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Tracollo pirotecnico. La crisi Covid per chi produce fuochi d’artificio

Annullati gli eventi annullati i contratti. Vaccalluzzo perde fino al 90 per cento del fatturato. A pesare di più non sono le feste patronali come Sant'Agata. Le sfide future

I fuochi d’artificio hanno smesso d’esplodere nel 2020. Il settore della pirotecnia, fatto da due mila imprese italiane e dieci mila lavoratori, conta perdite attorno al 70 per cento. E nell’Isola va anche peggio. Meno 90 per cento di un fatturato annuo di 1,3 milioni di euro per l’azienda di fuochi d’artificio catanese Vaccalluzzo Events. Annullate le celebrazioni patronali, ultima in ordine di tempo la Festa di Sant’Agata, oltre a eventi e viaggi di lusso e del wedding, annullati i contratti.

Pesa l’assenza di turisti facoltosi

Il grosso dell’attività dei Vaccalluzzo consiste nella realizzazione di spettacoli per prestigiosi alberghi a Taormina e Ortigia. “Nell’estate del 2019 abbiamo fatturato in un solo mese 300 mila euro con un evento organizzato per i russi”, dice Alfredo Vaccalluzzo. Il blocco nei viaggi di lusso, a causa della pandemia, ha fatto perdere all’impresa anche diversi ingaggi con grandi case di moda mentre la cancellazione di molti matrimoni ha intaccato un’altra importante fetta di mercato. E non va meglio con le feste religiose, anche queste saltate in toto, sebbene i guadagni in questo campo siano più contenuti. Si pensi che per tutti gli appuntamenti previsti nel calendario delle celebrazioni agatine, da fine gennaio ad agosto, il Comune stanzia in media 140 mila euro. Ci sono poi le vittorie nei festival internazionali di pirotecnia a Berlino, Montreal, Cannes, Valencia, fermi anche questi da un anno, oltre al Festival nazionale dei fuochi d’artificio di Aci Bonaccorsi, un’eccellenza siciliana che da tre anni non si realizza più per mancanza di fondi.

Dipendenti in cassa integrazione

Anche questo settore, come tanti altri, è messo a dura prova e i sostegni sono scarsi e lontani dai fatturati. Basti pensare che dal 2010 la Vaccalluzzo Events ha registrato una crescita costante nei ricavi di circa il 15 per cento annuo. “Da aprile a oggi abbiamo avuto solo sette mila euro di ristori” sottolinea il proprietario. Cinque mila euro erogati in due tranche dall’Ufficio dell’Entrate, con riferimento ai fatturati di aprile 2019, mese in cui però l’attività è più contenuta rispetto al periodo maggio-ottobre. Altri 2.170 euro dalla Regione siciliana con il click-day. Saltati i contratti rimangono i costi. “Di energia elettrica spendiamo 600 euro al bimestre cui si sommano i costi per garantire l’efficienza degli impianti antincendio e d’illuminazione oltre a quelli per la sicurezza”. Cifre che dopo un investimento iniziale di due milioni di euro si aggirano sui 50 mila euro l’anno. Per gli otto dipendenti, che nei mesi di maggiore attività diventano 40, al momento è prevista la cassa integrazione.

La sfida dei droni

C’è una nuova tendenza, considerata più green e sostenibile, lanciata sul mercato dalla multinazionale Intel. L’anno scorso ha aperto il Capodanno di Shangai usando oltre due mila droni al posto dei tradizionali fuochi d’artificio, considerati assordanti e pericolosi per persone e animali. Una concorrenza che non preoccupa Alfredo Vaccalluzzo. “Bisogna sempre distinguere i botti dai fuochi d’artificio con i quali si crea arte spettacolare – dice– per questo le imprese serie vanno sempre sostenute contrastando il mercato abusivo”. Per quanto riguarda l’inquinamento garantisce che la sua azienda immersa nella natura “più che una fabbrica pirotecnica sembra un agriturismo”, dove gli alti standard di sicurezza introdotti tre anni fa garantiscono la tutela di animali e persone. Anche se il futuro è in salita, “noi Vaccalluzzo vogliamo continuare a esportare l’arte pirotecnica siciliana nel mondo, chiediamo solo sostegni concreti ed equi”.

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Laura Cavallaro
Laura Cavallaro
Giornalista pubblicista e critica teatrale, associata all’Anct (Associazione Nazionale dei Critici di Teatro), si è laureata con lode in Comunicazione all’Università di Catania scrivendo una tesi dal titolo “Mezzo secolo di teatro: l’avventura dello Stabile catanese”. Da oltre dieci anni collabora con diverse testate giornalistiche, cartacee e online, di approfondimento culturale ed economico

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