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Startup, governo “disastroso”. “Distretto siciliano per il dopo-Covid”

Fondi bloccati e poche garanzie. Le imprese innovative sono "doppiamente penalizzate". Ma per Alessandro Arnetta, partner di Digital Magics Palermo, "è la burocrazia che ci distrugge"

Toh, il governo si è dimenticato delle startup. Non sono solo imprese giovani, ma anche con logiche e gestione differenti. Si sono trovate incastrate tra l’epidemia e una decretazione d’urgenza che ha pensato soprattutto a Pmi tradizionali e grandi gruppi. Molte delle misure a sostegno delle imprese, infatti, utilizzano come parametro d’accesso il calo del fatturato. Ma la maggior parte delle startup è in perdita e alcune incassano poco o nulla. Vivono di credito e di capitale di rischio. Il primo, soprattutto in tempi di emergenza e grazie alle garanzie dello Stato, tenderà a confluire verso Pmi più mature. Il secondo, che già di solito scarseggia, potrebbe fermarsi. Alessandro Arnetta, partner di Digital Magics Palermo, definisce “disastrose” le scelte del governo. “Sta facendo poco o nulla per settori come il turismo, figurarsi se bada alle startup, che non producono Pil”. È vero che, con il passare delle settimane, ci si è resi conto che il digitale e il ruolo è importante. Ma, afferma Arnetta, si pensa agli “smanettoni solo quando serve tecnologia e non per rispondere ai loro bisogni”.

Startup “doppiamente penalizzate”

Neonati e adulti non possono avere la stessa dieta. I bisogni delle startup non sono come quelli delle altre imprese. “Hanno prima di tutto un problema di cassa”. Sono (e non per colpa dell’epidemia) sottocapitalizzate e, di conseguenza, non hanno abbastanza risorse per crescere. Sono piccole: le 10.882 società iscritte al registro speciale del Mise mettono insieme un valore della produzione di 1,17 miliardi di euro, in media 175 mila euro a testa. Più di una su due è in perdita. Molte non hanno mai fatturato nulla. Eppure, tra dipendenti e soci, c’è in ballo il lavoro di oltre 64 mila persone. Nulla in confronto alla mole di posti e capitali in gioco a causa del coronavirus. Ma non è questo il punto: tra le startup ci sono tanti futuri fallimenti (come nella logica delle imprese innovative) ma anche alcuni embrioni di grandi aziende. Che rischiano di perdersi ancor prima di provare a crescere. Con il Covid-19, spiega Arnetta, “c’è un problema enorme per le startup che stavano facendo funding. È tutto stoppato. L’azienda che voleva fare exit o investire è ferma, peggiorando così il problema della scarsità di capitale di rischio”. C’è quindi una “penalizzazione doppia”. Da una parte un accesso più difficile alle misure del Cura Italia; dall’altra un mercato dei capitali, già pigro di suo, che è andato in letargo. I fondi di venture capital in Italia sono pochi. La speranza che una startup concluda una exit (cioè, in sostanza, passi all’incasso) è quindi affidata all’acquisizione di imprese più mature. Se già prima non si azzuffavano pur di puntare sul digitale, non sono certo incentivate a farlo adesso che navigano a vista.

Investire? “Problema di mentalità”

Il partner di Digital Magics Palermo è convinto, però, che “in un certo senso le startup siano anche avvantaggiate”. Hanno caratteristiche che permettono di rispondere più velocemente ai momenti di crisi. “Si sanno reinventare in fretta e sono più flessibili”. Le imprese più mature hanno mercato, ma anche una struttura più ingessata. Non sono quindi due mondi in contrapposizione ma complementari. E lo ha capito chi da tempo spinge per la cosiddetta “open innovation”: convincere le imprese solide ad aprirsi alle startup, per le quali “il partner industriale è fondamentale”. “Il governo – afferma Arnetta – dovrebbe incentivare di più questo dialogo”. Ci guadagnerebbero entrambi. Quello dei bilanci peggiorati a causa dell’epidemia sarebbe un falso problema. Molti progetti di open innovation sono “a costo zero”. “Non è un problema di cassa ma di volontà e mentalità”.

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L’idea del distretto siciliano dell’innovazione

E la Sicilia? Oltre ai problemi che derivano dalla singolarità delle startup, ci sono quelli legati ai settori più colpiti. “Quello che facciamo meglio è ancorato al travel e al food”. E se il cibo, soprattutto grazie alle consegna a domicilio, in qualche modo regge, il settore dei viaggi “piange”. Versano lacrime sia i piccoli che i grandi. “Stiamo lavorando perché gli smanettoni possano dare una mano. Alla ripartenza si avrà ancora più bisogno di ragazzi che hanno algoritmi e idee. Ma vedo troppa burocrazia. È quella che ci sta distruggendo”. Tra i progetti di Arnetta, che tra le altre cose dirige il Lumsa Digital Hub, c’è “un distretto siciliano delle startup” che metta assieme imprese innovative, mature ed enti di ricerca. “Correre da soli non porta a niente. E questo varrà ancora di più nel dopo pandemia. Dobbiamo unire le forze per cercare di non navigare a vista ma con un progetto”. Anche perché l’epidemia avrebbe contribuito a cambiare la visione del digitale: “Molte aziende sono al palo perché lo hanno sottovalutato e si trovano con saracinesche chiuse e magazzini pieni. Convincerle a investire in tecnologia sarà più facile. Sono fiducioso che, dopo questa pandemia, gli startupper avranno maggiore considerazione”.

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“Le grandi aziende sostengano le startup”

Servono soprattutto “investimenti in fase seed e pre-seed”, cioè nei primissimi passi nel percorso di una startup. “Da zero a 300 mila euro non c’è nulla”, sottolinea Arnetta. “Spero che le grandi imprese italiane che hanno risposto all’emergenza aiutando il Paese inizino a sostenere i ragazzi che hanno belle idee. Deve arrivare più capitale di rischio domestico”. E poi si attende che il Fondo nazionale innovazione, previsto dalla legge di Bilancio 2019, metta finalmente a terra la sua dotazione da un miliardo. Difficile però immaginare di potersi affidare a un fondo i cui tempi di gestazione non sono compatibili con le esigenze di un’emergenza. A oggi lo strumento più rapido è il programma Smart&Start di Invitalia. Ma non basta.

Le proposte di Italia Startup

Alcune associazioni, tra le quali Italia Startup, hanno inviato al governo un programma con una serie di proposte: l’istituzione di un fondo di Venture Debt convertibile da un miliardo (che agisca in comparteciazione pubblico-privato), l’estensione della garanzia statale al 100 per cento per prestiti a startup e Pmi innovative, la liquidazione rapida dei crediti in ricerca e sviluppo e Iva, l’emissione di voucher per l’insediamento e l’accelerazione di startup in parchi scientifici, acceleratori e incubatori italiani, l’innalzamento dal 30 al 50 per cento dello sgravio fiscale per persone fisiche e giuridiche che investono in imprese innovative italiane.

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Paolo Fiore
Paolo Fiore
Leverano, 1985. Leccese in trasferta, senza perdere l'accento: Bologna, Roma, New York, Milano. Ho scritto o scrivo di economia e innovazione per Agi, Skytg24.it, l'Espresso, Startupitalia, Affaritaliani e MilanoFinanza. Aspirante cuoco, sommelier, ciclista, lavoratore vista mare. Redattore itinerante per FocuSicilia.

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