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Soli, senza soldi né credito: i più poveri in quarantena

Bisogno di ascolto, di cibo, di quadernoni per fare i compiti ma anche ricariche telefoniche. Le esigenze dei siciliani in quarantena a cui cerca di rispondere Caritas

Volontari e donazioni. Un connubio fondamentale tutto l’anno e ancora di più in periodo di quarantena. In Sicilia, in particolare, l’impegno e le necessità “sono triplicate, con migliaia di migliaia di persone che non riescono a soddisfare le necessità primarie”, afferma il direttore regionale della Caritas, Giuseppe Paruzzo. Da fronteggiare non c’è solo la povertà alimentare dei siciliani. Ci sono da considerare le esigenze scolastiche e ludiche dei bambini e la sfida è anche contro l’isolamento fisico e telematico.

I bisognosi sono quasi tutti siciliani

La situazione è “allarmante, molto più del solito”, dice Paruzzo. Un vero e proprio dramma se si pensa che secondo l’ultimo report della Caritas che guarda i dati del 2018, la Sicilia è la prima regione italiana per grave deprivazione materiale. Il suo valore è di 21 ogni cento individui. E non sono dati legati, per lo più, agli stranieri, come al Nord. I poveri sono autoctoni, siciliani in difficoltà nel 76,5 per cento dei casi. E siciliani sono quelli che chiedono aiuto anche in periodo di quarantena. Non è che gli extracomunitari siano scomparsi, ma “tra meno arrivi e diverse sistemazioni nei dormitori” che comunque sono stati riorganizzati per rispondere alle direttive sul contrasto alla diffusione del Covid-19, nell’isola non rappresentano il vero allarme sociale. Diversa è la situazione per chi ha nazionalità italiana. Molti sono i cosiddetti nuovi poveri, ovvero gente che fino a ieri ha vissuto grazie alla proprie forze e che oggi invece non può più farlo. “Magari vivevano di espedienti o avevano contratti in nero e adesso non sanno come fare”.

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Ascolto e nuove esigenze

“La prima esigeza delle persone è quella di essere ascoltati. C’è molto imbarazzo. Spesso si tratta di gente non abituata a chiedere e hanno difficoltà anche a capire cosa domandare”. La nuova realtà porta a una nuova esigenza: aiutare chi non è abituato ad essere aiutato. Il centro d’ascolto della Caritas non smette di funzionare e le voci sono tante ed eterogenee. Tra le nuove necessità anche la ricarca della scheda telefonica. In quarantena è fondamentale parlare con qualcuno a noi vicino, ma “come si farà quando il credito finisce? Se le persone non hanno come mangiare figurati se possono ricaricare il telefono”. Tra le richieste anche quadernoni e penne per i bambini “alcuni mi raccontano che fanno i compiti a matita così possono cancellare e avere di nuovo i fogli disponibili”. Non solo esigenze materiali. “C’è tanta solitudine, ma per fortuna siamo una bella terra piena di volontari”. Ci sono poi quelli che ospitano ex carcerati “che magari non hanno dove andare dopo il fine pena”. Chi sta in carcere “non viene comunque dimenticato e a Pasqua porteremo delle uova di cioccolato per tutti”.

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Carrello sospeso

Il cibo è e rimane l’esigenza più pressante. “A Caltanissetta ad esempio, aiutiamo circa 50 famiglie al giorno ma è una piccola città. I numeri sono di certo più grandi in centri più gradi”. Servono beni di prima necessità, ma anche qualche dolcetto fa piacere. La Caritas compra cibo grazie alle donazioni, ne riceve dell’altro grazie al Banco alimentare e alle tante donazioni delle persone. Inoltre sta contribuedo a distribuire il cibo raccolto dai Comuni come Catania e Palermo. Non basta. Ecco perché è partita l’iniziativa “carrello sospeso” in diversi supermercati. In pratica ci sono dei carrelli all’ingresso dove ognuno può mettere ciò che vuole e che verrà donato ai più bisognosi. Il sistema è simile a quello della colletta alimetare, ma senza volontari per evitare assembramenti. “Abbiamo bisogno soprattutto di cibi a lunga conservazione, il più diversificato possibile per rispondere alle esigenze delle famiglie. Servono anche piccole attrazzature come igienizzanti, guanti e mascherine”. Il problema sono i freschi e i surgelati perché se le Caritas del territorio hanno a disposizione alcuni frigoriferi, i carrelli non sono refrigerati”. Per questo, chi volesse contribuire con questa tipologia di cibo fa meglio ad effettuare una donazione. “Ogni Caritas ha un iban, quindi consiglio di rivolgersi a quella del proprio Comune”.

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Desirée Miranda
Desirée Miranda
Nata a Palermo, sono cresciuta a Catania dove vivo da oltre trent'anni. Qui mi sono laureata in Scienze per la comunicazione internazionale. Mi piace raccontare la città e la Sicilia ed è anche per questo che ho deciso di fare la giornalista. In oltre dieci anni di attività ho scritto per la carta stampata, il web e la radio. Se volete farmi felice datemi un dolcino alla ricotta

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