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Sibeg, Coca Cola conferma licenziamenti. “Meglio Tirana”

Dopo l'approvazione di sugar e plastic tax Luca Busi, Ad dell'azienda che produce Coca Cola a Catania conferma: "151 licenziamenti. Poi, a Tirana". E la crisi potrebbe colpire anche Tomarchio

Luca Busi, amministratore delegato della Sibeg, dopo settimane di allarmi è pronto a passare ai fatti: licenziare. D’altronde plastic e sugar tax sono state appena approvate dal Parlamento ed entreranno in vigore dal primo luglio 2020. A perdere il lavoro, poco dopo, saranno 151 dipendenti su 340. Busi, spiega a FocuSicilia, prevede un aumento dei prezzi per i clienti e per il pubblico del 20 o 30 per cento. “Perderemo il 30 per cento del fatturato, passando da 115 a 86 milioni di euro”, continua il patron dell’azienda che a Catania produce e imbottiglia su licenza la Coca Cola e le altre bevande della multinazionale. Per questo, l’augurio per il nuovo anno che l’imprenditore abbozza è sperare che tutto sia stato solo “un incubo”.

Il piano: licenziamenti, poi tutto a Tirana

Il piano è già tracciato: dopo i licenziamenti, che partiranno ad ottobre 2020, “in una seconda fase, se avremo ancora problemi di sopravvivenza, porteremo le nostre produzioni nell’impianto di Tirana”, dice chiaro e tondo l’Ad. “Avevamo in mente di fare investimenti su Catania, ma a questo punto li faremo in Albania: attualmente abbiamo un impianto con meno linee di produzione di Catania, dove paradossalmente produciamo anche quelle lattine da 150 ml che viaggiano verso Tirana. Non cederemo l’attività in Sicilia, affronteremo i costi di logistica e di dogana esportando dall’Albania. Parliamo di un territorio migliore per le imprese, soprattutto non ultratassato, come quello italiano”. L’anno prossimo, poi, la Sibeg compirà sessant’anni: invece di festeggiare però, il rischio, per Busi, è quello di vivere un déjà vu:”86 milioni (questa la stima prevista) è un fatturato che l’azienda aveva nei primi anni Novanta. Le due tasse ci bruciano trenta anni di lavoro, di sviluppo, di formazione del personale. Siamo cresciuti di anno in anno, offrendo mille posti di lavoro tra diretto e indiretto, abbiamo stabilizzato ogni anno da cinque a dieci dipendenti. A questo punto saremo costretti a tagliare personale anche nell’area commerciale e nello sviluppo ma la grossa parte riguarderà le produzioni: non avremo bisogno di tutti questi turni”.

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Sindacati: le accuse di Flai Cgil e la vicinanza di Uila

La preoccupazione dell’amministratore delegato, tuttavia, non convince tutti. Tonino Russo, segretario della Flai Cgil parla apertamente di “una posizione che sembra strumentale, un pretesto”. Ma Busi risponde piccato: “sono dichiarazioni che non hanno senso. Per la prima volta nella storia imprenditore e lavoratori sono scesi insieme in piazza. Eravamo a Montecitorio, uniti. I lavoratori, come me, hanno sempre sperato in un’apertura. Sono molto amareggiati: la battaglia è persa ma la guerra è ancora lunga”. Luca Busi, a Natale, ha anche incontrato una rappresentanza di Uila, il sindacato dei lavoratori agroalimentari legato a Uil. Il segretario regionale Nino Marino si è unito alla richiesta dell’imprenditore rivolta al ministro del Lavoro, la catanese Nunzia Catalfo, di eliminare plastic e sugar tax: “colpisce indiscriminatamente un settore che in Italia non ha le dimensioni che ha nel resto d’Europa”.

La proposta: vuoto a rendere e RePet

Ma non è solo muro contro muro. L’Ad di Sibeg si dice pronto a fare la sua parte e lancia una proposta al governo: utilizzare il 100 per cento di RePet, ovvero di plastica riciclata, “al momento si può utilizzarne solo il 50 per cento”. Alternative, come il vetro, del resto ci sono già. “Il vetro è il formato preferito per i nostri prodotti, in tutta la Sicilia abbiamo le bottiglie da un litro con vuoto a rendere. Ma è anche vero che il vetro abbandonato inquina come la plastica. Credo che la priorità sia stata capovolta: prima pensiamo alle piattaforme di riciclo che a imporre delle tasse che distruggono le aziende. La mia idea è quella di dare un valore specifico a queste bottiglie, con un piccolo deposito di riacquisto, in modo da evitare che vengano rilasciate nell’ambiente. Il cambiamento si può cavalcare con dei percorsi sostenibili ma partendo prima dalla differenziata. Con un progetto di questo genere, cosa che ho già avanzato al governo, potremmo fare degli investimenti, nonostante la maggior parte della plastica sia legata alla produzione di acqua minerale”.

Tomarchio, allarme anche per le bevande siciliane

Anche Sibat Tomarchio, azienda di Acireale di proprietà della famiglia Busi, potrebbe andar incontro a simili problemi. “Su un fatturato da 11 milioni – spiega l’imprenditore – le tasse peseranno per 4 milioni. Si dovrà aumentare il prezzo del 20 per cento per un’azienda con un posizionamento molto basso nel mercato. Valuteremo, poi, quali provvedimenti prendere anche per i 35 dipendenti”. Busi prevede un impatto negativo anche per i produttori di frutta. “La parte agricola subirà una depressione: meno fatturato e meno produzione avranno una ricaduta dal punto di vista agricolo che colpirà il territorio siciliano. Aumenteremo i prezzi, anche per la nostra Fanta con arancia rossa Igp, e ci saranno meno acquisti di materia prima. Dall’altro lato Coca Cola, in base al proprio piano industriale, potrebbe decidere di non usare più arance italiane”.

Leggi anche – Coca cola abbandona le arance siciliane

Francia e Inghilterra? “C’è l’Iva agevolata”

Il patron siciliano della Coca Cola risponde anche in merito alla tassazione su zucchero e plastica, già presente in Paesi come Francia e Inghilterra, dove l’introduzione non sembra avere avuto impatti sulla produzione. Anzi. Quanto meno una riduzione dell’apporto di zucchero sulle bevande. “Quello che la stampa non dice – afferma Busi – è che in quei Paesi hanno una tassazione complessivamente più bassa e un mercato più grande che consente di recuperare. In Inghilterra l’Iva è al 10 per cento, in Francia al 5. Da noi è al 22. E ci aggiungono un ulteriore 30 per cento. In Inghilterra la vendita pro capite di bibite è quattro volte superiore. In Italia i problemi di salute non sono direttamente legati al consumo di bibite: abbiamo il consumo più basso per abitante d’Europa ma l’obesità più alta. La tassa dovrebbe riguardare tutti i prodotti zuccherati, in maniera democratica, in tutti in settori e per qualunque azienda. Allora sì lo Stato avrebbe anche un gettito più alto”.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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