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Stretto di Messina: la partita degli espropri da sette milioni di euro

La società è già stata condannata a pagare 237 mila euro ai proprietari dei terreni dove sarebbe dovuto sorgere il Ponte, per indennizzarli dei vincoli imposti per un decennio. Ci sono altre 34 ditte che hanno avanzato pretese con un unico atto di diffida legale

Non solo richieste di risarcimento alla Stretto di Messina Spa per 790 milioni di euro avanzate dalle società appaltanti del Ponte mai realizzato, Eurolink e Parsons. Non solo una pretesa risarcitoria da parte della stessa Stretto di Messina Spa, società creata dallo Stato che chiede allo Stato un indennizzo di quasi 326 milioni di euro. A questo va aggiunta la partita degli espropri dei terreni dove sarebbero dovute sorgere le opere del Ponte, una partita che potrebbe valere ben sette milioni di euro di indennizzi. Nel 2003, infatti, a progetto preliminare approvato, sui terreni su cui era stato localizzato il Ponte venne apposto un “vincolo preordinato all’esproprio”, bloccando per i proprietari ogni possibilità di sfruttare i propri immobili. Il vincolo fu confermato nel 2008 da una delibera del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica). La Stretto di Messina avviò la dichiarazione di pubblica utilità del Ponte e informò i proprietari. Nel 2013 il governo Monti rinunciò al Ponte, mise in liquidazione la società e di espropri non si parlò più.

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La società già condannata a pagare 237 mila euro

Dato che nessuna procedura di esproprio è stata avviata, oggi Stretto di Messina Spa si ritiene “estranea” a qualsiasi indennizzo, come si evince dalla relazione al bilancio 2021, mentre lo Stato non ha assegnato nessuna risorsa pubblica alla società per far fronte ad eventuali richieste di risarcimento da parte dei proprietari dei terreni che per almeno un decennio non hanno potuto usufruire dei propri immobili vincolati. Ma nonostante non ci siano state risorse specifiche da parte del ministero delle Infrastrutture, la Stretto di Messina Spa ha già dovuto far fronte al pagamento di due indennizzi, chiesti da gruppi di proprietari di terreni che hanno fatto causa alla società davanti al Tribunale di Messina. Il primo processo (Calì e altri), avviato nel 2011, ha già visto una sentenza definitiva in Cassazione nel 2017 e la condanna della società al pagamento di 217 mila euro più le spese a quattro proprietari di terreni. Il secondo giudizio (De Domenico), da una richiesta iniziale del 2013 di 211 mila euro ha visto la società condannata al pagamento dell’indennizzo di 20 mila euro in appello nel 2017.

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Altre 34 ditte proprietarie hanno diffidato la società

Due giudizi, due sconfitte. Finisce qui? No. Ci sono richieste da parte di altre 34 ditte proprietarie di terreni sui quali sarebbe dovuto sorgere il Ponte e che hanno reclamato nel 2014 la “corresponsione di indennità”, con un unico atto di diffida legale indirizzato alla Stretto di Messina Spa e al ministero delle Infrastrutture. L’atto al momento non ha avuto seguito, ma se dovesse nascerne un contenzioso giudiziario, come negli altri due casi, e la Stretto di Messina Spa dovesse soccombere, ci sarebbero da corrispondere, stimando una richiesta minima di 20 mila euro per ditta e massima di 200 mila euro, somme che variano da 680 mila euro a quasi sette milioni di euro. Chi dovrà pagare? Stretto di Messina Spa ritiene che l’indennizzo “debba essere a carico del ministero concedente, del ministero dell’Economia e delle Finanze o della presidenza del Consiglio”. A conti fatti, nel caso ogni pendenza giudiziaria avesse esito negativo per la parte pubblica, l’esborso a carico dello Stato in conseguenza alla mancata realizzazione del Ponte, sarebbe ingente: almeno 800 milioni di euro a Eurolink e Parsons, 326 alla Stretto di Messina Spa e sette ai proprietari dei terreni vincolati, farebbero superare di gran lunga 1,1 miliardi di euro. Senza contare interessi e spese.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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