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Smart working, la Regione siciliana è penultima al Sud

Palazzo d'Orleans è la pubblica amministrazione regionale con più lavoratori da remoto d'Italia. Ma solo perché ha più dipendenti: in percentuale, peggio della Sicilia al Sud solo la Basilicata

“In Sicilia sono ben settemila e ottocento le unità di personale che svolgono la loro funzione per via telematica, il dato assoluto più alto d’Italia”. Lo afferma l’assessore regionale alla Funzione Pubblica della Regione siciliana Bernardette Grasso, a seguito delle rilevazioni del ministero della Pubblica amministrazione nell’ambito del monitoraggio sullo smart working nelle Regioni a seguito dell’emergenza covid-19. Ma, a livello di percentuali, la Sicilia è solo penultima: solo sei lavoratori su dieci sono in regime di “smart working”, e peggio al Sud fa solo la Basilicata, la regione d’Italia con più lavoratori attivi in tutti i settori, che si ferma sotto al 58 per cento. Una percentuale che secondo Grasso si spiega con “l’incidenza sul dato di lavoratori come custodi dei musei e forestali, non ricompresi nello smart working”. Primo in classifica è invece l’Abruzzo, con tutti i suoi 1400 dipendenti a lavoro da remoto, seguita dalla Lombardia, regione più colpita dall’emergenza Covid-19, che arriva al 98,4 per cento dei suoi 3 mila e 34 dipendenti. Terzo il Lazio, con oltre il 96 per cento dei suoi quasi 4 mila e 500 dipendenti in telelavoro. Percentuali inferiori a quelle siciliane sono anche in Friuli Venezia Giulia (59 per cento) e nel Veneto (51,9 per cento), regione con la percentuale più bassa di smart working. La media è comunque ben superiore a quella siciliana, che si ferma al 60 per cento contro il 73,8 per cento nazionale.

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I dati sullo smart working nelle Regioni diffusi dal ministero della Pubblica amministrazione

Grasso: “Sulla percentuale incidono i forestali”

La Sicilia, con ben 13 mila lavoratori alle dirette dipendenze della Regione, è di gran lunga la prima d’Italia per numero di lavoratori. E la mancata attivazione del lavoro da remoto per decisione di alcuni dirigenti regionali era stata oggetto, nei primi giorni dell’emergenza da coronavirus, di una polemica tra i sindacati Cgil Cisil e Uil e l’assessore Grasso. Oggi invece il raggiungimento di oltre 7800 unità nel lavoro da remoto, secondo quanto dichiarato da Grasso, “premia la buona volontà di tutta la macchina burocratica isolana e ci motiva ad andare ancora avanti su questa direzione”, dopo che il governo Musumeci “ha compiuto uno sforzo deciso per mettere in campo lo smart working negli uffici. Abbiamo subito varato ben tre specifiche direttive per garantire la sicurezza del personale, contenere il contagio e riorganizzare il lavoro da casa”.

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Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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