolo Signorelli. Intanto, l’associazione nazionale esercenti cinema invoca la sospensione “dei mutui, dell’Imu e della Tari oltre alle bollette dell’energia elettrica, con la rateizzazione del pregresso solo al momento dell’apertura delle sale. Anche perché se prima non si sconfiggerà questo virus difficilmente la gente tornerà al cinema”. Dopo un periodo complicato nel biennio 2017-2018, l’anno scorso la Sicilia si era collocata all’ottavo posto in termini d’incassi in Italia, con un box office di circa 34,6 milioni di euro (il 5,4 per cento del mercato italiano) e sei milioni di spettatori. Il Covid-19 ha ribaltato ogni cosa. “A febbraio abbiamo perso l’80 per cento di presenze”, conferma Signorelli, che gestisce insieme a un socio il multisala Cinestar a San Giovanni La Punta. “Se il sabato sera in media facevamo 2.800-3.000 persone, in quello prima della chiusura definitiva del 4 marzo siamo arrivati a 200 spettatori”.

Cinema e teatri: l’affitto si paga

“Normalmente ad aprile – aggiunge Surrentino – avevamo già depositato la domanda in Commissione vigilanza e approntato una bozza del programma di giugno per l’Arena Argentina. Ora è tutto fermo”. Se l’attività stagionale è in stand-by, a preoccupare sono i costi del King. “Il problema in questo momento sono le bollette della luce, che si aggirano intorno ai 1000 euro al mese, l’affitto e il debito pregresso con le distribuzioni. Dal momento che le fatture si pagano entro 30 o 70 giorni, contavamo di saldare i diritti dei film proiettati a Natale nel mese di marzo, che solitamente è quello con gli incassi maggiori”. Così non è stato. Inoltre gli affitti non sono sospesi: “Il provvedimento riguarda solo gli immobili catalogati come C1, quindi negozi e botteghe. Cinema e teatri sono accatastati come D3”. Quindi il canone di locazione resta.

La richiesta: cassa integrazione prorogata

L’articolo 91 del decreto Cura Italia sospende pagamenti e messa in mora. In sostanza, limita le azioni esecutive. Ma il debito con i proprietari delle sale resta. E sembra essere questo il problema più grande, dato che le misure per facilitare l’accesso alla cassa integrazione sembrano dare ossigeno almeno per quanto riguarda il costo del lavoro. Ossigeno che potrebbe non bastare. Il governo nazionale ha concesso misure di sostegno al reddito per un massimo di nove settimane. Poco più di due mesi che, secondo l’Anec, non sarebbero sufficienti: “Non pensiamo che a fine maggio possiamo riaprire”, afferma Signorello. “Abbiamo chiesto una proroga e dovrebbe essere accettata”. In Sicilia sono presenti 130 strutture, con 270 schermi che muovono più di mille addetti ai lavori, in proporzione alla dimensione delle sale. “Se i cinema di provincia solitamente sono a gestione familiare, magari con un solo dipendente, nei multiplex tra maschere, biglietteria e bar il numero dei dipendenti oscilla fra gli otto e i dieci, che nei fine settimana possono diventare anche il doppio”.

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“Rischio fallimento alto”

“Il King è una società che non ha utili”, afferma Surrentino. “Con gli incassi del botteghino e i premi legati alla produzione d’essai riusciamo a pagare gli stipendi e le spese della sala e se non programmiamo rischiamo di perdere questi incentivi. Salvo provvedimenti diversi, nessuno sarà in grado di rispettare i parametri finora imposti”. La preoccupazione maggiore, soprattutto per i gestori con sale in affitto, riguarda i debiti accumulati in questi mesi d’inattività e l’eventuale richiesta di un ulteriore sforzo economico: “Ci sarebbe un alto rischio di fallimento”. Molte delle pellicole in uscita sono già state posticipate. “L’ultimo film di Verdone e ‘Il delitto Mattarella’, previsti per aprile, sono stati spostati a novembre e se gli Stati Uniti non riprenderanno al più presto la produzione è a rischio anche la programmazione 2021”, sottolinea Signorello. Ecco perché è importante capire quando e come riaprire.

La “fase 2” al cinema

“Come misura temporanea si potrebbe pensare a un solo spettacolo giornaliero, in modo da non avere il problema di entrate e uscite, magari a capienza ridotta”, spiega Surrentino. Ma sarebbe solo “una soluzione iniziale, magari per un mese”. Perché “avere una sala a un quinto della capienza per un anno è impensabile, sei destinato a chiudere”. Nonostante l’art. 89 del decreto Cura Italia preveda 130 milioni per il settore dello spettacolo, del cinema e degli audiovisivi, è chiaro sin da adesso che serviranno ulteriori fondi a sostegno. “Il nostro settore – sostiene Signorelli – è destinato a pagare un prezzo alto. Anche se ci permettessero di riaprire in estate, per noi quello è già in condizioni normali un periodo complesso, soprattutto se dobbiamo seguire norme di distanziamento”. L’Anec e gli esercenti siciliani, dunque, si aspettano un aiuto concreto dalla Regione, dallo Stato e dagli operatori energetici: “Non chiediamo l’elemosina. Vogliamo solo un sostegno, in questo momento tanto difficile, che ci permetta di portare avanti con dignità il nostro lavoro”.

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Laura Cavallaro
Laura Cavallaro
Giornalista pubblicista e critica teatrale, associata all’Anct (Associazione Nazionale dei Critici di Teatro), si è laureata con lode in Comunicazione all’Università di Catania scrivendo una tesi dal titolo “Mezzo secolo di teatro: l’avventura dello Stabile catanese”. Da oltre dieci anni collabora con diverse testate giornalistiche, cartacee e online, di approfondimento culturale ed economico

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