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Sicilia a banda ultralarga: la copertura c’è, gli utenti no

La regione è prima in Italia per connessione oltre i 30 Mbps. Le famiglie che usano la rete sono ancora poche. E - come nel resto del Paese - la fibra è in ritardo

Fatta internet, bisogna fare gli internauti. La Sicilia è la regione italiana con la più ampia copertura di banda ultralarga, ma è tra le peggiori se si considera la percentuale di famiglie connesse e non brilla per diffusione della fibra. È quanto emerge dal rapporto intitolato “Non voglio mica la luna” di iCom.

Sicilia a banda ultralarga

Partiamo dal (tanto) buono che c’è. La Sicilia, come lo scorso anno, si conferma la regione con la maggiore copertura di connessioni pari o superiori a 30 Mbps: è all’88,8 per cento, circa 9 punti percentuali oltre la media nazionale. Vuol dire, secondo i parametri scelti da iCom, che – tra tutti gli edifici tracciati dagli operatori – quasi nove su dieci possono usufruire di banda ultralarga. Seguono Puglia (87,6 per cento), Lazio (86,7 per cento), Liguria e Campania (entrambe con una copertura intorno all’85 per cento). Al di sopra della media nazionale si piazzano anche Toscana, Lombardia, Calabria ed Emilia Romagna, mentre restano in coda Valle d’Aosta (unica regione al di sotto del 50 per cento) e Trentino Alto Adige. Sicilia promossa anche per la copertura di reti mobili 4G: è una delle otto regioni dov’è superiore al 99 per cento.

Province: Siracusa in vetta

C’è anche un altro primato siciliano: Siracusa è la provincia con la copertura migliore d’Italia, con il 99,4 per cento. La banda ultralarga è praticamente ovunque. Tra le prime dieci ci sono anche Palermo (quarta), Caltanissetta (settima), Trapani e Ragusa (nona e decima). Per fare un confronto con le grandi città: Napoli è quinta, Milano ottava, Firenze 14esima e Roma due posizioni più in basso. In generale, la Sicilia non è solo la regione con la copertura più ampia ma anche tra quelle (assieme a Puglia, Calabria e Toscana) in cui è più omogenea. Al contrario – ad esempio – della Sardegna, dove alla buona copertura di Cagliare fanno da contraltare i ritardi di altre zone. L’Isola fa un piccolo passo indietro se si osserva un altro parametro, quello dei comuni raggiunti da connessioni oltre i 30 Mbps: sono il 78,5 per cento e collocano la Sicilia al secondo posto, alle spalle della Toscana.

L’Agenda digitale siciliana

L’assessore all’Economia, Gaetano Armao, al quale é affidata l’Agenda digitale siciliana, esulta. I dati del rapporto confermano che “la strategia digitale avviata dal governo Musumeci costituisce una grande opportunità per la proiezione della Sicilia, delle sue imprese, delle sue pubbliche amministrazioni, dei suoi cittadini per una crescita inclusiva, intelligente e sostenibile”. L’Agenda digitale siciliana, approvata lo scorso anno, nel 2018 ha stanziato 75 milioni per la banda ultra larga, a copertura di 142 comuni. Nel 2022 – fa sapere la Regione – tra infrastrutture di banda larga e ultralarga, “la Sicilia sarà l’area digitalmente più infrastrutturata del Mediterraneo”.

Non è la copertura che fa la connessione

Offrire la copertura non vuol dire però avere una popolazione più connessa. “Se l’offerta risulta pienamente matura, la domanda rivela una dinamica parzialmente diversa”, sottolinea il rapporto. Come a dire: si può portare il cavallo al fiume ma non si può costringerlo a bere. Secondo i dati Eurostat riportati da iCom, le famiglie siciliane con una connessione a banda larga (senza “ultra”, quindi più lente) sono appena il 74 per cento. Solo Calabria e Molise fanno peggio, mentre spiccano Emilia Romagna e Provincia Autonoma di Trento (88 per cento), Marche (87 per cento) e Sardegna (86 per cento). La media europea è all’86 per cento e quella italiana tre punti più in basso. La buona notizia è che, rispetto al 2013, si è avuta una “crescita significativa”, di 15 punti percentuali. La cattiva (non solo per la Sicilia) è che “nonostante la disponibilità di reti di ultima generazione, a giugno 2018 in Italia ben l’88,8 per cento degli abbonamenti fissi concerneva linee Dsl”. Se sia una questione economica, tecnica o di mancanza di cultura digitale, non è dato sapere. Di certo però c’è un effetto: preferire tecnologie meno efficienti abbatte la velocità di connessione. Tra gli abbonamenti di banda larga attivi nel 2018, in Italia solo il 15 per cento aveva una velocità superiore a 100 Mbps (contro il 71 per cento della Svezia e il 68 per cento di Romania e Portogallo). Uno su quattro viaggiava tra i 30 e 100 Mbps, mentre c’è ancora un 25 per cento tra i 2 e i 10 Mbps. Cioè praticamente “a manovella” se confrontato con le tecnologie già disponibili, come la fibra.

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Italia a basso contenuto di fibra

I progressi ci sono. Ma la tecnologia corre e dire “banda larga o ultralarga” non basta più. All’interno di queste categorie ci infatti oscillazioni sostanziose. Solo una piccola parte, infatti, è costituito dalle “connessioni più performanti, costituite da collegamenti Fttb e Ftth in grado di offrire velocità di connessione in download da 200 Mbps fino a 1 Gbps”. La maggiore copertura, in questo caso, è garantita da Liguria (con il 31,2 per cento), Piemonte (con il 29 per cento) e Lombardia (con 28,8 per cento)”. La Sicilia è invece sotto la media nazionale (pari al 18,7 per cento), nonostante Palermo sia – a livello provinciale – ai vertici assieme a Cagliari, Milano, Genova e Bologna. “La percentuale di connessioni in fibra sul totale delle connessioni broadband – nota iCom – evidenziano l’enorme ritardo italiano”. Il problema, in questo caso è duplice: i cavalli che arrivano al fiume sono già meno. E quelli che bevono sono pochissimi. Nel 2018, solo il 5,6 per cento delle connessioni a banda larga era in fibra. Una distanza che iCom definisce “siderale” rispetto a Paesi come Estonia e Slovenia, dove la quota è ben oltre l’85 per cento. “Ciò che desta particolare allarme – continua il rapporto – non è soltanto la lentezza con cui il nostro Paese cerca di avvicinare i Paesi best performer, quanto, piuttosto, la straordinaria accelerazione che alcune realtà nazionali hanno mostrato e che aggrava di non poco la nostra situazione”. In sintesi: l’Italia, oltre a essere indietro, non sta facendo abbastanza per risalire il gruppo. Eppure (oltre che necessario) sarebbe possibile. E anche in fretta: in Estonia e Slovenia, il tasso di fibra sul totale della banda larga è cresciuto di 50 punti percentuali nel giro di un solo anno. Ecco perché “è improcrastinabile l’adozione di iniziative in grado di scuotere la domanda e consentire una rapida risalita”.

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Paolo Fiore
Paolo Fiore
Leverano, 1985. Leccese in trasferta, senza perdere l'accento: Bologna, Roma, New York, Milano. Ho scritto o scrivo di economia e innovazione per Agi, Skytg24.it, l'Espresso, Startupitalia, Affaritaliani e MilanoFinanza. Aspirante cuoco, sommelier, ciclista, lavoratore vista mare. Redattore itinerante per FocuSicilia.

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