fbpx

Aziende agricole piccole e povere. I fondi Psr “non vanno”

Per Istat in Sicilia più di un terzo del settore è fatto da micro-aziende a conduzione familiare, con terreno sotto l'ettaro. Anche a causa dei fondi europei mal spesi, secondo Confagricoltura Sicilia

Tutto un rapporto tra dimensioni in agricoltura: se al nord la superficie agricola utilizzata (Sau) è in media di 20 ettari, in Sicilia scende a sette. Per Istat, nell’ultimo rapporto sulla struttura e caratteristiche delle unità economiche del settore agricolo, è la dimostrazione “dell’esistenza di due sistemi agricoli differenziati: più strutturato al Nord e più polverizzato al Sud”. I dati, che si fermano al 2017, sono però “lo specchio della situazione attuale, anche per quanto riguarda l’utilizzo dei fondi europei Psr”, afferma il presidente di Confagricoltura Sicilia Ettore Pottino.

Fondi Psr recuperati, ma “non avranno impatto reale”

La Regione siciliana ha evitato, in extremis, di perdere 60 milioni destinati all’agricoltura, dopo le proteste delle confederazioni tra cui quella in piazza di Coldiretti nelle scorse settimane a Palermo. “Il totale dei fondi a rischio è di 140 milioni, e anche se verranno recuperati tutti – afferma Pottino -, qui ci troviamo a dover rincorrere dei fondi che adesso non avranno un reale impatto. Il territorio è caratterizzato da una polverizzazione estrema e da molte aziende a conduzione familiare e da pochissime imprese, che sopravvivono senza fare utili nella maggioranza dei casi. Così non si riesce a far fare il salto di qualità”. Un discorso che vale soprattutto per i 40 mila euro a fondo perduto del “piano giovani” appena sbloccato, con molti “destinatari scoraggiati da graduatorie e regole cambiate in corsa: prima erano dentro, poi fuori, ora devono anticipare l’intera somma. Si sono sentiti turlupinati da una lotteria”, afferma Pottino.

Leggi anche – Fondi Ue. Coldiretti: “Rischiamo di perdere 134 milioni”

Un terzo degli operatori in Sicilia sono micro aziende

Il dato diffuso da Istat parla chiaro: in Sicilia il 36 per cento degli operatori dell’agricoltura (69 mila aziende su un totale di 192 mila), opera con aziende individuali, e nella maggioranza dei casi la superficie agricola non si estende oltre l’ettaro. Una categoria che per l’istituto di statistica “ha la prevalente finalità del’autoconsumo”. “Un modo, quello di lavorare la terra, che per migliaia di siciliani ha significato superare la crisi, un ammortizzatore sociale. Ma non si sono fatti passi verso l’imprenditorialità”, afferma Pottino. E la peculiarità si riflette nella distribuzione regionale delle unità produttive per tipologia: le imprese agricole sono prevalenti nelle regioni del Nord, risultato di “un contesto agricolo altamente strutturato”, scrive Istat. In Lombardia così si registrano circa 28 mila imprese (54 per cento delle unità della regione), 36 mila (52,4 per cento) in Emilia Romagna, 32 mila (48,1 per cento) in Piemonte. Con una superficie gestita dalle imprese agricole in queste tre regioni che supera l’80 per cento. In Sicilia sono appena 48 mila le imprese agricole strutturate, e gestiscono una superficie del 55 per cento (780 mila ettari su 1 milione e 400 mila ettari utilizzati in agricoltura nell’isola). E, eliminate le micro realtà familiari, le unità produttive agricole con meno di 5 ettari di Sau sono il 71,7 per cento del totale nazionale ma gestiscono solo il 12,6 per cento della superficie, mentre quelle con oltre 20 ettari rappresentano appena il 9 per cento del totale a cui però è riconducibile il 64,8 per cento della Sau.

L’idea: “Un’unica programmazione digitale nazionale”

“Il discorso della dimensione aziendale – prosegue il presidente di Confagricoltura Sicilia – è strettamente collegato alle opportunità delle risorse e delle varie programmazioni succedutesi negli anni: hanno portato ingenti risorse sul sistema agricolo siciliano, ma i risultati sono praticamente inesistenti. Senza una vera programmazione, resterà così anche per i fondi 2021-2027”. La polarizzazione delle imprese – molte micro aziende e pochissime grandi imprese -, è simile in tutto il Sud Italia, dove sono presenti poco meno della metà delle aziende a livello nazionale (700 mila su 1,5 milioni). E Pottino auspica per i prossimi fondi Psr “un sistema unico nazionale, semplificato, digitalizzato. Non serve a nessuno avere procedure cartacee lunghissime. Ci vorrebbe una programmazione smart, non appesantita burocraticamente”.

L’ipotesi del Psr a due velocità: uno al Nord, l’altro al Sud

Il nuovo Psr, però, potrebbe essere gestito per macro-aree, “cioè ci sarà una programmazione per il Nord, che dal Lazio in su non ha problemi di programmazione, e una il Sud con tutti i suoi problemi. Vale a dire mettere da un lato i territori ricchi ed efficienti e dall’altro quelli poveri e già azzoppati. Non può funzionare, sarebbe probabilmente peggio di ora”. Pottino parte da un assunto base: “L’agricoltura si deve professionalizzare per crescere. E se non abbiamo sfruttato i fondi europei la colpa è solo nostra, compresi gli operatori economici”. E per il futuro, al momento, c’è comunque qualche segnale positivo. “La nuova programmazione sarà concertata e condivisa con attori e parti sociali, sembra esserci un cambio di passo, come abbiamo potuto appurare nelle recenti riunioni di governance. Si deve lavorare per il futuro, creando fondamenta per uscire dal giro che ha portato al danno, non scoraggiando i giovani. In un sistema globalizzato che la Sicilia rimanga indietro fa comodo a tutti gli altri”, conclude il presidente siciliano di Confagricoltura.

- Pubblicità -
Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

DELLO STESSO AUTORE

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Iscriviti alla newsletter

Social

20,110FansMi piace
462FollowerSegui
326FollowerSegui
- Pubblicità -

Ultimi Articoli