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Superbonus 110%, in Sicilia cova la rivolta. Mezzo miliardo da rimborsare

Cantieri alla paralisi ed enormi ritardi nel pagamento delle commesse, i tecnici si coalizzano per protestare. I dati Cna: in Sicilia 10 mila operatori e quasi quattromila imprese a rischio, con crediti per oltre 500 milioni di euro

Doveva dare ossigeno all’edilizia ma dopo due anni e mezzo dalla sua approvazione, il Superbonus 110 è strozzato dalla complessità: tardivi provvedimenti per il contrasto alle frodi, una modifica normativa ogni 25 giorni (21 i provvedimenti inanellati finora), tempi di approvazione delle pratiche di cessione che dai 30-45 giorni sono passati a 90-120 giorni, strettoie alle banche nelle procedure di acquisto dei crediti che restano incagliati nei cassetti fiscali delle imprese siciliane: secondo i dati di Cna si tratta di almeno mezzo miliardo di euro. Un meccanismo quindi inceppato, con cantieri alla paralisi ed enormi ritardi nel pagamento delle commesse.

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Nasce il “Comitato Sicilia bonus edilizi”

Questo lo scenario che denunciano imprese e professionisti del “Comitato Sicilia bonus edilizi”, cui hanno aderito i rappresentanti degli ordini professionali degli architetti e geometri di diverse province siciliane, insieme ad Ance (Associazione nazionale costruttori edili) e Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato). Gli addetti ai lavori, pronti alla protesta, hanno rivolto un appello a tutte le forze politiche e al governo Draghi. Innanzitutto, perché venga ripristinato nell’immediato il meccanismo della cessione del credito alle banche e agli istituti finanziari. Poi, perché si attivi un tavolo di confronto per formulare un progetto di legge organico sul 110, inserito nel Pnrr nazionale e con una prospettiva decennale.

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In Sicilia ulteriori vincoli di legge e mesi di ritardo

“Chiediamo un testo unico, una legge chiara che riveda finalmente tutta la materia e che preveda i controlli necessari a monte e non a valle”, precisa uno dei primi firmatari dell’appello, Antonello Longo, consigliere dell’Ordine degli Architetti di Messina, il quale evidenzia che il problema “in Sicilia si avverte ancora di più perché la legislazione regionale ha posto ancora più vincoli e mentre in altre Regioni la misura è partita subito, noi abbiamo accumulato mesi e mesi di ritardi. Oggi la situazione dal punto di vista politico è estremamente incresciosa: il parlamento nazionale ha un’ampia maggioranza che in teoria è propensa verso la nostra soluzione al problema, mentre il governo è invece estremamente sordo e disattento. Abbiamo avuto contatti con deputati di tutte le forze politiche e in tutti abbiamo registrato una grossa volontà di intervenire e modificare, ma allo stesso tempo un’estrema debolezza nel confrontarsi sul disegno di legge. Chiediamo di tracciare una strada nuova, bisogna intervenire sulle truffe a danno dello Stato, è vero, ma facciamolo scrivendo bene la norma ed evitando di penalizzare cittadini e tecnici onesti”, esorta Longo.

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Sicilia: 4 mila imprese coinvolte, 10 mila lavoratori a rischio

“È certo che – scrivono gli architetti – se, nell’immediato futuro, gli istituti di credito non riapriranno agli acquisti, molte imprese, professionisti e società d’ingegneria coinvolti nel Superbonus 110 rischieranno il fallimento e gravissimi danni economici. Allarmante che le norme penalizzino i singoli professionisti, fulcro su cui si fonda tutto il meccanismo, che non vedono riconosciuti dagli istituti bancari i loro crediti maturati e non possano accedere alla cessione”. Secondo i dati elaborati da Cna, in Italia sono circa 2,6 i miliardi di euro al momento non esigibili, 33 mila imprese hanno esaurito la loro liquidità, 150 mila posti di lavoro sono in bilico, quasi metà delle imprese sono sull’orlo del fallimento e quasi due terzi sarà costretta a breve, per mancanza di liquidità, a chiudere tutti i cantieri, mentre la metà non è in grado di pagare i fornitori alla consegna. Sempre la Cna registra in Sicilia quasi quattromila operatori, di cui la metà imprese artigiane, che hanno crediti nei cassetti fiscali ed oggi dichiarano di essere a rischio per la loro continuità aziendale. In termini di importi si tratta di oltre 500 milioni di euro, cifra legata al solo campione di Cna regionale con una prospettiva di rischio per oltre 10 mila lavoratori.

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Il ministro Franco alla Cna: la soluzione entro pochi giorni

“Le nostre imprese sono rimaste nella buca, con milioni di euro bloccati nei cassetti fiscali e finora non c’è stato modo di sbloccarli – riferisce Pietro Giglione, segretario regionale Cna Sicilia – però la nostra organizzazione nazionale ha avuto un incontro con il ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco, il quale ci ha rassicurati sul fatto che tutte le imprese e professionisti che hanno crediti li avranno liquidati. Si sta trovando la formula per risolvere il problema entro due o tre giorni. Altrimenti le imprese sono a un passo dal fallimento. E questo paventato scenario, certamente triste e drammatico, impone alla Cna Sicilia, che sul terreno del Superbonus  è impegnata in prima linea,  a non lasciare nulla di intentato. Ove necessario siamo pronti alla mobilitazione di tutta la filiera: professionisti, tecnici, lavoratori, attività di produzione, proprietari delle abitazioni e associazioni sindacali. Occorre dunque fare fronte comune affinché lo Stato mantenga gli impegni assunti. Intanto, mentre restano aperte molte perplessità sulla proroga del 110, la nostra priorità è arrivare al 31 dicembre 2023: quali garanzie ci saranno per completare i cantieri? Al governo chiediamo proprio un impegno in questa direzione”.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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