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Taglio Irpef, fino a mille euro in più a persona. “Per i siciliani serve di più”

Per Giorgio Sangiorgio, presidente dei commercialisti catanesi, la riforma delle aliquote Irpef "era attesa da anni", mentre manca ancora "un intervento serio sulla burocrazia". Per quanto riguarda l'isola gli effetti della riforma sono limitati: "La vera rivoluzione sarebbero le Zes"

La riforma dell’Irpef “è un primo passo, ma avrà effetti limitati sull’economia siciliana”. Uno stimolo maggiore alla ripresa dell’isola verrebbe “dalle Zone economiche speciali, annunciate da tempo ma di fatto ancora bloccate”. Giorgio Sangiorgio, presidente dell’Ordine dei commercialisti di Catania, commenta con FocuSicilia le novità sulla tassazione introdotte dal governo Draghi nella legge di Bilancio 2022, al momento all’esame del Parlamento. Il nuovo fisco è al vaglio dei partiti, che potrebbero rimettere tutto in discussione. Sull’impianto originale proposto dal premier e dal ministro dell’Economia Daniele Franco, però, si può fare già qualche valutazione. “Una persona con un reddito di 40/50 mila euro, secondo le simulazioni, potrebbe risparmiare fino a mille euro”, dice Sangiorgio. La riforma non tocca i redditi fino a 15 mila euro, “oggetto di altri interventi negli anni precedenti”, e di fatto nemmeno quelli sopra 75 mila, “dove si registra un risparmio modesto di circa cento euro all’anno”. Per il taglio dell’Irpef il governo ha stanziato sette miliardi di euro, mentre un miliardo dovrebbe andare al taglio dell’Irap, anche se “è probabile che alla fine queste risorse vengano spostate”.

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Il dettaglio delle nuove aliquote

Nel dettaglio, l’accordo di massima trovato dal governo con le forze di maggioranza prevede che gli “scaglioni” per il pagamento dell’Irpef siano ridotti da cinque a quattro. Come accennato, per i redditi fino a 15 mila non cambia nulla. L’aliquota resta al 23 per cento, mentre dovrebbe essere allargata la “no tax area” fino a circa ottomila euro. “Per i redditi bassi, negli ultimi anni, sono state introdotte varie misure, dal bonus Renzi al contributo di cento euro varato dal secondo governo Conte”, ricorda il presidente Sangiorgio. Discorso diverso per i redditi medi, “rimasti esclusi da questi interventi”. Ecco perché il governo ha deciso di abbassare l’aliquota dai 15 ai 28 mila euro dal 27 al 25 per cento, ma soprattutto quella dai 28 ai 50 mila euro dal 38 al 35 per cento. “Questo dovrebbe comportare un risparmio annuo di quasi mille euro”, ribadisce il numero uno dei commercialisti etnei. Infine viene soppressa l’aliquota del 41 per cento per i redditi dai 55 ai a 75 mila euro: per i redditi sopra i 50 mila euro si applicherà un’aliquota unica del 43 per cento. “I redditi più alti risparmieranno una cifra minima, nell’ordine di un centinaio di euro l’anno”, calcola Sangiorgio.

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Salta il contributo di solidarietà

Una somma – circa 250 milioni di euro l’anno – che una parte della maggioranza, composta da Partito democratico, Movimento cinque stelle e Liberi e uguali, aveva proposto di accantonare per contrastare il caro-bollette. Un tema “sottovalutato”, secondo Sangiorgio, visto che il rincaro dell’energia “incide profondamente sulla vita delle famiglie, ma anche sulle imprese”. Questo “contributo di solidarietà”, però, è stato stralciato per volontà di Lega, Forza Italia e Italia viva. “In linea di principio, è corretto che in un momento così delicato per la nostra economia nazionale si eviti di gravare con nuove tasse anche i ceti più agiati”, riconosce il numero uno dei commercialisti catanesi. Nel concreto, però, “la cifra, circa 20 euro al mese, è talmente bassa che difficilmente quella fascia ne avrebbe avvertito il peso”. In generale la manovra “punta ad alleggerire il carico sui ceti medi”, attraverso un meccanismo di riforma “di cui si parla da molti anni, senza che nessuno sia mai riuscito a venirne a capo”. Sangiorgio vede il bicchiere mezzo pieno, dunque, anche se come accennato gli effetti sull’economia siciliana “sono tutti da verificare”.

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Giovani motivati, ma poco sostenuti

Se da un lato le aliquote non tengono conto “di tutto il mondo delle detrazioni, che per i ceti bassi sono molto consistenti”, dall’altra per i redditi fino a 15 mila euro “non arriverà alcun beneficio dalla revisione delle aliquote”. Sangiorgio osserva che si tratta della fascia “in cui rientrano la maggior parte dei giovani, in particolar modo siciliani”. Da questo punto di vista “si sarebbe potuto fare di più”, come sul fronte della burocrazia, “che resta uno dei grandi problemi per il mondo del lavoro”. Altro nodo irrisolto è quello delle imprese individuali, per i quali da anni si immagina “un’imposta progressiva sul modello delle imprese a responsabilità limitata, che oggi parte dal 24 per cento, in modo da ridurre il carico e semplificare il meccanismo”. Ciò sarebbe utile alle aziende del territorio siciliano ed etneo, “che continuano a risentire degli strascichi della crisi Covid, malgrado gli interventi e i ristori arrivati negli ultimi mesi”. Il sistema delle imprese è “ancora parzialmente dopato” dagli aiuti economici, ma in generale la ripresa, malgrado i numeri molto positivi stimati dalla Regione, non sembra dietro l’angolo. Nota positiva, per Sangiorgio, sono proprio i giovani, “che mostrano un particolare vivacità imprenditoriale”, che avrebbe bisogno di essere coltivata “attraverso misure specifiche”.

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I ritardi su Zes e infrastrutture

Una di esse, dice il presidente dei commercialisti etnei, “sarebbe l’attivazione delle Zone economiche speciali, con particolari agevolazioni fiscali che favorirebbero l’economia”. Purtroppo la misura “avanza molto lentamente”, e il ministero dello Sviluppo economico non ha ancora nominato “i commissari che dovrebbero supervisionare”. Altro tema fondamentale per la ripresa dell’isola, secondo Sangiorgio, è quello delle infrastrutture. “Due città importanti come Catania e Ragusa, malgrado anni di annunci, ancora non sono collegate dall’autostrada”. Per non parlare poi della madre di tutte le grandi opere, il ponte sullo Stretto, la cui realizzazione è stata definita “necessaria” anche dall’ultimo rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno. “È incredibile che non sia stato inserito nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, visti gli effetti che avrebbe generato sul tessuto economico siciliano e non solo”. Per il presidente dei commercialisti etnei l’opera “sarebbe stata realizzata a scatola chiusa, in qualsiasi altra parte del mondo”. Una dimostrazione ulteriore di come, al di là dei singoli interventi, sia necessaria una riforma della burocrazia “per sbloccare finalmente questo Paese”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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