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Svimez, con la crisi da Covid al Sud 6300 iscrizioni in meno all’università

La crisi da Covid avrà un grosso impatto nel numero delle nuove immatricolazioni all'Università. Peggio al Sud che paga ancora la crisi 2008/2009. I dati Svimez

“L’impoverimento delle famiglie, a seguito della crisi, si tradurrà, come avvenuto in passato, in una contrazione della spesa destinata agli studi universitari dei figli”. È la stima dell’ultimo rapporto Svimez che replicando lo schema di quanto avvenuto all’indomani dell’ultima crisi economica, quella del 2008/2009, ipotizza una situazione più difficile per il Meridione. Qui le famiglie sono più povere e quindi più esposte al rischio di rinuncia alla prosecuzione del percorso universitario. Il costo consequenziale è duplice secondo Svimez, “sia individuale in termini di occupabilità e reddito atteso sia collettivo in termini di competitività del sistema Paese”.

Meno soldi meno iscrizioni

Con la crisi da Covid il numero degli immatricolati per l’anno accademico 20/21 è destinato a calare in tutta Italia. Svimez calcola circa 9.500 studenti universitari in meno “di cui circa 6.300 nel Mezzogiorno e 3.200 per il Centro Nord”. Una diminuzione legata alle difficoltà economiche delle famiglie stimata in una riduzione del tasso di proseguimento di 3,6 punti nel Mezzogiorno e di 1,5 nel Centro-Nord. Numeri ancora più negativi di quelli della crisi 2008/2009, quando il Pil su scala nazionale cadde del 5,3 per cento. Con la crisi da Covid le stime sono superiori all’8 per cento.

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Aumenta il divario tra Italia e resto d’Europa

Le previsioni Svimez influiscono anche sulle percentuali italiane sull’immatricolazione universitaria che con il suo al 54,7 per cento è già, secondo i dati Ocse, tra le più basse d’Europa. In Francia supera il 66 per cento, in Germania il 68 e in Spagna il 73 per cento. La conseguenza è “un basso grado di istruzione terziaria dei 30-34enni” che già nel 2018 era al 34 per cento in Italia rispetto ad una media Ue del 45,8. E peggio va al Sud dove il basso grado d’istruzione è registrato al 26,8 per cento, “12 punti in meno che nel Centro-Nord che si attesta al 38,2 per cento, anch’esso al di sotto della media europea”.

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Il Sud paga ancora la crisi 2008/2009

Numeri che nel tempo non sono cambiati molto, almeno non al Sud, se consideriamo che secondo il dato più recente, quello del 2019, “il Mezzogiorno ha ancora 12 mila immatricolati in meno rispetto al 2008 e un tasso di passaggio di oltre 5 punti percentuali più basso”. Diversa è invece la situazione al Centro-Nord che dall’ultima crisi “ha registrato un incremento di circa 30 mila immatricolati e un aumento di oltre un punto percentuale del suo tasso di passaggio”. Significa che nel passaggio nel periodo di “debole ripresa” (2013-19) il Mezzogiorno non è riuscito a recuperare il numero degli immatricolati mentre il Centro-Nord sì. E guardando le stime attuali la spaccatura del Paese è evidentemente destinata ad aumentare.

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Desirée Miranda
Desirée Miranda
Palermitana di nascita ma catanese d’adozione e di fatto. Laurea in Scienze per la comunicazione internazionale (UniCt). Mi piace raccontare la città e la Sicilia ed è anche per questo che ho scelto di fare la giornalista. In quasi 15 anni di attività ho scritto per la carta stampata, il web e la radio occupandomi per lo più di economia e lavoro. Dal 2020 sono alla guida di FocuSicilia continuando a fare il mestiere più bello del mondo

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