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Sicilia, cercasi 66 mila lavoratori. Le aziende: “Non ne troviamo competenti”

Solo a gennaio, le aziende siciliane sono in cerca di 23.300 unità di personale che non c'è: mancano competenze per essere assunti. Un gap che investe molte figure, dai dirigenti, ai farmacisti, agli operai specializzati. Lucchesi (Cgil): "Formazione professionale inefficace"

Operai specializzati e conduttori di impianti e macchine: in Sicilia ne servirebbero 7.800 da impiegare già a gennaio. Dirigenti, professionisti specializzati e tecnici: l’Isola ne assumerebbe quasi seimila questo mese. Quasi settemila sono invece gli impiegati dei settori commerciali e dei servizi che occorrono. Queste le tipologie di personale di cui le aziende hanno un grande bisogno, ma che sarà molto difficile reperire, per mancanza di candidati o perché questi non sono sufficientemente preparati. Lo rivela l’ultimo bollettino del Sistema informativo Excelsior, con dati che derivano dalle rilevazioni mensili di Unioncamere in accordo con l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (Anpal). L’indagine, inserita nel Programma statistico nazionale tra quelle che prevedono l’obbligo di risposta, dal 2017 è svolta con cadenza mensile. Si scopre così che la Sicilia avrebbe bisogno, oltre alle categorie elencate prima, anche impiegati, professionisti commerciali e dei servizi e altro personale meno qualificato, per un totale di 23.330 unità da assumere già entro il mese, due terzi nel settore dei servizi. Il numero sfiora le 66 mila unità di personale se si considera la previsione trimestrale, ovvero le assunzioni ipotizzabili tra gennaio e marzo.

Fonte: bollettino del Sistema informativo Excelsior (Unioncamere – Anpal)
* Valori assoluti sono arrotondati alle decine. I totali possono non coincidere con la somma dei singoli valori.
** Per ogni 100 lavoratori dipendenti.
(Fonte: bollettino del Sistema informativo Excelsior (Unioncamere – Anpal)

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Dai farmacisti ai tecnici in produzione di beni e servizi

In tutta la nazione sono 504 mila i lavoratori ricercati dalle imprese a gennaio, che salgono a 1,3 milioni se si considerano i primi tre mesi dell’anno. Assunzioni spesso difficoltose, perché secondo il monitoraggio alcune figure sono introvabili e il ‘mismatch’, il gap tra domanda e offerta di lavoro supera il 45 per cento, oltre 230 mila unità irreperibili. In particolare dirigenti e direttori, medici e altri specialisti della salute, farmacisti, biologi e altri specialisti delle scienze della vita, tecnici della sanità, dei servizi sociali e dell’istruzione, tecnici della gestione dei processi produttivi di beni e servizi per il gruppo “Dirigenti, professioni con elevata specializzazione e tecnici”. Nell’altro grande gruppo, quello degli “Operai specializzati e conduttori di impianti e macchine”, mancheranno operai specializzati nell’edilizia e nella manutenzione degli edifici, operai nelle attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche, operai specializzati nelle industrie del legno e della carta, conduttori di mezzi di trasporto, artigiani e operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni, meccanici artigianali, montatori, riparatori e manutentori di macchine fisse e mobili, operai addetti a macchinari dell’industria tessile, delle confezioni e assimilati. Nel gruppo degli “impiegati, professioni commerciali e dei servizi” le abilità introvabili sono quelle di cuochi, camerieri e altre professioni dei servizi turistici, operatori dell’assistenza sociale (in istituzioni o domiciliari) e operatori della cura estetica. Per tutte queste figure, le “quote di difficoltà di reperimento” superano ovunque il 40 per cento e questo equivale a lasciare scoperte le esigenze di organico delle aziende già per il mese di gennaio.

(Fonte: bollettino del Sistema informativo Excelsior (Unioncamere – Anpal)
(Fonte: bollettino del Sistema informativo Excelsior (Unioncamere – Anpal)

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I titoli di studio maggiormente richiesti

Variano da gruppo a gruppo i livelli di istruzione richiesti e solo per i dirigenti e i professionisti serve, nel 67 per cento dei casi, una formazione di tipo universitario. Nel gruppo “impiegati, professioni commerciali e nei servizi” nel 50 per cento viene richiesta la scuola secondaria superiore, mentre nessun titolo è richiesto per gli altri due gruppi, quello degli “Operai specializzati e conduttori di impianti e macchine” e quello delle professioni non qualificate (in particolare nella logistica, facchini e corrieri e nei servizi di pulizia e in altri servizi alle persone). Una possibile carenza di laureati e diplomati in alcune discipline viene evidenziata anche dalle previsioni sui fabbisogni occupazionali a medio termine (2022-2026) sempre su dati Unioncamere-Anpal, elaborati dal Politecnico di Milano: mancherebbero 13 mila persone tra laureati (settori ingegneria, architettura, scienze matematiche, fisiche e informatiche, biologiche e biotecnologie) e diplomati (gap principale nell’area amministrazione e marketing).

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Lucchesi (Cgil): “Formazione professionale inefficace”

“Abbiamo avuto una macchina legata alla formazione professionale inefficiente e inefficace – osserva Francesco Lucchesi, segretario regionale Cgil Sicilia – che non ha guardato alle peculiarità del territorio siciliano, anche tenendo conto della transizione ecologica che investirà l’impianto industriale siciliano e che occorrerà coadiuvare e sviluppare con figure che lo sappiano indirizzare”. Una responsabilità che sarebbe da attribuire alla pubblica amministrazione, che “non ha mai saputo cogliere in Sicilia – aggiunge il sindacalista – le opportunità dei fondi strutturali. Il Pnrr è di oggi, ma i fondi strutturali esistono dal 2000. Un funzionario fa poche ore di formazione l’anno, se non hai quelle competenze che ti permettono di intercettare risorse, finisce come abbiamo visto: due miliardi di euro di fondi Fesr senza progetti, non spesi, che restituiremo, su una dotazione di 4,7 miliardi di euro”. Come invertire la rotta? La strada è nella nuova programmazione 2021-27, “di cui una fetta importante è destinata alla formazione – ricorda Lucchesi – e con le risorse del programma Gol (Garanzia occupabilità lavoratori), che interviene sui soggetti che hanno bisogno essere formati e reimmessi nel mondo del lavoro”. La dotazione dello scorso anno è stata di 94 milioni di euro, risorse analoghe sono previste quest’anno. “Non riscontriamo allo stato attuale una svolta da parte della Regione – commenta il segretario Cgil – naturalmente auspichiamo che ci sia. Nell’attesa le aziende dovrebbero dotarsi di risorse proprie, sviluppare percorsi di formazione e fare pressione assieme alle organizzazioni sindacali sulla Regione perché le risorse Ue siano utilizzate in maniera proficua”.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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