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Sicilia, terra d’incompiute: sono 154 i cantieri bloccati

Il lungo elenco redatto dall'assessorato alle infrastrutture mostra un quadro parziale, ma desolante

Un elenco lungo 154 voci, infrastrutture incompiute che vanno dai 75 milioni di euro dell’invaso Pietrarossa, nei pressi di Caltagirone, alle poche decine di migliaia per costruire tre aule di scuola materna a Santa Lucia del Mela, nell’omonima valle dei Peloritani. Il conto totale fa 485 milioni: opere sparse in ogni angolo della Sicilia, dalle città metropolitane ai piccoli paesini dei Nebrodi. L’elenco è redatto, come ogni anno, dall’assessorato regionale alle Infrastrutture, in risposta alle richieste del ministero che tramite il Sistema informatico di monitoraggio delle opere incompiute (Simoi), elenca solo le opere “interrotte per contenziosi o cause di forza maggiore”. Restano così fuori le grandi opere, come la Ragusa-Catania o i raddoppi ferroviari – la cui realizzazione sarà a carico di Anas e Rete ferroviaria italiana – e il cui costo singolo scavalca quello del lungo elenco.

Piccole opere, mezzo miliardo già stanziato

Il costo totale, come già detto, si aggira attorno al mezzo miliardo. Ma i 274 milioni che servirebbero per il completamento delle opere sembrano al momento introvabili. Poco rispetto ai sei miliardi di euro previsti dall’assessore regionale alle Infrastrutture Marco Falcone, che in un recente incontro a Catania sullo stato dei cantieri ha affermato come “la Sicilia diventerà nel 2022 la più grande stazione appaltante dell’ultimo secolo”. Anche senza scomodare il sogno del governo regionale: il ponte sullo Stretto. A metà 2019 però mancano all’appello opere ben più piccole ma fondamentali, come il potenziamento dell’accessibilità alla statale 189 nel comune di Aragona – libero consorzio di Agrigento -, opera mai avviata per la quale mancano 22 milioni. O i 21 milioni per la strada di collegamento per Alcara Li Fusi dalla statale 113, all’interno del parco dei Nebrodi, nella città metropolitana di Messina: secondo l’elenco ufficiale, il cantiere è fermo al 5 per cento dei lavori di fruibilità. Tra le opere bloccate anche quelle destinate all’edilizia popolare: l’Istituto autonomo case popolari (Iacp) di Catania aspetta 18 milioni per completare 144 alloggi e sei negozi nel quartiere Librino. Lo status dell’opera recita “lavori interrotti oltre il termine contrattualmente previsto”. Iacp di Messina attende rispettivamente sei milioni per il completamento di 40 alloggi nel comune di Saponara e altri quattro milioni e seicento mila euro per degli alloggi in località Santo Bordonaro. In entrambi i casi, si legge sull’elenco regionale “non sussistono, allo stato, le condizioni di riavvio”. Al momento, è stato realizzato solo il 20 per cento dell’opera.

Solo un’opera su cinque è oltre la metà dei lavori

A scorrere l’elenco, sono appena 34 le opere completate oltre il 50 per cento. Poco più di una su cinque. Comprese le cinque ultimate ma non ancora consegnate: le tribune del campo di Fossazzo a Milazzo (Messina), costate 516 mila euro, tre sezioni di scuola materna a Camporeale (Palermo), opera tra le più economiche in elenco con 51mila euro, un ricovero per anziani nel comune di Vita (Trapani) costato 921 mila euro, la messa in sicurezza di emergenza di un’area destinata a discarica a Pachino (Siracusa), costata 1 milione e 479 mila euro, e l’impianto di depurazione nel comune di Santo Stefano di Quisquina (Agrigento), costato 881 mila euro. I lavori delle altre 120 opere non sono neanche a metà strada.

Un elenco che non convince. E il rischio decreto Crescita

Secondo alcuni, come il deputato regionale del Movimento 5 stelle Nuccio Di Paola, il lungo elenco di incompiute non sarebbe nemmeno completo: dovrebbe contenere 190 opere, non 154. All’appello ne mancherebbero quindi 36. Un appunto al quale l’assessore regionale Falcone ha risposto ribadendo che “nell’elenco sono ricomprese solo le opere interrotte per contenziosi o cause di forza maggiore previste dal sistema Simoi”. La regione è al lavoro “con una task force sulle incompiute”, istituita ad agosto del 2018 e il cui elenco, che comprende con poche aggiunte le opere inviate al ministero, è stato pubblicato a febbraio. La situazione, poi, potrebbe complicarsi ulteriormente col nuovo decreto Crescita che ha stabilito come la competenza sul Fondo sviluppo e coesione passi alle Regioni, e quindi potrà essere utilizzato anche per le infrastrutture nel nord Italia. Una preoccupazione che non sembra scalfire la sicurezza di Falcone: “Dobbiamo solo dimostrare che la Sicilia spende i soldi piuttosto che tenerli nel cassetto, cosa che abbiamo fatto con il Patto per il Sud mettendo in campo in 17 mesi 260 milioni di euro per la riqualificazione urbana”.

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Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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