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Wade Rathke, l’organizer che ha portato il salario minimo in Usa

Il minimum wage oltre oceano è legge da dieci anni. Una battaglia vinta da Acorn, la più grande organizzazione di comunità d'America. "Ma Reagan, Bush e Clinton erano contro", racconta il fondatore

“Per ottenere il salario minimo federale, abbiamo dovuto prima operare città per città, poi stato per stato. Oggi è a 7 dollari e 25 l’ora in tutti gli Stati Uniti, e l’obiettivo è di innalzarlo”. Ad affermarlo è Wade Rathke, attivista americano fondatore della Associations of community organizations for reform now (Acorn) nel 1970, la più grande organizzazione di comunità di base degli Stati Uniti con 1200 comitati in 110 città, e mezzo milione di associati. Rathke è stato a Catania il 20 e 21 settembre per un workshop dedicato alle tecniche di organizzazione di comunità, su invito dell’Urbanista Laura Saija del LabPeat – Laboratorio per la progettazione ecologica e ambientale del territorio – dell’Università di Catania. Il giorno prima del workshop, tenuto nella sede di Trame di Quartiere nel rione San Berillo, è stato anche proiettato un film documentario denominato The organizer, che ripercorre l’esperienza di questo movimento di massa, con la figura di Rathke al centro. Saija, che ha lavorato in America a stretto contatto con Acorn, definisce l’associazione “a metà strada tra il nostro sindacalismo e un movimento per i diritti civili, che ha avuto non a caso un peso determinante anche nell’elezione di Barack Obama“. E tra gli obiettivi raggiunti c’è anche il minimum wage, il salario minimo di cui oggi in Italia discute il governo Conte bis.

Minimum wage: dalle piazze al Congresso in vent’anni

Negli Usa il minimum wage globale è stato ottenuto nel 2009 dopo essere stato stabilito negli anni Trenta per alcune categorie, arrivando negli anni Sessanta a coprire con poco più di 3 dollari quasi tutte le categorie di lavoratori. Dieci anni fa il minimo è stato stabilito a 7 dollari e 25 centesimi l’ora. “I presidenti Reagan, i Bush, e anche Clinton non volevano un aumento nel salario minimo. L’unica cosa da fare – racconta Rathke – era agire a livello locale, partendo dalla contrattazione di base nelle singole città con i datori di lavoro. Da Houston a Santa Fe a New Orleans, passando poi a livello statale in Florida, in Ohio, in Michigan, abbiamo creato le condizioni per poter portare le persone a votare per un salario minimo a livello locale. E poi spezzare il blocco creato in Congresso contrario al provvedimento”. Un metodo fatto “di riunioni tra i cittadini, di volantinaggio, di centinaia di porte a cui bussare, di gestione delle crisi. Ma soprattutto di concentrazione sull’obiettivo da raggiungere”, spiega Rathke. Che si stupisce: “In Italia non avete un salario minimo? Anche da noi tutto era delegato alla contrattazione tra sindacati e datori di lavoro, ma tra il 1998 e il 2008 abbiamo avviato 140 campagne in tutti gli Stati Uniti. In Florida abbiamo ottenuto uno stanziamento di un miliardo e mezzo di dollari per far ottenere un aumento a 30 mila lavoratori, e oggi il salario minimo aumenta con l’indice d’inflazione, ed è uno dei più alti negli Usa. In California è lo stesso, e si è arrivati a 13 dollari per ora di lavoro, contro i 7 dollari e 25 cents federali. Sono passati già dieci anni, un periodo troppo lungo senza adeguamenti. E purtroppo dove vivo, in Louisiana, il salario minimo è bloccato a 7 dollari e 25”.

New Orleans, l’esperienza della siciliana Laura Saija

Wade Rathke al termine del workshop de 21 settembre nella sede di Trame di Quartiere, a San Berillo

Rathke è al suo terzo workshop nell’isola dopo un primo a Paternò nel 2008, organizzato dalle associazioni che avrebbero poi creato il Patto per il fiume Simeto, e nella sede dell’associazione Cittàinsieme di Catania nel 2012. Ma il suo rapporto con la Sicilia parte proprio dalla Louisiana, da New Orleans. All’indomani delle devastazioni dell’uragano Katrina dell’agosto 2005, Acorn ha avviato una serie di campagne contro l’espropriazione delle case distrutte di circa 2 mila famiglie, destinate dall’amministrazione locale a un progetto di edilizia residenziale. L’associazione ha quindi avviato una serie di contatti con urbanisti delle maggiori università americane, compresa la Cornell University, dove in quel periodo Laura Saija lavorava come ricercatrice. “Ho visto all’opera Acorn, e credo che in Italia abbiamo molto da imparare dal metodo dell’organizzazione di comunità”, spiega Saija. Un metodo che non passa solo dalla mobilitazione, ma da accordi pubblico-privato, dalla consulenza legale – il futuro presidente Obama ne è stato parte in questo ruolo -, e negoziazione. “In un momento in cui la politica intesa come movimentazione di base in Italia è in crisi, e anche i sindacati perdono iscritti, credo che si possa prendere qualche spunto interessante. Da ricercatrice – spiega Saija – mi incuriosisce capire come questioni di metodo possano poi fare la differenza anche in termini di risultati”.

Uno scandalo e la fondazione di Acorn international

Acorn, in contemporanea con l’ottenimento del salario minimo, è però implosa a causa di uno scandalo che ha coinvolto il fratello Dale Rathke, accusato di aver utilizzato dei fondi dell’associazione per usi personali. “La vicenda, risolta da Wade, è stata cavalcata e ingrandita dai media soprattutto di destra negli Usa”, spiega Saija. Lo scandalo, raccontato anche nel documentario The organizer, ha portato comunque alle dimissioni di Rathke e alla sostanziale fine dell’esperienza di Acorn a livello nazionale. I gruppi cittadini creati negli anni sono oggi attivi autonomamente, mentre lui, con il ruolo di chief organizer, dirige una divisione internazionale dell’associazione denominata Acorn International, finalizzata alla condivisione di esperienze di community organizing fra i diversi paesi del mondo. “Al momento operiamo in 15 Paesi e a breve cominceremo a lavorare anche nei Paesi Bassi e forse l’anno prossimo raggiungeremo quota 20”, afferma Rathke. Ma l’obiettivo a breve scadenza resta il salario minimo “puntiamo a una nuova elezione a New Orleans per far innalzare il salario minimo dal livello federale. Mentre in alcuni casi non si può agire a livello di città, in alcuni casi lo si può fare solo a livello statale”, conclude.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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