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Sicindustria contro Stato e Regione. “Manovre inefficienti”

Le aziende soffrono e i governi non rispondono adeguatamente. La ricetta anti-crisi e il "j'accuse" del vicepresidente vicario di Sicindustria Alessandro Albanese

Una drastica riduzione della domanda e dell’offerta, con il blocco di numerose attività produttive. Sono gli ingredienti di “una miscela micidiale che ha generato lo scenario peggiore possibile”. Descrive così la situazione economica attuale Alessandro Albanese, vice presidente vicario di Sicindustria. “L’economia si è avvitata in una recessione che sarà profonda”, dice a FocuSicilia. Nessuna luce in fondo al tunnel, almeno al momento, perché “la durata dipenderà dai tempi in cui si potrà uscire dall’emergenza”. Turismo e trasporti i settori più colpiti. Alle aziende serve più liquidità e meno burocrazia ma le misure governative, sia regionali che nazionali, per Albanese sono poca cosa. Le prospettive per il futuro restano, perciò, nere.

La contrazione dei consumi tende al 100 per cento

Se l’economia italiana è in sofferenza e il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia stima una perdita del Pil nazionale nel semestre 2020 di circa il 10 per cento, Albanese definisce l’economia siciliana in “doppio shock negativo”. La causa sta nelle misure di contenimento e contrasto alla diffusione del Covid-19, che hanno influito sia sulla domanda che sull’offerta. Secondo le analisi di Sicindustria, la chiusura di numerose attività commerciali ha portato a una contrazione dei consumi, tolti i beni essenziali, che “tende al 100 per cento”. E il futuro si prospetta ancora più nero di quello attuale. “Nel secondo trimestre siamo di fronte a una variazione acquisita del Pil di -12,5 per cento anche se il dato potrebbe arrivare a -15”. I settori che più ne hanno risentito sono turismo e trasporti che contano danni per “diverse decine di milioni. Ma il riflesso a cascata su tutti gli altri settori è devastante”. Anche Albanese usa la metafora della guerra per descrivere la situazione e se turismo e trasporti sono paragonati alla prima linea, gli altri settori rappresentano la seconda. “Sotto i colpi di una battaglia vengono vulnerate sia la prima che le seconde, a breve intervallo l’una dalle altre. Ma allo stesso modo”.

Liquidità e burocrazia

Il problema principale delle aziende, rimarcato da Sicindustria, è la mancanza di liquidità. “L’80 per cento non ha i soldi per pagare le tasse”. Secondo un sondaggio della confederazione degli industriali siciliani, il 67 per cento degli imprenditori ha dichiarato che si trovano nella condizione di non poter adempiere al versamento dei tributi locali, come l’Imu o la Tari. “Drammaticamente identica la percentuale delle imprese che si trova nelle condizioni di non poter pagare regolarmente le forniture nei prossimi 60 giorni”. Accanto ci sono le imprese che dichiarano di non poter pagare stipendi e contributi del personale nei prossimi due mesi, in oltre il 68 per cento dei casi. La ricetta di Albanese prevede quindi liquidità e sburocratizzazione. “I provvedimenti e le offerte del sistema bancario per garantire la liquidità alle aziende sono rimasti legati a procedure di valutazione che non tengono conto del momento emergenziale e della mancanza di un sistema di autofinanziamento delle aziende stesse, legato ai normali flussi di cassa”. Le imprese chiedono ad esempio la sospensione delle regole di rilascio del Durc, il documento che attesta la regolarità contributiva di un’impresa. “Centinaia di aziende rischiano di sopravvivere alla mannaia del Covid-19 ma di essere uccise dalla burocrazia”.

Leggi anche – Aziende in crisi di liquidità: “L’80 per cento non può pagare le tasse”

Interventi governativi insufficienti

Alle tante difficoltà degli imprenditori non sarebbe corrisposto un adeguato intervento governativo, né regionale né nazionale. Albanese definisce il decreto “Cura Italia” “una farsa, una manovra indecente”, e per l’85 per cento degli imprenditori è “insufficiente”. Ma anche il “decreto aprile” annunciato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte non sembra soddisfarlo. “Dobbiamo sospendere ogni giudizio finché il testo definitivo non sarà pubblicato in Gazzetta ufficiale, certo è che a guardare le bozze che circolano, non è quello che serve per la ripartenza dell’economia”. Sicindustria accusa il governo Conte di non avere un vero “piano per sostenere organicamente la produzione italiana” e, in generale, di avere sbagliato l’approccio. “Le manovre non si annunciano sui social solo per raccogliere consensi elettorali”. Non mancano certo critiche anche per il governo regionale, che si sarebbe limitato a “manovre piccole ed inefficienti. Nessuna per il sistema imprese ad oggi attuabile”. Insomma, “alle parole non sono seguiti i fatti”, tuona Albanese. Neanche i debiti pregressi sono stati pagati. “Un atto criminale”. “Capiamo che il momento è difficilissimo per tutti, ma non è possibile pubblicamente sbandierare sostegno e privatamente chiudere i rubinetti dei pagamenti dovuti per servizi già erogati o per investimenti già realizzati. Le aziende, con grande spirito di sacrificio e di collaborazione, stanno facendo la propria parte. Lo stesso ci aspettiamo da chi ci governa”.

Leggi anche – Sicindustria: “2020 negativo, manca un modello di sviluppo”

La ripartenza

L’auspicio per un futuro migliore è quello di ripartire. E farlo al più presto. “Fermo restando che prioritaria è la salute e la sicurezza dei lavoratori” Sicindustria si dice d’accordo all’ipotesi di riaprire, anche in Sicilia, subito dopo Pasqua. “Non a caso Confindustria ha firmato il protocollo condiviso per contrastare e contenere il contagio”, spiega il vicepresidente. Che poi assicura: “le imprese siciliane sono pronte e attrezzate per riaprire garantendo le norme di sicurezza”. “Tra le aziende chiuse ce ne sono tantissime che avrebbero tutti i requisiti di sicurezza per restare aperte, ma restano chiuse perché la loro attività economica non è consentita dalla legge”. “Non dimentichiamo che ancor più debole, incerta e declinante verso un peggioramento è la domanda estera: che si muoverà in linea con l’allargamento del contagio nel resto del mondo. Servono misure di sostegno mirate alle imprese ed ai lavoratori. E servono adesso”.

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Desirée Miranda
Desirée Miranda
Nata a Palermo, sono cresciuta a Catania dove vivo da oltre trent'anni. Qui mi sono laureata in Scienze per la comunicazione internazionale. Mi piace raccontare la città e la Sicilia ed è anche per questo che ho deciso di fare la giornalista. In oltre dieci anni di attività ho scritto per la carta stampata, il web e la radio. Se volete farmi felice datemi un dolcino alla ricotta

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