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Sicilia, condannati alle discariche e all’esportazione dei rifiuti. A caro prezzo

Saturazione delle discariche, mancata realizzazione di impianti di gestione della raccolta differenziata e dei termovalorizzatori. La crisi porterà all'esportazione della spazzatura fuori regione con costi altissimi. Parla il geologo e ambientalista Giuseppe Ansaldi

“In Sicilia, ancora per molti anni saremo costretti a dipendere dalle discariche e probabilmente dall’invio dei rifiuti fuori regione”. Non è ottimista il geologo Giuseppe Ansaldi, storico ambientalista di Siracusa che da decenni segue anche per motivi professionali l’odissea politico-ambientale che riguarda un settore “in emergenza” ormai da decenni. “Non si esce dall’emergenza se non si realizzano gli impianti essenziali – argomenta Ansaldi – soprattutto quelli a valle della raccolta differenziata per il trattamento della frazione umida (compost e biometano) e per il riutilizzo e il riciclaggio delle frazioni merceologiche importanti”.

L’utopia di “rifiuti zero”

Secondo il geologo, inoltre, le “discariche diventeranno impianti residuali solo se realizzeremo i termovalorizzatori con recupero energetico per smaltire la quota di rifiuti non riciclabili e ad alto potere calorifero, come si fa in tutto il mondo”. Sugli inceneritori Ansaldi non la pensa dunque come Legambiente, di cui per altro in passato è stato esponente di rilievo: “Nelle condizioni attuali ‘rifiuti zero’ è un sogno impossibile, mentre si può realizzare l’eliminazione dello smaltimento in discarica. Olanda, Danimarca, Svezia, Germania riciclano due terzi e bruciano un terzo dei loro rifiuti. Con il solo riciclo non si farà un passo avanti soprattutto nella nostra realtà”.

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Termovalorizzatori necessari

Le direttive comunitarie prevedono anche l’uso dei termovalorizzatori, spiega Ansaldi, perché la “gerarchia europea per gestire i rifiuti mette il recupero energetico dopo prevenzione e riciclo e prima della discarica. Significa che si deve riciclare ciò che è riciclabile, che si deve recuperare come energia ciò che non è riciclabile e in discarica ci devono andare solo materiali non riciclabili e non combustibili”. A riprova di questa regola, a cui gli stati membri devono attenersi, l’ambientalista cita la recente direttiva europea che “indica per il 2035 un obiettivo minimo di riciclo al 65 per cento dei rifiuti urbani e un limite massimo di conferimento in discarica al 10 per cento. Se ne deduce che circa il 25 per cento dei rifiuti dovrà essere usato per recupero energetico, in sostanza gli scarti del riciclo e i rifiuti non riciclabili”. Come è noto, la Regione ha avviato l’iter per la realizzazione di due inceneritori nei due versanti della Sicilia, ma siamo solo all’inizio di un processo che richiederà molti anni per essere completato.

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Storia di un fallimento

La storia del fallimento clamoroso della gestione dei rifiuti in Sicilia è lunga e coinvolge tanti soggetti, praticamente di tutti gli schieramenti politici. Di recente, secondo Ansaldi, è toccato al governo regionale guidato da Nello Musumeci promettere soluzioni mai attuate. “Nel 2018, in seguito alla crisi determinata dalla saturazione di quasi tutte le cinque discariche regionali Musumeci impose ai comuni un’accelerazione della raccolta differenziata dei rifiuti tramite la raccolta porta a porta” ricorda Ansaldi, che parla dell’impegno contestuale della Regione a realizzare le infrastrutture necessarie per porre fine allo stato di crisi, “ma in questi tre anni, nessun impianto di trattamento né per la frazione umida dei rifiuti, né per l’indifferenziato è stato realizzato”. La percentuale di differenziata in Sicilia è aumentata fino al 42 per cento, ma resta ancora molto distante dall’obiettivo, fissato al 65 per cento. A incidere in modo molto significativo su questo dato è la situazione a Palermo e Catania, dove la quota di raccolta “virtuosa” è sotto il 20 per cento.

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Triplicati i costi

Di conseguenza ci troviamo ancora una volta di fronte alla crisi della saturazione delle discariche, in particolare di quella di Lentini, nella quale smaltiscono i rifiuti ben 174 Comuni. Il presidente della Regione ha concesso un permesso temporaneo per consentire lo smaltimento nelle altre discariche dell’isola, ma fra poche settimane il problema si ripresenterà. A quel punto probabilmente l’unica soluzione sarà quella di esportare i rifiuti verso il nord Italia o all’estero. Una pratica che comporterà “un aumento dei costi dagli attuali 140 euro a tonnellata a 400 euro a tonnellata. Costi che dovranno essere sostenuti dai Comuni e quindi direttamente dai cittadini – dice Ansaldi -. Inoltre ciò ci metterà nella stessa, incivile, situazione di Campania e Lazio, tra le uniche regioni al mondo che esportano i rifiuti”.

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Turi Caggegi
Giornalista professionista dal 1985, pioniere del web, ha lavorato per grandi testate nazionali, radio, Tv, web, tra cui la Repubblica e Panorama. Nel 1996 ha realizzato da Catania il primo Tg online in Italia (Telecolor). È stato manager in importanti società editoriali e internet in Italia e all’estero. Nel 2013 ha realizzato la prima App sull’Etna per celebrarne l’ingresso nel patrimonio Unesco. Speaker all’Internet Festival di Pisa dal 2015 al 2018, collabora con ViniMilo, Le Guide di Repubblica e FocuSicilia. Etnalover a tempo pieno.

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